Haiti: il Primo ministro Claude Joseph si dimette

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 7:46 in America centrale e Caraibi

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Il Primo ministro ad interim di Haiti, Claude Joseph, ha comunicato al Washington Post, lunedì 19 luglio, che cederà il potere. Ariel Henry è stato successivamente riconosciuto come “Primo ministro designato” dalla comunità internazionale.

Joseph, che ha anche servito come ministro degli Esteri sotto l’ex presidente del Paese, Jovenel Moise, fino ad oggi aveva rifiutato di riconoscere Henry come Primo ministro designato, nonostante Moise lo avesse nominato tale in un decreto, firmato il 5 luglio. Tuttavia, Joseph ha riferito di aver incontrato Henry in privato, la scorsa settimana, aggiungendo di aver accettato di dimettersi, il 18 luglio, “per il bene della nazione”. “Tutti quelli che mi conoscono sanno che non sono interessato a questa battaglia o a qualsiasi tipo di presa di potere”, ha dichiarato Joseph, ricordando che “il presidente era un amico per lui” e che, al momento, “è interessato solo a fargli avere la dovuta giustizia”.

Il ministro delle elezioni di Haiti, Mathias Pierre, ha chiarito che “i negoziati sono ancora in corso” e che Joseph tornerà a essere il ministro degli affari esteri. Questa decisione segue una dichiarazione rilasciata dal Core Group, il 17 luglio.  Il Core Group è composto dagli ambasciatori della Germania, del Brasile, del Canada, della Spagna, degli Stati Uniti, Francia, dell’Unione Europea e da diversi rappresentanti delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS). Il gruppo ha spinto per la creazione di “un Governo consensuale e inclusivo” nel Paese dell’America Centrale e ha chiesto che “tutti gli attori politici, economici e della società civile nello Stato latino-americano sostengano pienamente le autorità nei loro sforzi per ripristinare la sicurezza”.

Il Governo consensuale dovrebbe essere incaricato di organizzare “nel più breve tempo possibile” le elezioni presidenziali e legislative previste per il prossimo 26 settembre, che devono essere “libere, eque, trasparenti e credibili”. Dalla morte di Moise, 3 politici hanno gareggiato per il potere nel Paese dell’America Centrale, tra cui Joseph, Henry e anche il presidente del Senato, Joseph Lambert.

Il presidente degli USA, Joe Biden, ha formalmente escluso l’invio di truppe statunitensi ad Haiti dopo che Moise è stato ucciso nella sua casa di Port-au-Prince, il 7 luglio. L’uccisione, organizzata da un gruppo di uomini armati, tra cui 26 colombiani e 2 haitiani, ha gettato la nazione caraibicia in una crisi politica che potrebbe aggravare la situazione già fragile del Paese, dove si registra una scarsità di beni alimentari e un aumento della violenza criminale. Il Pentagono, che è l’edificio sede del quartier generale del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d’America ha riferito, il 15 luglio, che alcuni sospetti colombiani hanno ricevuto addestramento militare dagli USA. “Una revisione dei nostri database indica che diversi colombiani relazionati con l’assassinio di Moise avevano partecipato a precedenti programmi di addestramento militare nel nostro Paese, mentre prestavano servizio come membri attivi delle forze militari colombiane”, ha riferito il portavoce del Pentagono, il tenente colonnello Ken Hoffman.

L’omicidio è avvenuto circa due mesi prima delle elezioni presidenziali e legislative previste per il 26 settembre. Per la stessa data, Moise aveva indetto un referendum finalizzato ad approvare una nuova Costituzione, un progetto che non aveva tuttavia ricevuto il sostegno né dell’opposizione né della comunità internazionale.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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