Cuba: Díaz-Canel risponde alle critiche di Biden

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 16:03 in America centrale e Caraibi Cuba USA e Canada

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Il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, ha risposto, il 17 luglio, alle recenti dichiarazioni del suo omologo statunitense, Joe Biden, che ha definito l’isola uno “Stato fallito”. “Gli Stati Uniti hanno fallito nel loro tentativo di distruggere Cuba”, ha dichiarato il presidente cubano sul suo account Twitter. Díaz-Canel ha anche accusato il Governo Biden di cedere agli interessi della comunità cubana in esilio negli Stati Uniti, mantenendo le sanzioni contro la nazione delle Antille. “Uno Stato fallito è quello che, per compiacere una minoranza reazionaria e ricattatrice, è in grado di ignorare la volontà della maggioranza dei cubani, degli americani e della comunità internazionale”, ha affermato il presidente latino-americano, aggiungendo che se Biden avesse “una sincera preoccupazione umanitaria per il popolo cubano, potrebbe eliminare le 243 misure applicate dall’ex presidente americano, Donald Trump.

Migliaia di persone si sono radunate, il 17 luglio, all’Avana per sostenere la Rivoluzione e protestare contro l’embargo imposto dagli Stati Uniti. I partecipanti all’atto pro-governativo sono stati convocati all’alba nella zona conosciuta come La Piragua, che si trova nel quartiere del Vedado ed è molto vicina alla sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti.

Alla manifestazione, organizzata dal Governo cubano, hanno partecipato anche l’ex presidente della nazione delle Antille, Raúl Castro, e l’attuale presidente del Paese. Díaz-Canel, che è visto come uno dei più strenui difensori della rivoluzione cubana, si è mostrato fedele al modello castrista del socialismo di stato a Cuba e ha consentito un’espansione molto limitata del settore privato, mantenendo il monopolio dello Stato sulla produzione, il commercio, l’istruzione, la sanità e la comunicazione e rimanendo sempre in linea con i desideri del suo predecessore. Durante la manifestazione del 17 luglio, Díaz-Canel ha assicurato che le proteste avvenute negli ultimi giorni nel Paese “stanno generando solo odio volto a frantumare la società cubana”. Secondo il capo di Stato latino-americano, questa campagna contro il Governo della nazione delle Antille è frutto di diverse “menzogne” diffuse suoi social media e sostenute da diversi Paesi della comunità internazionale.

Le proteste a Cuba sono iniziate l’11 luglio, quando migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città del Paese, dall’Avana a Santiago, per protestare contro il Governo a causa della mancanza di cibo e delle medicine, delle interruzioni della connessione a Internet e della gestione della pandemia di Covid-19. A ciò si aggiunge anche l’embargo commerciale imposto dagli Stati Uniti, che il presidente americano sta attualmente rivedendo. Durante una conferenza stampa con il cancelliere tedesco, Angela Merkel, Biden ha tuttavia chiarito che avrebbe continuato la politica di Trump di bloccare le rimesse inviate dai parenti delle famiglie cubane all’estero, “per la preoccupazione che il regime possa confiscarle”.

In seguito alle manifestazioni, il Governo del Paese latino-americano ha arrestato centinaia di manifestanti e ha temporaneamente revocato i dazi sull’importazione di cibo, medicinali e altri beni essenziali. Díaz-Canel, ha invitato alla solidarietà e a “non lasciare che l’odio prenda il sopravvento sul Paese”. Dal canto suo, Biden ha dichiarato che “Cuba è purtroppo uno Stato che reprime i suoi cittadini e il comunismo è un sistema che non può funzionare, un sistema universalmente fallito”. L’arresto dei manifestanti nell’isola caraibica è stato oggetto di critiche da parte dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet. Bachelet ha comunicato che “tutti coloro che sono stati detenuti per aver esercitato i loro diritti devono essere prontamente rilasciati”.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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