Parigi e Londra intensificano la loro presenza nell’Indo-Pacifico

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 19:38 in Francia UK

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato, il 19 luglio, che la Francia e le Nazioni del Pacifico meridionale lanceranno una rete di Guardie costiere per il Pacifico meridionale per contrastare l’atteggiamento “predatorio” di alcuni attori nell’area. Il giorno dopo, Londra ha dichiarato che schiererà permanentemente due navi da guerra in Asia, dopo che la sua portaerei Queen Elizabeth arriverà in Giappone a Settembre transitando per il Mar Cinese Meridionale.

A conclusione di un incontro virtuale con i leader di Australia, Isole Marshall, Papua Nuova Guinea Nuova Zelanda e altre Nazioni del Pacifico, Macron ha annunciato di voler intensificare la cooperazione marittima della Francia nel Pacifico meridionale “per affrontare al meglio la logica predatoria di cui siamo tutti vittime”. La rete di Guardie costiere per il Pacifico meridionale avrà tre obiettivi principali, ovvero la condivisione di informazioni, la cooperazione operativa e l’addestramento. Macron non ha citato direttamente la Cina ma, rispondendo ad una domanda sul fatto che l’iniziativa annunciata fosse riferita all’espansione cinese nell’area, un consigliere presidenziale francese ha dichiarato che le operazioni serviranno a combattere la pesca illegale che è principalmente dovuta ad “attori privati”.

Come riferito dalla CNN, più flotte di pescherecci cinesi, formate sia da imbarcazioni private sia da altre appartenenti a società quotate in borsa, starebbero ampliando le proprie operazioni nelle acque del Sud-Est asiatico alla ricerca di nuove zone di pesca di fronte alla diminuzione di risorse ittiche nei pressi della Cina. In tale quadro, i pescherecci cinesi avrebbero pescato in acque contese, innescando tensioni diplomatiche con i Paesi del Mar Cinese Meridionale ma anche con attori lontani quali l’Argentina. In tale quadro, secondo la CNN, la Francia, che ha territori insulari nell’Indo-Pacifico, tra cui la Riunione nell’Oceano Indiano e la Polinesia francese nel Pacifico, ha rafforzato i legami di difesa con l’Australia e l’India per contrastare l’influenza cinese nella regione.

Separatamente dalle questioni riguardanti i diritti di pesca, il 20 luglio, il ministro della Difesa britannico, Ben Wallace, che si è recato in Giappone con una delegazione di comandanti militari, e, con il suo omologo giapponese, Nobuo Kishi, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui hanno affermato che il Regno Unito assegnerà in modo permanente due navi da guerra nella regione entro la fine dell’anno. Dopo l’arrivo a settembre del gruppo da battaglia della portaerei Queen Elizabeth, in viaggio verso il Pacifico dallo scorso maggio, le navi di scorta e la portaerei si separeranno e faranno scali separati verso le principali basi navali statunitensi e giapponesi lungo l’arcipelago del Giappone.

La Queen Elizabeth è scortata da due cacciatorpediniere, due fregate, due navi di supporto e imbarcazioni provenienti dagli Stati Uniti e dai Paesi Bassi. L’imbarcazione, che trasporta aerei da caccia stealth F-35, attraccherà a Yokosuka, dove hanno sede il comando della flotta giapponese e la portaerei della settima flotta della Marina degli Stati Uniti, la USS Ronald Reagan. Le due imbarcazioni inglesi che resteranno nell’area, invece, non avranno una base permanente ma, a dimostrazione del crescente impegno regionale della Gran Bretagna, Wallace ha affermato che la Gran Bretagna dispiegherà anche un Littoral Response Group, ovvero un’unità di marine addestrati a intraprendere missioni tra cui evacuazioni e operazioni antiterrorismo.

Il Mar Cinese Meridionale copre un’area di circa 1,3 milioni di metri quadrati al centro di dispute di sovranità tra la Cina, Taiwan, le Filippine, il Vietnam, la Malesia e il Brunei che hanno rivendicazioni concorrenti su tali acque. In particolare, per la Cina, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti.

In tale quadro, gli USA sono presenti militarmente nel Mar Cinese Meridionale e rifiutano le rivendicazioni di sovranità cinesi. Le navi da guerra statunitensi conducono spesso esercitazioni di “libertà di navigazione”, per assicurare “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”.

In tale contesto, lo scorso 22 marzo, il primo ministro britannico, Boris Johnson, aveva presentato la strategia geopolitica del suo governo dopo la Brexit, detta Global Britain, che delinea quello che sarà il ruolo del Regno Unito nel mondo nei prossimi 10 anni. Nel documento, particolare attenzione è stata rivolta alla regione dell’Indo-Pacifico e anche alle sfide poste dalla Cina, i cui crescenti potere e fermezza a livello internazionale saranno il principale fattore geopolitico negli anni Venti del secolo in corso, secondo Londra. La Cina è stata poi indicata come la principale minaccia di natura statale alla sicurezza economica del Regno Unito.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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