Accordo di Pace in Colombia: l’Argentina dice che è la “chiave per la stabilità regionale”

Pubblicato il 21 luglio 2021 alle 17:34 in Argentina Colombia

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L’Argentina ha assicurato, questo lunedì 19 luglio, che l’implementazione dell’Accordo di pace del 2016 in Colombia è “la chiave per la stabilità regionale”. Il presidente argentino, Alberto Fernández, ha pubblicato il decreto 475/2021, sulla Gazzetta Ufficiale dello Stato, in cui notifica “l’aggiornamento della Direttiva sulla politica di difesa nazionale”. Il decreto è accompagnato da un allegato di 39 pagine in cui Buenos Aires parla dei rapporti con gli altri Paesi americani e della sua prospettiva sugli “scenari mondiali e regionali”. Nel documento, Fernández ha menzionato anche lo storico patto, firmato nel novembre 2016, tra il Governo di Juan Manuel Santos, che ha governato la Colombia dal 2010 al 2018, e l’ex guerriglia delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC).

Il presidente argentino ha dichiarato che, “considerando che questo conflitto interno ha generato molta tensione tra la Repubblica di Colombia e i Paesi vicini, promuovere un maggiore dinamismo nelle attività inquadrate nell’Accordo di pace è fondamentale per la stabilità della regione”. Fernández ha poi invitato gli Stati sudamericani a sostenere il patto di pace. “È imperativo che tutte le nazioni offrano il loro supporto, come il popolo colombiano ritiene più pertinente, nella continuazione dei processi delineati nell’Accordo di pace e nella conseguente risoluzione di questo storico conflitto”, afferma il decreto. Il documento, che stabilisce le linee guida, le priorità e le restrizioni” in materia di difesa argentina, presenta le firme di Fernández, del capo di gabinetto, Santiago Cafiero, e dei ministri della Difesa, Agustín Rossi, e degli Esteri, Felipe Solá.

Il 24 novembre del 2016, il Governo colombiano e le FARC avevano firmato uno storico accordo di pace, con lo scopo di porre fine a circa cinquant’anni di guerra. Il documento sostituiva un precedente patto firmato dalle parti a settembre dello stesso anno, ma che era stato poi respinto in un referendum che si era tenuto il 2 ottobre. Il negoziatore delle FARC, Iván Marquéz, aveva riferito di “aver vinto la più bella di tutte le battaglie” e aveva ribadito che “la guerra con le armi era finita, lasciando spazio al dibattito delle idee”. Nel corso degli anni, il gruppo rivoluzionario ha subito tuttavia profonde divisioni, con alcuni dei suoi membri che si sono uniti ai movimenti di sinistra tradizionali e altri che hanno rinunciato al processo di pace e sono tornati alle armi, a causa dell’esclusione politica e sociale.

Un documento inviato al presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e firmato da 22 organizzazioni sociali, come l’Ufficio di Washington per l’America Latina e Oxfam America, ha avvertito, il primo marzo, che la “precaria implementazione” dell’Accordo di pace da parte del Governo Duque stava mettendo in pericolo la pace in Colombia. “Vi esortiamo a riportare la pace e a garantire i diritti umani come obiettivi principali della politica statunitense in Colombia”, affermava la lettera, ribadendo che “per avanzare nella lotta alla violenza selettiva contro i difensori dei diritti umani”, gli USA dovrebbero dare maggiore assistenza alla Giurisdizione speciale per la pace (JEP), che è un tribunale creato nell’ambito dell’Accordo di pace per perseguire i leader militari colombiani coinvolti in crimini di guerra.

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Ludovica Tagliaferri

 

di Redazione

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