Iraq: attacco dell’ISIS a Salah al-Din, vittime tra l’esercito

Pubblicato il 21 luglio 2021 alle 12:14 in Iraq Medio Oriente

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Due soldati iracheni sono stati uccisi mentre altri 4 sono rimasti feriti a seguito di un attacco perpetrato dallo Stato Islamico all’alba di mercoledì 21 luglio. L’episodio è giunto in un momento in cui le forze di sicurezza irachene temono un aumento degli attacchi dell’organizzazione terroristica, in concomitanza con i festeggiamenti dell’Eid al-Adha.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, in riferimento all’attentato condotto contro il quartier generale dell’esercito iracheno situato a Mutaibija, nell’Est di Salah al-Din, regione posta a Nord di Baghdad. Stando a quanto affermato da fonti della sicurezza al quotidiano, elementi dell’ISIS hanno preso d’assalto la base all’alba, alimentando scontri che hanno provocato vittime tra le truppe irachene. I terroristi, hanno specificato le fonti, sono riusciti a fuggire via prima dell’arrivo di rinforzi, i quali hanno successivamente condotto operazioni di pattugliamento nelle zone circostanti all’attentato, alla ricerca di membri dello Stato Islamico.

L’episodio è giunto dopo che, il 19 luglio, la medesima organizzazione terroristica ha condotto un attacco in un mercato di Baghdad, nel sobborgo a maggioranza sciita di Sadr City, provocando circa 30 morti e 60 feriti, tra cui anche donne e bambini. In tale quadro, un funzionario del Comando delle operazioni congiunte ha riferito che informazioni ricavate dai servizi di intelligence hanno rivelato che lo Stato Islamico mira a intensificare le proprie operazioni durante la ricorrenza musulmana dell’Eid al-Adha e nel periodo successivo, a Baghdad così come in altre regioni liberate. L’attacco di Sadr City, a detta della fonte, potrebbe essere solo il primo di una serie di attentati “isolati” volti a destabilizzare la sicurezza del Paese. Le forze di sicurezza, da parte loro, hanno elaborato piani per prevenire e contrastare le operazioni dell’organizzazione.

La presunta fine dello Stato Islamico risale al 9 dicembre 2017, quando, dopo tre anni di battaglie, il governo iracheno annunciò la vittoria sull’ISIS. Tuttavia, già nel 2020 è stato registrato un crescente riemergere dell’organizzazione e nei primi sei mesi del 2021 gli attacchi non sono mancati. Uno scenario simile ha portato le forze irachene ad adoperarsi per contrastare la minaccia terroristica, mentre si teme che nei mesi che precedono le elezioni legislative, programmate per il 10 ottobre prossimo, l’Iraq possa assistere a una nuova ondata di violenza. Quest’ultima potrebbe interessare soprattutto le province di Ninive, Diyala, Kirkuk, Salah al-Din e Anbar.

Secondo un rapporto dell’International Centre for Counter Terrorism (ICCT) dell’Aia, nel corso del 2020 gli attacchi dell’ISIS si sono intensificati soprattutto nell’area tra Kirkuk, Salah al-Din e Diyala, a Nord di Baghdad, nota come il Triangolo della Morte. In particolare, a detta dell’ICCT, l’attività dell’organizzazione terroristica ha subito un’accelerazione dal mese di febbraio 2020, raggiungendo livelli simili a quelli che hanno preceduto la sua invasione della città di Mosul nel 2014. Al contempo, secondo l’ICCT, lo Stato Islamico in Iraq è in procinto di passare da una fase di ricostruzione a un’altra caratterizzata da “attacchi audaci come la guerriglia”. 

Uno scenario simile ha portato le forze irachene ad adoperarsi per contrastare la minaccia terroristica. Tra gli ultimi risultati raggiunti, il 19 luglio, il Servizio di sicurezza nazionale iracheno (INSS) ha annunciato l’arresto del cosiddetto “Emiro di Baghdad”, considerato uno dei leader di spicco dello Stato Islamico nella capitale. L’INSS ha pubblicato un video dell’arresto e della presunta confessione dell’imputato, divenuto membro di un gruppo terroristico noto come “Ansar al-Sunna” nel 2008, prima di unirsi all’ISIS nel 2011. L’uomo aveva ricoperto diverse posizioni all’interno dell’organizzazione ed era stato “emiro” anche di Raqqa, la “capitale siriana” dell’ISIS, mentre ha confessato che stava pianificando di condurre diversi attacchi a Baghdad.

Il Global Terrorism Index 2020 colloca l’Iraq alla seconda posizione, dopo l’Afghanistan, tra i 163 Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica, sebbene nel Paese, nel corso del 2019, sia stata registrata una diminuzione del 46% nel numero di vittime provocate dal terrorismo.

In tale quadro, secondo i “Country Reports on Terrorism 2019”, l’Iraq rappresenta un membro fondamentale della coalizione internazionale anti-ISIS e partecipa a tutti i diversi gruppi di lavoro ad essa legati, tra cui Foreign Terrorist Fighters, Counter-ISIS Finance Group, Stabilization, and Communications. Nonostante ciò, è stato evidenziato, lo Stato Islamico ha continuato a rappresentare una seria minaccia. La campagna condotta dall’ISIS, è stato specificato, mira a ristabilire il cosiddetto califfato, un obiettivo che viene perseguito facendo leva sul sostegno delle popolazioni di Ninive, Kirkuk, Diyala, Salah al-Din e Anbar, soprattutto in quelle aree tuttora contese tra il governo regionale del Kurdistan e il governo federale, dove non è chiaro chi debba occuparsi della sicurezza dell’area, provocando ulteriore caos e fragilità.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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