Messico: emerge un gruppo armato “di autodifesa”

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 13:20 in America Latina Messico

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un altro gruppo armato è emerso in Messico, il 18 luglio, quando un centinaio di vigilanti armati di fucili e machete hanno organizzato un’esercitazione pubblica nello Stato meridionale del Chiapas. Il gruppo della cittadina di Pantelho si è presentato con il nome di “El Machete” e ha sostenuto di combattere l’incursione dei cartelli della droga nelle comunità montane, in gran parte indigene, del Chiapas. Parte dell’esercitazione è stata condotta in lingue Maya. Il gruppo armato, che sembra includere membri del popolo indigeno dei Totzil, si è definito una forza di “autodifesa”, come hanno già fatto altri gruppi nel Messico occidentale, tra il 2013 e il 2014.

Non è ancora noto chi abbia organizzato o armato i membri di “El Machete”. Gli uomini si sono presentati con il volto coperto, con in mano armi da fuoco e con indosso magliette nere con il logo del gruppo, composto da un paio di machete incrociati. In una dichiarazione precedentemente pubblicata sui social media, un portavoce del gruppo ha affermato che circa 200 residenti di Pantelhó sono stati assassinati negli ultimi anni dai trafficanti di droga. “Siamo subentrati non per attaccare la gente, ma per espellere i sicari e i narcotrafficanti. Una volta raggiunto il nostro obiettivo, ci ritireremo perché non stiamo cercando potere o denaro per noi stessi”, ha comunicato il portavoce.

El Machete ha affermato che, negli ultimi anni, la presenza di bande criminali che lottano per il controllo del territorio, “ha impedito il mantenimento della pace all’interno delle comunità” e ha generato “una spirale di violenza” nella regione. I movimenti di autodifesa in Messico sono aumentati a partire dagli anni ’90, principalmente nello stato meridionale di Guerrero e, più recentemente, nel vicino Michoacan.

L’assistente del segretario degli Interni, Alejandro Encinas, ha affermato che quasi l’80% degli omicidi odierni “è associato ad attività criminali“. Il 19 giugno, sono avvenuti violenti incidenti a Reynosa, che hanno provocato 19 morti, tra cui 15 civili e 4 presunti aggressori. Secondo le indagini preliminari della Procura di Stato di Tamaulipas, gli omicidi sarebbero stati opera di esponenti dei “Ciclones” e degli “Escorpiones”. Sei giorni dopo l’attentato di Reynosa, un altro violento incidente è stato registrato nello Stato settentrionale di Zacatecas, dove presunti membri del cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) si sarebbero scontrati con membri del cartello Sinaloa, generando un bilancio di 18 morti.

I recenti attentati hanno sollevato interrogativi contro le politiche di sicurezza del Governo López Obrador che, dopo tre anni al potere, ha assicurato che la sua politica di “abbracci, non proiettili” sarebbe stata più efficace e meno violenta di quella delle passate amministrazioni. “Lo Stato ha l’obbligo di garantire la pace e la tranquillità, la sicurezza di tutti i cittadini”, ha dichiarato il presidente, il 21 giugno, evidenziando che il Governo sta “facendo uno sforzo” in tutti gli Stati che sono in difficoltà.

La violenza legata alla droga ha ucciso più di 300.000 persone in Messico dal 2006 e il numero totale delle persone scomparse e mai trovate è di quasi 87.855. Dallo stesso anno, il Governo nazionale ha iniziato a schierare truppe federali per combattere i cartelli come parte della cosiddetta guerra messicana della droga.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Ludovica Tagliaferri

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.