Libia: Haftar invia una delegazione militare in Russia

Pubblicato il 21 luglio 2021 alle 20:22 in Libia Russia

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Il capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, ha inviato in Russia, mercoledì 21 luglio, una delegazione militare guidata da un membro del Comitato congiunto 5+5 sulla normalizzazione della situazione in Libia, il tenente generale Kheiri Al Tamimi,

A rendere nota la notizia, il medesimo mercoledì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS. Non sono stati forniti ulteriori dettagli riguardanti lo scopo e l’esito della visita della delegazione. In tale contesto, è importante ricordare che la Russia, durante la crisi libica, non ha mai ammesso formalmente di supportare i mercenari Wagner, schierati dalla parte di Haftar, l’uomo forte di Tobruk. A livello ufficiale, Mosca ha sempre mantenuto contatti sia con le autorità ad Est sia ad Ovest. Tuttavia, la questione della presenza in Libia di mercenari stranieri – non solo russi, ma anche turchi – rappresenta un nodo da sciogliere per il nuovo governo del Paese.

Nonostante la Costituzione della Federazione Russa vieti categoricamente l’utilizzo di compagnie militari private, è importante sottolineare che, negli ultimi anni, Mosca è più volte ricorsa a tale stratagemma per difendere i propri interessi economici e politici senza essere direttamente coinvolta. Lo strumento dei mercenari, come ad esempio quelli del Gruppo Wagner, è utilizzato in sordina dal Cremlino per espandere la propria sfera di influenza nel mondo, nonché per realizzare gli obiettivi politici russi e promuovere gli interessi di sicurezza nazionale.

La strategia di servirsi di mercenari è economicamente vantaggiosa per la Russia. Solitamente, tali gruppi militari sono associati a oligarchi della Federazione che, non di rado, sono in stretto contatto con il presidente russo, Vladimir Putin. Ne è un esempio il proprietario del Gruppo Wagner, Evgenij Prigozhin, contro il quale gli Stati Uniti hanno imposto misure sanzionatorie nel 2020. Solitamente, i mercenari arruolati sono ex militari che hanno servito presso le Forze Armate russe. Di conseguenza, le loro capacità belliche possono essere definite avanzate. Una volta dispiegati presso un Paese straniero, il loro scopo è stabilire la propria presenza militare e supportare determinate forze, come Haftar in Libia.

Inoltre, tali soldati privati hanno anche il compito di addestrare ed equipaggiare le forze di sicurezza del Paese ospitante o di una precisa milizia locale. Nel tempo, i membri delle società di sicurezza sono anche diventati una fonte per la raccolta di informazioni di intelligence, oltre a essere in grado di svolgere attività clandestine o illegali.

Nel caso della Libia, l’appoggio dei mercenari non è stato per il governo riconosciuto dalla comunità internazionale, ma per il generale Haftar, le cui forze hanno ricevuto un addestramento russo per l’offensiva condotta per conquistare Tripoli. Il ruolo dei quasi 1.000 mercenari, principalmente del gruppo Wagner, ha incluso anche la difesa degli interessi russi nel Paese Nordafricano. Nello specifico, il dispiegamento di militari privati russi ha permesso di rafforzare “la posizione geostrategica e l’influenza diplomatica russa” in Libia, il che ha reso Mosca una dei principali attori che tirano le fila del perdurante conflitto.

Prima dell’insediamento del governo di unità nazionale ad interim, avvenuto il 5 febbraio scorso, in Libia hanno coesistito due esecutivi. Ad Ovest vi era il Governo di Accordo Nazionale, guidato da Fayez al-Sarraj, e riconosciuto dalle Nazioni Unite, mentre ad Est vi era un esecutivo parallelo legato all’LNA di Haftar. Le tensioni tra i due schieramenti armati hanno raggiunto il culmine quando, il 4 aprile del 2019, Haftar ha lanciato un attacco alla capitale del Paese, Tripoli. In tale contesto, la Russia ha supportato Haftar mentre la Turchia ha sostenuto Tripoli.

La Libia è teatro di una perdurante crisi dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Dopo il cessate il fuoco annunciato il 21 agosto dall’allora premier del governo di Tripoli, al-Sarraj, e dal presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, il 23 ottobre le delegazioni del Governo di Accordo Nazionale e dell’Esercito Nazionale Libico, partecipanti al Comitato militare congiunto 5+5, hanno siglato un accordo con cui si sono ufficialmente impegnate a garantire una tregua permanente nel Paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Ciò ha dato nuovo slancio ad una mobilitazione politica che ha visto attori libici riunirsi in diverse sessioni di dialogo, con la guida dell’Onu, consentendo la nomina di nuove autorità esecutive ad interim e proseguendo sulla strada della transizione democratica.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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