Etiopia: le forze del Tigray entrano nella vicina regione di Afar

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 9:27 in Africa Etiopia

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Le forze dello Stato settentrionale del Tigray, in Etiopia, si sono riversate nella vicina regione di Afar, espandendo il conflitto in un’area che precedentemente era rimasta fuori dai combattimenti. I tigrini hanno attraversato il confine nella giornata di sabato 17 luglio, ma gli scontri sono ancora in corso. Lo ha riferito il portavoce della regione di Afar, Ahmed Koloyta. “Ora le forze militari etiopi stanno arrivando e lavoreremo con loro per eliminare le forze del Tigray”, ha detto Koloyta riferendosi all’eventuale intervento dell’esercito centrale. Getachew Reda, portavoce delle forze del Tigray, ha confermato lo scoppio dei combattimenti durante il fine settimana ad Afar. “Non siamo interessati a nessun guadagno territoriale nella regione di Afar, siamo più interessati a degradare le capacità di combattimento del nemico”, ha dichiarato Reda, specificando che le forze tigrine hanno già respinto le milizie della regione di Oromia, inviate a combattere a fianco delle forze regionali di Afar. L’Etiopia ha un sistema federale che comprende 10 regioni e, a partire dalla scorsa settimana, il conflitto nel Tigray ha attirato le forze regionali di tutto il Paese in sostegno dell’esercito nazionale. Afar è strategicamente importante perché è attraversata dalla strada e dalla ferrovia che collegano la capitale, Addis Abeba, al porto marittimo di Gibuti. Quest’ultimo rappresenta il principale punto accesso al mare per l’Etiopia, sprovvista di sbocchi.

La guerra tra i ribelli del Tigray e il governo centrale di Addis Abeba, iniziato nel novembre del 2020, va avanti da oltre 8 mesi. Finora, migliaia di persone sono morte nei combattimenti. Circa 2 milioni sono state costrette ad abbandonare le proprie case e più di 5 milioni sono costrette a fare affidamento su aiuti alimentari d’emergenza. I leader tigrini hanno affermato che continueranno a combattere fino a quando non riprenderanno il controllo totale del territorio conteso nel Sud e nell’Ovest della regione, espropriato dalle forze del governo di Amhara, alleate di Addis Abeba, durante i combattimenti. Altre tre regioni hanno assicurato che invieranno forze a sostegno dell’esercito centrale. Durante il fine settimana, il capo delle forze del Tigray ha fatto sapere di aver rilasciato circa 1.000 soldati governativi catturati durante i recenti combattimenti.

Domenica 18 luglio, Abiy ha annunciato che l’esercito etiope è pronto a sconfiggere le forze del Tigray. A fine giugno, i ribelli avevano ripreso la capitale regionale, Mekelle, e la maggior parte del Tigray, dopo che il governo aveva ritirato i soldati e dichiarato un cessate il fuoco unilaterale. La ricaduta della guerra in un’altra parte della seconda nazione più popolosa dell’Africa potrebbe aumentare la pressione sul primo ministro Abiy Ahmed.

Il 4 novembre 2020, l’esercito etiope ha lanciato un’offensiva in risposta a presunti attacchi delle forze regionali contro le basi del governo federale. Delle aggressioni è stato incolpato il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray, il quale è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy Ahmed salisse al potere, il 2 aprile 2018. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Si stima che migliaia di persone, combattenti e non, siano state uccise da quando il conflitto è iniziato. Questo nonostante la comunità internazionale abbia chiesto più volte l’immediata fine degli scontri, la riduzione dell’escalation, il dialogo e l’accesso umanitario.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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