Arrestato Tom Barrack, consigliere di Trump: su di lui accuse di lobbying per conto degli Emirati

Pubblicato il 21 luglio 2021 alle 16:10 in Emirati Arabi Uniti USA e Canada

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Tom Barrack, uno dei più stretti consiglieri di Donald Trump, è stato arrestato dall’FBI, martedì 20 luglio, con l’accusa di lobbying straniero illegale per conto di alcuni Paesi del Golfo, come Arabia Saudita ed Emirati Arabi, interessati ad influenzare la campagna elettorale e la successiva amministrazione dell’ex presidente americano dopo la sua vittoria alle presidenziali del 2016. Lo ha reso noto il Dipartimento di Giustizia degli USA, in una dichiarazione rilasciata dal suo ufficio per le pubbliche relazioni.

Barrack è stato ritenuto colpevole da una corte federale di New York di sette capi d’accusa, per aver agito come agente degli Emirati Arabi Uniti tra il 2016 e il 2018. L’uomo, un miliardario arabo americano di 74 anni, era stato uno dei principali sostenitori e finanziatori della campagna elettorale di Trump nel 2016, nonchè presidente del comitato inaugurale che si era occupato di organizzare la cerimonia di insediamento del nuovo presidente, nel 2017. 

Secondo l’accusa, Barrack e altri due uomini, il 27enne Matthew Grimes, dipendente della sua società di investimento, e Rashid Al Malik Alshahhi, cittadino degli Emirati, un tempo suo socio in affari, avrebbero sfruttato lo status di consigliere esterno di Trump dell’imputato per “favorire gli interessi e fornire informazioni agli Emirati Arabi Uniti”. Allo stesso tempo, “omettendo di notificare al Procuratore Generale che le loro azioni venivano intraprese sotto la direzione di alti funzionari emiratini”. Stando a quanto riferito dalla Cnn, Barrack era direttamente e indirettamente in contatto con la leadership di Abu Dhabi e definiva Al Malik Alshahhi “un’arma segreta” per promuovere la sua agenda di politica estera negli Stati Uniti.

“Gli imputati hanno ripetutamente sfruttato le amicizie di Barrack, l’accesso a un candidato che alla fine è stato eletto presidente, gli alti funzionari della campagna, del governo e dei media americani per promuovere gli obiettivi politici di un governo straniero”, ha spiegato Mark Lesko, sostituto procuratore generale degli Stati Uniti per la sicurezza nazionale. Secondo l’attuale amministrazione USA, Al Malik Alshahhi avrebbe lavorato segretamente per il governo emiratino. In base ad un report di alcuni media internazionali, pubblicato nel 2019, era già emerso che Al-Malik aveva ricevuto decine di migliaia di dollari al mese dal servizio di intelligence degli Emirati Arabi Uniti per acquisire informazioni utili sulla politica dell’amministrazione Trump nei confronti del Medio Oriente nel 2017.

Dopo l’elezione di Donald Trump, nel 2016, Barrack avrebbe chiesto ad Al Malik di creare una “lista dei desideri” degli obiettivi di politica estera degli Stati Uniti che gli Emirati volevano dall’amministrazione entrante. Secondo quanto rilevato dal Dipartimento di Giustizia, Barrack avrebbe accettato di condividere opinioni riservate di alti funzionari del governo statunitense a seguito di un incontro della Casa Bianca con alti funzionari emiratini, nel maggio 2017. Nel settembre 2017, su sollecitazione di Al Malik, Barrack avrebbe poi consigliato a Trump di non ospitare un vertice previsto a Camp David per affrontare la questione del blocco imposto al Qatar da parte di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrain ed Egitto. L’imputato avrebbe utilizzato un telefono cellulare dedicato, con un’app di messaggistica sicura, per comunicare con i funzionari di Abu Dhabi, secondo quanto specificato dal governo degli Stati Uniti.

L’accusa ha affermato che il governo degli Stati Uniti avrebbe cercato di confiscare qualsiasi guadagno finanziario o materiale derivante dai reati dopo la condanna degli imputati. Al-Malik ha lasciato gli Stati Uniti dopo essere stato interrogato dagli agenti federali statunitensi, nell’aprile del 2018, nell’ambito dell’indagine Mueller, riguardante presunti legami tra la campagna di Trump e la Russia. Da allora non è più tornato. Barrack era stato interrogato dall’FBI nel 2019 e aveva negato che al-Malik gli avesse mai chiesto di fare qualcosa per conto degli Emirati Arabi Uniti. Oltre alle accuse di lobbying straniero illegale, Barrack è stato pertanto accusato anche di ostruzione alla giustizia e di aver rilasciato false dichiarazioni. “L’atto d’accusa di oggi conferma l’impegno incrollabile dell’FBI a sradicare quegli individui che pensano di poter manipolare il sistema a scapito degli Stati Uniti e del popolo americano”, ha affermato il vicedirettore dell’agenzia di intelligence, Calvin Shivers.

All’inizio dell’amministrazione Trump, Barrack era stato reclutato da IP3 International, un consorzio statunitense che cercava di vendere energia elettrica nucleare all’Arabia Saudita. Il gruppo voleva che l’imputato utilizzasse il suo accesso all’ex presidente degli Stati Uniti per ottenere il sostegno dell’amministrazione ai piani dell’IP3.

I pubblici ministeri statunitensi, in California, hanno chiesto che Barrack sia trattenuto senza cauzione, definendolo “un individuo estremamente ricco e potente con legami sostanziali con il Libano, gli Emirati Arabi Uniti e il Regno dell’Arabia Saudita” nonchè un soggetto che presenta un serio rischio di fuga. Un suo portavoce ha detto che l’uomo intende dichiararsi non colpevole. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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