La Turchia dichiara di voler riaprire parte della città cipriota di Famagosta

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 16:57 in Cipro Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il leader dell’autoproclamata Repubblica turca di Cipro del Nord (TRNC), Ersin Tatar, hanno annunciato l’intenzione di riaprire parte della città di Famagosta, comprendente la località balneare di Varosha, abbandonata in seguito agli scontri tra greco-ciprioti e turco-ciprioti e ora recintata. Tatar, che punta a costruire legami più stretti con Ankara, ha affermato che le autorità intendono revocare lo status militare su parte della città, specificando che il 3,5% dell’area riceverà lo status civile. Il Ministero degli Esteri di Atene ha rilasciato una dichiarazione che condanna duramente la mossa.

L’annuncio è stato emesso durante una visita di Erdogan nella TRNC, della durata di due giorni, in coincidenza con l’anniversario dell’invasione turca di Cipro del 1974, che divise l’isola lungo due linee etniche. Nel suo discorso, Erdogan ha attaccato i “nemici dei turco-ciprioti”, incluso il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis. “Tutti oggi faranno discorsi su Cipro. Li ascolteremo, ma non ci interessa quello che dicono”, ha dichiarato Erdogan, riferendosi soprattutto ad Atene. Il presidente turco ha poi ribadito il suo appello a favore di una “soluzione a due Stati” per l’isola di Cipro, attaccando l’Unione europea, che ha respinto con forza l’idea. “Non accetteremo i loro consigli. Faremo quello che dobbiamo fare”, ha detto il presidente della Turchia, martedì 20 luglio, sottolineando che l’unica opzione praticabile per sanare decenni di separazione sull’isola è che i rivali greco-ciprioti e la comunità internazionale accettino l’esistenza di due entità sovrane.

Lunedì 19 luglio, centinaia di greco-ciprioti hanno organizzato una manifestazione nel villaggio di Dherynia, vicino Varosha, per protestare contro la visita di Erdogan. La località era rimasta vuota dal 1974, ma l’anno scorso le autorità turche e turco-cipriote hanno consentito l’accesso all’area. La mossa ha fatto infuriare molti dei residenti greco-ciprioti di Varosha che l’hanno considerata un tentativo di fare pressione affinché rinuncino ai diritti sulle loro proprietà.

I greco-ciprioti, che rappresentano l’isola a livello internazionale e sono sostenuti dall’UE, rifiutano l’accordo a due Stati. Il Ministero degli Esteri greco ha rilasciato una dichiarazione di condanna dei piani per riaprire Famagosta e ha affermato che l’annuncio viola le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonché le conclusioni del Consiglio europeo e gli appelli della comunità internazionale. “La Turchia deve immediatamente porre fine al suo comportamento provocatorio e illegale e rispettare il diritto internazionale”, ha affermato la nota ministeriale, aggiungendo che Atene continuerà a lavorare con Nicosia per un accordo di pace “giusto e sostenibile”, secondo il principio di una federazione bizonale e bicomunale.

La Turchia è in contrasto non solo con Cipro ma anche con la Grecia per questioni riguardanti le risorse energetiche e la giurisdizione nelle acque del Mediterraneo orientale. In questa porzione di mare, la tensione è salita qualche giorno fa, venerdì 16 luglio, quando il portavoce del governo cipriota, Marios Pelekanos, ha condannato il “comportamento aggressivo” di Ankara dopo che la polizia cipriota aveva rilevato lo sparo di alcuni colpi di avvertimento da parte della Guardia Costiera turca contro una delle sue navi, al largo della costa settentrionale dell’isola. Il governo della Turchia smentisce queste dichiarazioni. In merito ai disaccordi con la Grecia, poi, Erdogan ha affermato che il Paese non cesserà le attività esplorative nel Mediterraneo orientale nonostante l’opposizione di Atene e dell’UE.  I problemi tra Grecia e Turchia, in particolare, nascono dal fatto che i due Stati hanno opinioni contrastanti sull’estensione delle rispettive piattaforme continentali e, di conseguenza, sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nelle acque adiacenti alle loro coste. 

Per quanto riguarda Cipro, nonostante la presenza di una forza di pace dell’ONU (UNFICYP), inviata nel Paese nel 1964, la situazione è peggiorata da quando, nel 1974, un colpo di Stato da parte dei nazionalisti greco-ciprioti, per l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, ha portato all’intervento militare della Turchia. Quest’ultima ha inviato le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota”, nella parte settentrionale di Cipro, e ha poi stabilito qui il suo controllo. Ad oggi, la Repubblica di Cipro occupa 2/3 del territorio dell’isola, mentre la parte restante è sotto il controllo della cosiddetta Repubblica Turca di Cipro del Nord, fondata nel 1983.

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Chiara Gentili

di Redazione

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