Libano, il presidente Aoun assicura: “Consultazioni entro la data prevista”

Pubblicato il 21 luglio 2021 alle 17:04 in Libano Medio Oriente

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In un momento in cui il destino politico del Libano continua a essere incerto, il capo di Stato, Michel Aoun, ha affermato che le consultazioni volte a nominare un nuovo premier avranno inizio il 26 luglio. Queste fanno seguito alle dimissioni del primo ministro designato, Saad Hariri.

Le dichiarazioni di Aoun sono giunte mercoledì 21 luglio, a pochi giorni di distanza dall’annuncio di Hariri, che, il 14 luglio, ha riferito di non essere riuscito a trovare un consenso per formare un nuovo governo, dopo circa otto mesi dall’inizio del suo mandato. Ciò ha destato preoccupazione a livello sia nazionale sia internazionale, alla luce di una situazione di stallo politico e una perdurante crisi economica che caratterizza il Libano dal 2019. Il presidente libanese, da parte sua, ha garantito che le consultazioni avranno inizio il 26 luglio prossimo e che qualsiasi rinvio dovrà essere opportunamente giustificato. Queste vedranno coinvolti blocchi parlamentari e deputati indipendenti. Anche il giorno prima, il 20 luglio, Aoun ha affermato che presto si “aprirà una nuova pagina”, mentre ha dichiarato di star profondendo sforzi per uscire da una crisi economica e politica “soffocante”.

Come stabilito dal sistema libanese settario, il nuovo premier dovrà essere sunnita e il capo di Stato dovrà ottenere il consenso dalla maggioranza dei deputati per proseguire con la nomina. Non da ultimo, dovrebbe trattarsi di una figura in grado di guadagnarsi la fiducia della comunità internazionale. Secondo alcuni, non è da escludersi l’ipotesi secondo cui le consultazioni vengano rinviate, considerato anche che il Future Movement, movimento sunnita guidato da Hariri, non ha ancora svelato un proprio possibile nuovo candidato.

Poco prima di dimettersi, il premier incaricato aveva presentato una ennesima proposta al presidente Aoun per una possibile squadra di governo. Quest’ultima era composta da 24 ministri specialisti tecnocrati, lontani da qualsiasi alleanza politica, in linea con la cosiddetta “iniziativa francese”, avanzata dal presidente Emmanuel Macron all’indomani dell’esplosione che, il 4 agosto 2020, ha colpito il porto di Beirut. Tuttavia, così come accaduto nei mesi precedenti, Hariri e Aoun non sono riusciti a trovare un accordo. Il contrasto sarebbe nato in merito alla dimensione e alla distribuzione del nuovo governo. Aoun ha sostenuto che nella proposta di Hariri mancasse la rappresentanza cristiana e che il premier designato stesse respingendo il sistema settario di condivisione del potere del Paese. Da parte sua, Hariri ha accusato Aoun di volere una quota troppo grande nel governo. Inoltre, mentre Hariri sembrava desiderare un mini-governo di specialisti, Aoun e suo genero, Gebran Bassil, sono stati accusati di voler nominare solo ministri cristiani e propri alleati.

Il 22 ottobre 2020, Saad Hariri era riuscito a essere nominato primo ministro dopo le dimissioni del premier Hassan Diab, attualmente ancora a capo del “governo custode”, impegnandosi a risanare una situazione politica sempre più precaria. I suoi tentativi, però, non hanno portato al risultato auspicato, e l’assenza di un governo ha precluso l’invio di aiuti da parte dei donatori internazionali. Questi sono essenziali per salvare una situazione economica e finanziaria sempre più precaria e scongiurare una “esplosione sociale”. 

Secondo le stime delle Nazioni Unite, il tasso di povertà in Libano è salito nel 2020 al 55%, dopo essere aumentato del 28% nel 2019. La percentuale di libanesi che vivono in condizioni di povertà estrema, invece, è passata dall’8 al 23%. Secondo sondaggi condotti alla fine del 2020 dal World Food Program, il 41% della popolazione accede con difficoltà a risorse alimentari e di prima necessità. Anche in ambito sanitario, il 36% dei libanesi non riesce a usufruire facilmente dell’assistenza sanitaria necessaria, una percentuale in crescita, se si considera che tra luglio e agosto questa era pari al 25%. Non da ultimo, il tasso di disoccupazione è aumentato dal 28% di febbraio 2020 a quasi il 40% riportato a novembre-dicembre dello stesso anno.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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