Iran: le proteste continuano, almeno 5 vittime

Pubblicato il 21 luglio 2021 alle 8:29 in Iran Medio Oriente

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La popolazione iraniana è scesa per le strade del Sud-Ovest del Paese per il sesto giorno consecutivo, il 20 luglio. Alla base della mobilitazione, intrapresa il 15 luglio, vi è la carenza di risorse idriche. Fino ad ora, gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine hanno provocato almeno 5 vittime.

A riportare la notizia è il quotidiano al-Arabiya, con riferimento alle perduranti proteste che caratterizzano soprattutto la regione di Ahwaz, continuate anche nella sera del 20 luglio, primo giorno della ricorrenza musulmana dell’Eid al-Adha. I video diffusi dagli attivisti sui social media mostrano i manifestanti inneggiare slogan come “Morte al dittatore” e “Morte a Khamenei”, con riferimento al leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei. Anche nella capitale Teheran i cittadini hanno manifestato la propria rabbia contro l’esecutivo iraniano. In tale quadro, le forze dell’ordine sono state viste intervenire impiegando gas lacrimogeni per disperdere la folla di manifestanti. Secondo fonti mediatiche iraniane, tra cui l’agenzia di stampa semi-ufficiale Fars, i “rivoltosi” hanno sparato contro un agente di polizia, rimasto ucciso, mentre un altro è stato ferito nella città portuale di Mahshahr, nella provincia del Khuzestan. Per le forze di sicurezza iraniana, le proprie azioni mirano a salvaguardare le proteste e le richieste della popolazione del Khuzestan, dopo che la mobilitazione delle ultime notti ha visto l’intervento di “terroristi” e “gruppi sabotatori”.

Nelle giornate del 19 e 20 luglio vi sono state almeno 31 proteste in diverse aree iraniane, secondo Human Rights Activists News Agency (HRANA), la quale ha incluso nel conteggio anche i raduni di agricoltori e operai. Il malcontento della popolazione iraniana è alimentato dalla carenza di risorse idriche e dall’interruzione di acqua potabile, riscontrata soprattutto nella provincia Sud-occidentale del Khuzestan, una delle principali produttrici di petrolio e abitata da un’ampia minoranza araba sunnita. La crisi idrica ha colpito le famiglie, devastato l’agricoltura e gli allevamenti, e provocato blackout, il che ha spinto gli iraniani a scendere in piazza dalle prime settimane di luglio, sebbene i primi segnali di mobilitazione fossero emersi già a marzo.

Per le autorità di Teheran, la crisi idrica è da far risalire a una grave siccità, a sua volta provocata da un forte calo delle precipitazioni, che negli ultimi mesi sono state inferiori di oltre il 40% rispetto ai livelli dello scorso anno, e dall’aumento delle temperature estive. La carenza idrica ha lasciato le dighe iraniane con meno acqua per generare elettricità, causando interruzioni di energia elettrica. I manifestanti e gli attivisti del Khuzestan, da parte loro, hanno puntato il dito contro il governo iraniano, che avrebbe messo in atto delle politiche discriminatorie, volte a modificare la demografia della regione. Tra queste, il trasferimento “eccessivo” di risorse idriche dal Khuzestan alle province di etnia persiana. Non da ultimo, la regione manca di infrastrutture idonee a gestire le risorse idriche disponibili in modo adeguato.

Oltre a far fronte alla peggiore siccità degli ultimi 50 anni, l’Iran è alle prese anche con difficoltà economiche e con la pandemia di Coronavirus, considerato che diverse città iraniane sono state colpite dalla variante Delta. Ciò ha spinto il governo a decretare la chiusura di tutti gli uffici e le organizzazioni governative a Teheran e Alborz per sei giorni, a partire dal 20 luglio, mentre è stato imposto il divieto di spostamento da e verso le due province.

L’economia iraniana risente, poi, delle conseguenze derivanti dalle sanzioni statunitensi. Da quando, l’8 maggio 2018, l’ex presidente degli USA, Donald Trump, si è ritirato unilateralmente dall’accordo sul nucleare, stipulato tre anni prima, il 14 luglio 2015, e ha reimposto sanzioni contro l’Iran, la moneta nazionale, il rial, è crollata rispetto al dollaro e l’inflazione interna ha cominciato a galoppare senza freni, raggiungendo una percentuale superiore al 50%. Parallelamente, i prezzi dei generi alimentari di base rincarano quasi ogni settimana. I lavoratori, impiegati soprattutto nel settore energetico, ritenuto un settore chiave per l’economia di Teheran, lamentano il mancato pagamento degli stipendi, e protestano da mesi contro una disoccupazione in costante aumento.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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