Iraq, attentato a Baghdad: l’ISIS rivendica

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 9:07 in Iraq Medio Oriente

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Lo Stato Islamico ha rivendicato l’attentato perpetrato nella capitale irachena, Baghdad, il 19 luglio. Nel frattempo, il bilancio delle vittime è continuato a salire, includendo circa 30 morti e 60 feriti.  

Il riferimento va a quanto accaduto nel mercato di Woheilat, situato nel sobborgo a maggioranza sciita di Sadr City, nell’Est della capitale irachena, che, nel pomeriggio del 19 luglio, è stato testimone di un attentato suicida. Come precisato dalle forze di sicurezza irachene, il mercato era particolarmente affollato al momento dell’attacco, alla luce della vicina ricorrenza dell’Eid al-Adha. L’ISIS, da parte sua, ha rivendicato l’attentato attraverso i propri canali Telegram, dichiarando che un proprio militante, Abu Hamza al-Iraqi, si è fatto esplodere per mezzo di una cintura esplosiva. Come riportato dal Ministero dell’Interno iracheno, il dispositivo impiegato era di produzione artigianale e la sua esplosione ha provocato altresì incendi in negozi locali, distrutti dalle fiamme. Inoltre, hanno aggiunto fonti mediche locali, il bilancio delle vittime include anche donne e bambini.

Il presidente iracheno, Barham Salih, ha definito quanto accaduto il 19 luglio un “crimine senza precedenti”, che ha preso di mira civili alla vigilia dell’Eid al-Adha, impedendo loro di godersi un momento di gioia in sicurezza. Alla luce di ciò, ha ribadito Salih, le forze irachene non si fermeranno fino a quando la minaccia terroristica non verrà completamente sradicata. Parallelamente, il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, ha ordinato l’arresto del comandante delle forze responsabili della sicurezza del mercato di Al-Woheilat, oltre ad aver richiesto all’esercito di Baghdad di condurre indagini su quanto accaduto. Non da ultimo, il presidente del Parlamento iracheno, Mohammed al-Halbousi, ha chiesto che vengano apportati cambiamenti nell’apparato di sicurezza, licenziando funzionari accusati di negligenza. “Queste violazioni non passeranno senza una reale responsabilità”, ha dichiarato al-Halbousi. Affermazioni simili sono giunte anche dall’Alto Commissariato iracheno per i diritti umani, che, oltre a condannare l’attentato di Sadr City, si è detto sorpreso per l’assenza di rigide misure di sicurezza, volte a garantire la sicurezza della popolazione, considerati i crimini già perpetrati in precedenza.

Sadr City è un sobborgo più volte preso di mira nel corso degli ultimi 15 anni. Quanto accaduto il 19 luglio rappresenta il terzo episodio simile verificatosi a Sadr City nel 2021. In particolare, il 15 aprile scorso, almeno 4 persone sono state uccise e altre 17 sono rimaste ferite a seguito dell’esplosione di un’autobomba in un mercato del suddetto distretto suburbano. Il 21 gennaio, invece, un attentato suicida, definito “raro”, ha colpito un mercato nel centro della capitale, nell’area di Bab al-Sharji, nei pressi di piazza Tayaran, provocando almeno 32 morti e 110 feriti. Entrambi gli attacchi sono stati rivendicati dallo Stato Islamico. L’ultimo attacco risale, invece, alla sera del 30 giugno, quando un’esplosione ha provocato il ferimento di 15 civili.

La presunta fine dello Stato Islamico risale al 9 dicembre 2017, quando, dopo tre anni di battaglie, il governo iracheno annunciò la vittoria sull’ISIS. Tuttavia, già nel 2020 è stato registrato un crescente riemergere dell’organizzazione e nei primi sei mesi del 2021 gli attacchi non sono mancati. Uno scenario simile ha portato le forze irachene ad adoperarsi per contrastare la minaccia terroristica, mentre si teme che nei mesi che precedono le elezioni legislative, programmate per il 10 ottobre prossimo, l’Iraq possa assistere a una nuova ondata di violenza.

Il Global Terrorism Index 2020 colloca l’Iraq alla seconda posizione, dopo l’Afghanistan, tra i 163 Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica, sebbene nel Paese, nel corso del 2019, sia stata registrata una diminuzione del 46% nel numero di vittime provocate dal terrorismo.

A Baghdad opera una task force della coalizione internazionale anti-ISIS, guidata da Washington, mentre la capitale ospita, tra le altre, l’ambasciata statunitense, la quale è stata più volte colpita da missili, presumibilmente lanciati da gruppi filoiraniani. Motivo per cui, sin dall’inizio di gennaio, era stato sollevato uno stato di allerta nella città, in concomitanza con il primo anniversario della morte del generale iraniano della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi, il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid ordinato dall’ex presidente statunitense, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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