Colombia: Duque annuncia nuove riforme della polizia

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 10:16 in America Latina Colombia

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Il presidente colombiano, Ivan Duque, ha annunciato riforme alle forze di polizia nazionali, lunedì 19 luglio, con lo scopo di ridurre le violazioni dei diritti umani, dopo settimane di proteste in cui gli ufficiali sono stati accusati di aver ucciso centinaia di manifestanti. Tra i cambiamenti annunciati c’è, l’uso di “body cams” per facilitare l’identificazione e la supervisione degli agenti, la creazione di un dipartimento all’interno della Polizia di Stato per la prevenzione e la tutela dei diritti umani e il rafforzamento della politica istituzionale, nonché un nuovo Statuto Disciplinare e uno Statuto della Carriera che saranno presentati al Congresso, martedì 20 luglio, e comprenderanno la supervisione e il controllo del servizio di polizia.

A partire dal 28 aprile, il progetto di riforma fiscale promosso dal presidente colombiano, Iván Duque, aveva generato ampie manifestazioni nel Paese. Gran parte dei lavoratori, degli studenti e dei membri della comunità indigena avevano ritenuto che l’iniziativa legale andasse a svantaggio della classe media e fosse inappropriata nel mezzo di una crisi economica scatenata dalla pandemia di coronavirus. Nonostante il presidente Duque avesse ritirato la riforma fiscale, le proteste sono continuate nelle principali città della Colombia. Dopo oltre tre mesi di manifestazioni, il presidente ha presentato, il 13 luglio, una nuova riforma fiscale. Questo nuovo progetto, chiamato Legge sugli investimenti sociali, mira a “proteggere i più vulnerabili”, nonché a riattivare l’economia e a stabilizzare i conti pubblici.

Il vicepresidente e ministro degli Esteri della Colombia, Marta Lucía Ramírez, ha difeso l’operato delle forze di sicurezza della Colombia, il 13 luglio, e ha assicurato che questo è stato un “processo di distruzione sistematica, organizzata, pianificata e finanziata per deteriorare le condizioni sociali, politiche ed economiche” del Paese. Secondo il ministro, “in 15 mila eventi di protesta che hanno avuto luogo nello Stato, la forza pubblica è intervenuta solo in circa 1.400”, che corrisponde all’11%.

Da parte sua, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha espresso la sua “profonda preoccupazione” per le accuse di “gravi violazioni dei diritti umani” da parte delle forze di sicurezza colombiane durante lo sciopero nazionale. L’ufficio di Bachelet ha registrato, dal 28 aprile al 16 giugno, 56 morti (di cui 54 civili e 2 poliziotti) e 49 presunte vittime di violenza sessuale nell’ambito delle proteste, avvenute principalmente nella città di Cali, nella Valle del Cauca. Anche la Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR) ha disapprovato l’uso sproporzionato della forza durante le manifestazioni, nonché gli atti di violenza e altri eventi che hanno oscurato la pandemia nel Paese.

Attualmente, la polizia colombiana è supervisionata dal Ministero della Difesa e gli ufficiali che commettono crimini in servizio sono spesso giudicati nei tribunali militari. Le riforme annunciate da Duque, come riferito dal presidente, fanno parte di un “sano sforzo” per migliorare il servizio di polizia. Poiché la polizia talvolta ha partecipato a operazioni congiunte con l’esercito per combattere i trafficanti di droga e i gruppi ribelli, diversi esperti hanno ritenuto che questo tipo di addestramento li abbia portati ad essere più violenti nei confronti dei manifestanti.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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