USA- Giordania: un partenariato strategico più importante che mai

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 10:37 in Giordania USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha ricevuto alla Casa Bianca il monarca del Regno hashemita giordano, il re Abdullah II, il 19 luglio. Tra i temi discussi vi è stata altresì la questione israeliana-palestinese.

Re Abdullah II ha rappresentato il primo capo di uno Stato arabo ad essersi recato negli USA dall’insediamento di Biden, risalente al 20 gennaio. Per il New York Times, la visita è indice della volontà di Washington di vedere Amman svolgere il suo “ruolo tradizionale” di “pacificatore” a livello regionale. In tale quadro, il capo della Casa Bianca ha definito il suo interlocutore un “amico fidato” e si è detto lieto per aver accolto nuovamente re Abdullah II nello Studio Ovale dopo molto tempo. Il presidente statunitense ha poi ringraziato il monarca per il ruolo svolto in Medio Oriente, una “regione difficile”, e per aver preservato un “rapporto strategico” con gli USA. “Sei sempre stato dalla nostra parte e ci troverai sempre al fianco della Giordania”, ha dichiarato Joe Biden. Da parte sua, il sovrano giordano, accompagnato dal primogenito, il principe ereditario Hussein bin Abdullah II, ha sottolineato di aver avuto il “privilegio” di conoscere Biden anni prima, nel corso di visite svolte insieme al padre, re Hussein, morto nel 1999.

Nel corso dei colloqui del 19 luglio, i due leader hanno discusso della serie di sfide e opportunità del Medio Oriente, le quali rendono la relazione strategica tra gli USA e la Giordania “più importante che mai”, a detta di Biden. Quest’ultimo ha poi ribadito il suo sostegno a una soluzione a due Stati per la risoluzione del conflitto israeliano-palestinese, mentre si è impegnato a rafforzare i legami di cooperazione bilaterale tra Washington e Amman. A tal proposito, re Abdullah II ha evidenziato la necessità di ristabilire negoziati “seri ed efficaci” tra israeliani e palestinesi, al fine di giungere a una pace inclusiva. Allo stesso tempo, per il monarca è importante preservare lo “status quo storico e legale” a Gerusalemme e soprattutto nella Spianata delle Moschee. Non da ultimo, Amman ha ribadito il proprio impegno a far fronte alle sfide mediorientali, accanto agli altri partner statunitensi della regione. Il re giordano ha anche ringraziato il presidente degli Stati Uniti per la “generosità” mostrata donando al Regno 500.000 dosi di vaccino anti-Covid-19.

Sin dal 1994, gli Stati Uniti rappresentano il principale sostenitore della Giordana in termini di aiuti. Per oltre 70 anni, la “United States Agency for International Development” (USAID) ha collaborato con il governo giordano per fornire assistenza alla popolazione del Regno in diversi ambiti. Inoltre, nel 2019, i due Paesi hanno firmato un memorandum d’intesa in base al quale Washington si è impegnata a fornire 1.275 miliardi di dollari all’anno ad Amman per un periodo di 5 anni. Da un lato, la Giordania ha sempre svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro lo Stato Islamico, collaborando con la coalizione internazionale anti-ISIS, a guida statunitense. Gli Stati Uniti, dall’altro lato, hanno anche un interesse strategico nel supportare Amman, dal momento che il Regno Hashemita è un Paese politicamente stabile e collocato in una posizione chiave nella regione. Alla luce di ciò, gli USA hanno classificato la Giordania come uno dei principali alleati non NATO, nel 1996, il che ha consentito al Regno di essere tra i principali beneficiari degli aiuti statunitensi per scopi di difesa.

Come riporta il New York Times, sebbene l’attenzione di Biden in materia di politica estera sia concentrata soprattutto su Cina e Russia, la nuova amministrazione è consapevole che il Medio Oriente non può essere ignorato. Durante i suoi 22 anni al potere, re Abdullah è stato visto dai presidenti degli USA come un alleato moderato e affidabile in Medio Oriente, che ha spesso svolto il ruolo di inviato del “mondo arabo”. Tale legame, però, sembra essersi affievolito durante l’amministrazione del predecessore di Biden, Donald Trump, il quale ha preferito rafforzare i rapporti con l’Arabia Saudita e altri Stati del Golfo. A tal proposito, il re Abdullah, evidenzia il New York Times, non è stato consultato sul cosiddetto piano per la pace per il Medio Oriente, presentato il 28 gennaio 2020.

Tuttavia, è stato Trump ad escludere la Giordania dalla lista dei Paesi interessati da una riduzione degli aiuti esteri e il disegno di legge del bilancio per l’anno fiscale 2021 prevede lo stanziamento di circa 1.525 miliardi di dollari in aiuti diretti ad Amman, suddivisi in 1.082 miliardi di dollari in aiuti economici, 425 milioni in aiuti militari, 13.600 milioni per la non proliferazione di armi, la lotta al terrorismo, le operazioni di sminamento e questioni correlate. Infine, 4 milioni di dollari sono stati destinati alla formazione e all’addestramento militare.

In tale quadro si inserisce altresì un accordo in materia di difesa, raggiunto da Washington e Amman il 31 gennaio scorso e approvato dal governo giordano il 17 febbraio, il quale consente alle forze statunitensi di entrare e uscire liberamente da e verso i territori giordani, oltre che di muoversi all’interno del Paese. Inoltre, le truppe degli USA possono possedere armi e trasportarle e pre-posizionarle all’interno dei territori del Regno mentre esse adempiono ai loro doveri. L’equipaggio militare di Washington può poi essere immagazzinato nel Paese mediorientale, mentre si prevede l’assegnazione di strutture e aree nei territori giordani ad uso esclusivo delle forze USA, senza che ne si controlli l’ingresso o siano richieste tasse specifiche. Sebbene non sia richiesta l’approvazione delle autorità, le Forze armate giordane dovranno ricevere comunque una notifica circa l’arrivo di soldati e materiale. Inoltre, l’articolo 6 dell’accordo chiede che la Giordania adotti misure per garantire la sicurezza delle forze statunitensi e dei loro contractor, oltre che di proprietà e beni di Washington.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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