L’Italia in Sahel: un investimento strategico di medio-lungo periodo

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 10:48 in Ciad Italia Mali

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Il 19 luglio, il Ministero degli Affari Esteri italiano ha pubblicato un approfondimento, intitolato “l’Italia e il Sahel”, in cui sottolinea il sempre maggiore interesse di Roma verso questa regione, considerata vitale per la sicurezza dell’Europa intera. 

“In poche altre regioni al mondo l’Italia ha accresciuto la propria presenza in maniera così intensa come avvenuto negli ultimi anni nel Sahel”, riferisce la Farnesina tramite le parole del ministro, Luigi Di Maio, sottolineando la nomina di Emanuela Del Re quale nuovo Rappresentante Speciale dell’UE per il Sahel del 21 giugno. Il Ministero degli Esteri italiano, nell’approfondimento, evidenzia il fatto che si tratti della prima donna e della prima italiana a ricoprire tale incarico. A tale proposito, il documento ribadisce che l’Africa e il Mediterraneo allargato sono al centro della politica estera italiana. “Siamo infatti convinti che esista una stretta interdipendenza tra la stabilità della regione e la sicurezza di tutta l’Europa, interdipendenza che è destinata ad aumentare a fronte delle sfide comuni imposte dalla minaccia jihadista, dai cambiamenti climatici e dalle pandemie”. Inoltre, la Farnesina sottolinea che anche dal punto di vista economico esiste un amplissimo spazio per una cooperazione rafforzata e mutualmente vantaggiosa tra Roma e la regione africana.

Il Ministero degli Esteri ha quindi evidenziato che l’Italia ha costruito la propria presenza nel continente seguendo un approccio “multidimensionale”, che ha puntato sull’intensificazione del dialogo politico, sull’aumento del contributo alla sicurezza, sul rafforzamento delle istituzioni statuali e sullo sviluppo sostenibile. Per farlo, Roma ha dapprima rafforzato la propria rete diplomatica nella regione, aprendo nuove Ambasciate in Niger e Burkina Faso, negli ultimi 4 anni. Non solo, la Farnesina si è impegnata a fare lo stesso anche in Mali e in Ciad, non appena le condizioni politiche e di sicurezza lo consentiranno. Inoltre, nel 2018, è stata lanciata la prima missione militare italiana di formazione e assistenza in Niger (MISIN), che ha consentito di addestrare circa 5.000 unità delle Forze Armate nigerine nel contrasto al terrorismo e nel controllo delle frontiere. Le forze armate italiane partecipano anche alle missioni europee di formazione, addestramento e sviluppo nell’area, la EUTM e la EUCAP, e alla missione di peacekeeping dell’ONU per la stabilizzazione del Mali (MINUSMA). Dallo scorso anno, l’Italia ha aderito alla “Coalizione per il Sahel”, organismo internazionale che ha l’obiettivo di rafforzare il coordinamento tra le attività dei numerosi partner a beneficio dei Paesi del G5 Sahel (Mauritania, Niger, Mali, Burkina Faso e Ciad).

In questo contesto, le autorità italiane, in accordo con il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, hanno deciso di contribuire alla “Task Force Takuba”, la missione speciale europea che sostiene le forze di sicurezza locali nel contrasto al terrorismo. Quest’ultima è stata istituita dalla Francia e da altri 13 Paesi europei ed è finalizzata a contrastare le attività dei gruppi armati e delle organizzazioni terroristiche in Africa occidentale e nel Sahel, in coordinamento con gli eserciti del Mali e del Niger. La missione sarà composta dalle forze armate, affiancate dalle forze speciali dei diversi Stati. I Paesi coinvolti, a parte l’Italia, sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. In Italia, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. Roma dovrebbe partecipare alla Task force con un contributo di 200 unità di personale militare, 20 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei. 

Inoltre, il Ministero degli Esteri ha sottolineato che, per dare maggiore concretezza alla presenza italiana sul territorio, è stato istituito il cosiddetto “Fondo Migrazioni”, che dal 2017 ha finanziato progetti per l’assistenza ai rifugiati, le attività di rimpatrio volontario, il controllo delle frontiere e la lotta alle cause profonde delle migrazioni, nel quadro del quale sono stati erogati 110 milioni di euro a favore della regione. Il Fondo Migrazioni si è rivelato, particolarmente efficace nell’aiutare la gestione del fenomeno migratorio e nel sostenere istituzioni e comunità locali, secondo la Farnesina. Parallelamente, continua il tradizionale lavoro della Cooperazione Italiana che, in stretto raccordo con le Autorità locali, opera a sostegno di una crescita economica inclusiva e sostenibile in tutto il Sahel con un impegno complessivo che conta circa 150 milioni di euro.

Infine, l’Italia si è fatta portavoce della centralità del Sahel anche a livello multilaterale. Nella riunione ministeriale dei Paesi partecipanti alla Coalizione anti-Daesh che il Ministro degli Esteri italiano ha co-presieduto a Roma, il 28 giugno, assieme al Segretario di Stato USA Antony Blinken, Roma ha proposto la costituzione di un gruppo di lavoro o piattaforma dedicato alle situazioni di crisi in Africa, specie in Sahel e Mozambico. Un attenzione al Mediterraneo allargato e alla regione africana, con una particolare cura verso lo sviluppo sostenibile, è stata assicurata anche in occasione dei vari incontri relativi al G20. Tali temi saranno ripresi anche ad ottobre, quando Roma ospiterà “Incontri con l’Africa”, un evento ministeriale dedicato alla transizione ecologica ed energetica nel quadro della co-presidenza italiana della COP26. “Temi decisivi per il futuro del Continente africano, per i quali è richiesta una risposta condivisa, secondo i valori di quel multilateralismo efficace di cui quest’anno l’Italia si sta facendo interprete al più alto livello”, specifica la Farnesina, aggiungendo: “La nostra naturale proiezione geopolitica e la piena consapevolezza del ruolo che possiamo svolgere, rendono evidente come l’Italia stia facendo nel Sahel un investimento strategico di medio-lungo periodo”.

A proposito dell’interesse di Roma nella regione del Sahel, il ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, il 13 aprile, durante un incontro a Roma con la sua omologa francese, Florence Parly, ha annunciato che l’Italia aprirà una nuova base militare in Niger, la cui costruzione inizierà a partire da luglio. Anche il ministro degli Ester, Luigi Di Maio, ha confermato tale intenzione, ma senza specificare quali potrebbero essere le tempistiche. Tuttavia, Di Maio ha sottolineato il fatto che “la regione sub-sahariana del Sahel ha assunto un valore sempre più strategico per l’Italia, diventando la frontiera meridionale dell’Europa” e che in questo quadro l’impegno della missione italiana in Niger si configura come “uno degli strumenti più qualificati della nostra presenza nel Paese”. 

Nella regione desertica del Sahel la violenza è aumentata a seguito di un’insurrezione jihadista, nel 2012, durante la quale un gruppo di militanti ha preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. Oggi, diversi gruppi armati sono attivi nella regione, alcuni di questi sono organizzazioni terroristiche affiliate ad al-Qaeda e allo Stato Islamico, altre sono gruppi di “banditi” che alimentano traffici di esseri umani, armi e droga. Tali presenze hanno alimentato i conflitti etnici e religiosi già presenti, causando migliaia di decessi e costringendo milioni di persone ad abbandonare le loro case. 

In Nigeria sono attive organizzazioni come Boko Haram e la Provincia dello Stato Islamico nell’Africa Occidentale, nota con l’acronimo inglese ISWAP. Nel vicino Ciad, le incertezze sono cresciute a seguito dell’uccisione del presidente da parte di gruppi ribelli, il 19 aprile. Infine, gli attacchi sono in aumento anche nella zona in cui convergono i confini del Niger, del Mali e del Burkina Faso, nota come “tri-border area”, presa di mira sempre con maggiore frequenza da militanti islamisti che operano nella regione. Nello specifico, gli attacchi nel Niger occidentale sono cresciuti in modo drastico nei primi 4 mesi del 2021, causando la morte di oltre 300 persone dall’inizio dell’anno.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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