Yemen: nuovo inviato dell’Onu, vecchi problemi

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 12:57 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Anche a seguito della scelta di un diplomatico svedese, Hans Grundberg, come nuovo inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, le tensioni non si sono placate. Le forze yemenite e i ribelli sciiti Houthi hanno continuato a scontrarsi nel governatorato di Ma’rib, a 120 chilometri a Est di Sana’a, mentre la regione occidentale di Hodeidah è stata testimone di perduranti violazioni della tregua.

Dopo che, il 14 luglio, le forze filogovernative hanno riferito di aver liberato il centro del distretto di Rahba, situato nel Sud di Ma’rib, le battaglie sono proseguite nei giorni successivi, fino al 19 luglio, e sono tuttora in corso su più assi. Queste hanno visto anche l’intervento delle forze della coalizione internazionale a guida saudita, che coadiuvano l’esercito filogovernativo soprattutto attraverso attacchi aerei contro le postazioni dei ribelli Houthi. Stando a quanto riferito da fonti mediatiche dell’esercito, tra le ultime postazioni liberate nella regione di Ma’rib vi sono al-Mansaa, Umm al-Qubur, al-Shaheed, Tawailqa e Tabab Alfa. Gli scontri degli ultimi giorni, è stato specificato, hanno provocato vittime tra le fila del gruppo sciita, oltre a danni ad armi ed equipaggiamento. Un’altra area colpita dai raid della coalizione saudita è Maheliyah, nel Sud-Ovest di Ma’rib. Tali sviluppi si collocano nel quadro della perdurante offensiva lanciata dal gruppo sciita a febbraio 2021, il cui obiettivo è espugnare un governatorato, Ma’rib, ricco di risorse petrolifere, considerato dagli Houthi una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace.

Nel frattempo, nella regione occidentale di Hodeidah, gli Houthi sono stati accusati di aver preso di mira quartieri residenziali presso al-Tuhayta e al-Durayhimi, alla vigilia delle celebrazioni per l’Eid al-Adha, il 19 luglio. Secondo fonti locali, i villaggi e le fattorie di tali aree sono stati colpiti per mezzo di colpi di mortaio e mitragliatrici, nel tentativo di costringere la popolazione ad abbandonare, ancora una volta, le proprie abitazioni. Da parte loro, le forze congiunte, formate da membri dell’esercito yemenita e della coalizione a guida saudita, hanno risposto con un “bombardamento concentrato”.

Hodeidah rappresenta un porto essenziale per la popolazione yemenita, in quanto è qui che giunge gran parte degli aiuti umanitari destinati ad un popolo vittima di quella che è stata definita, dalle Nazioni Unite, la peggior crisi umanitaria al mondo, derivante dal perdurante conflitto civile. Il governatorato è stato incluso nell’accordo siglato il 13 dicembre 2018, il cosiddetto Accordo di Stoccolma, il quale rappresenta, sino ad ora, una delle poche intese che ha visto sedersi al tavolo dei negoziati le due parti belligeranti, i ribelli Houthi e il governo legittimo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi.

In base a tale patto, i ribelli sciiti avevano accettato di porre fine alle tensioni e di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere a una delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. La fase di relativa tregua ha consentito alla Missione delle Nazioni Unite di istituire posti di blocco e di monitoraggio nel governatorato dal 19 ottobre 2019, con il fine di garantire il rispetto del cessate il fuoco. A tal proposito, il 14 luglio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato, all’unanimità, l’estensione della Missione di monitoraggio a Hodeidah (UNMHA), la quale continuerà ad operare fino al 5 luglio 2022. Compito della missione sarà fornire assistenza a un Paese testimone di un conflitto civile, scoppiato a seguito del colpo di Stato del 21 settembre 2014, e garantire il rispetto del cessate il fuoco nella regione occidentale di Hodeidah, concordato a dicembre 2018, oltre che il ridispiegamento delle forze yemenite e dei ribelli.

Nella medesima occasione, il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha avanzato la prima proposta per un nuovo inviato speciale delle Nazioni Unite. Si tratta di Hans Grundberg, un diplomatico svedese già inviato in Yemen per l’Unione Europea dal primo settembre 2019. La sua nomina non è stata ancora ufficializzata, ma due ex ministri degli Esteri svedesi, Margot Wallstrom e Jan Eliasson, si sono congratulati con Grundberg per il mandato ricevuto.

Sebbene siano state riposte speranze nel nuovo inviato, chiamato a succedere Martin Griffiths, diversi esperti hanno messo in luce come la situazione in Yemen, oltre a non aver registrato miglioramenti nel corso degli ultimi anni, stia ormai divenendo sempre più complessa. Questo perché, come evidenziato da una ricercatrice del Middle East Institute, Nadwa al-Dawsari. vi sono più attori coinvolti, una maggiore frammentazione e gli Houthi stanno divenendo sempre più forti. Motivo per cui, il nuovo inviato dell’Onu è chiamato ad articolare una visione che tenga conto dei diversi fattori, non solo della pace, identificando con chiarezza le parti coinvolte e la natura del conflitto, in modo da giungere a una soluzione a lungo termine.

Secondo un’altra esperta, gli yemeniti e la regione mediorientale in generale sperano che Grundberg riesca a portare pace in Yemen in tempi brevi, vista altresì la situazione umanitaria in continuo deterioramento. Diversamente dai suoi predecessori, vi sono degli elementi che potrebbero favorire il nuovo inviato nel raggiungimento di tale obiettivo. Il primo è l’iniziativa di pace avanzata, il 22 marzo, dall’Arabia Saudita. Questa comprende un cessate il fuoco supervisionato dalle Nazioni Unite, il rilancio dei colloqui politici, un allentamento delle restrizioni sulle importazioni attraverso il porto di Hodeidah e la riapertura dell’aeroporto di Sanaa. In secondo luogo, gli Stati Uniti hanno nominato Timothy Lenderking come loro inviato speciale in Yemen, il che ha dato, da febbraio scorso, nuovo slancio al processo di pace. Infine, anche l’Oman ha profuso sforzi di mediazione, elogiati, il 17 giugno dai ministri degli Esteri del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC). Questi nuovi elementi, a cui si affianca il consenso consolidato all’interno dell’UE e del Consiglio di Sicurezza, potrebbero aiutare Grundberg a muoversi nella giusta direzione.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.