Arabia Saudita- Emirati Arabi Uniti: i leader si incontrano

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 17:04 in Arabia Saudita Emirati Arabi Uniti

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Il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti (UAE), Mohammed bin Zayed al-Nahyan, ha tenuto colloqui con l’omologo dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, il 19 luglio. Ciò è accaduto a un giorno di distanza dal raggiungimento di un accordo in materia di produzione petrolifera, che ha apparentemente posto fine a divergenze durate settimane.

Al-Nahyan, di fatto il governatore degli UAE, ha riferito, sul proprio account Twitter, di aver discusso delle modalità per rafforzare ulteriormente i legami di “amicizia” e di “cooperazione strategica” stretti dalle due nazioni. Il partenariato tra Arabia Saudita e UAE, ha affermato al-Nahyan, continua ad essere “forte e prospero”. L’incontro si è svolto nella capitale saudita, Riad, ed ha visto la partecipazione di un circolo ristretto di tre funzionari di alto rango per ciascuna parte. Non sono stati rivelati dettagli specifici in merito ai colloqui. Anche le fonti mediatiche saudite hanno riportato che questi hanno riguardato le “relazioni fraterne” tra i due Paesi, la loro “cooperazione strategica” e gli ultimi sviluppi a livello regionale e internazionale.

Entrambi i principi sono, di fatto, i leader dei rispettivi Paesi del Golfo, supervisionano i propri eserciti ed esercitano il controllo su questioni di intelligence e politica estera. Sebbene Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti abbiano stretto un forte legame negli anni, Riad è da tempo in competizione con gli UAE, definiti un centro regionale rilevante nell’ambito degli affari e del commercio. Entrambi mirano ad attrarre un sempre maggior numero di investitori e imprese, mentre Riad, descritta come la maggiore importatrice della regione del Golfo, sta provando a mettere in atto misure volte a diversificare la propria economia, divenendo sempre più indipendente dalle entrate petrolifere, oltre che a offrire maggiori opportunità di lavoro alla popolazione locale. Ad ogni modo, gli Emirati Arabi Uniti rappresentano, per il Regno saudita, il secondo partner commerciale dopo la Cina in termini di valore delle importazioni, oltre ad essere un importante centro di riesportazione di prodotti stranieri.

Le divergenze tra Riad e Abu Dhabi sono divenute ancora più evidenti all’interno dell’alleanza OPEC+, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e suoi alleati. La questione ha riguardato, nello specifico, il volume di produzione petrolifera dei prossimi mesi, a seguito dei tagli concordati a partire da aprile 2020, conseguenza della pandemia di Covid-19 e del calo dei prezzi di petrolio. La proposta, avanzata da Riad e Mosca, era di aumentare la produzione di petrolio in modo graduale e, allo stesso tempo, di estendere la durata dei tagli concordati fino alla fine di aprile 2022. Gli Emirati Arabi Uniti, da parte loro, si sono inizialmente opposti all’estensione del precedente patto, con tagli, di circa 10 milioni di barili al giorno, prolungati fino a marzo 2022. Inoltre, per Abu Dhabi, il volume di produzione del suo Paese, pari a 3,17 milioni di barili al giorno, sarebbe dovuto aumentare a 3,8 barili in caso di proroga dell’accordo.

Il disaccordo ha portato al rinvio della riunione ministeriale dei 23 membri OPEC+ prevista per il 5 luglio. Poi, il 18 luglio, i maggiori Paesi produttori di petrolio hanno raggiunto un “accordo completo” per aumentare la produzione globale di greggio di 400.000 barili al giorno, a partire dal primo agosto. Il gruppo “valuterà poi gli sviluppi del mercato” a dicembre, si legge nel comunicato diffuso al termine della videoconferenza. L’accordo estenderà a fine 2022, anziché ad aprile del prossimo anno, la scadenza per decidere se prorogare i tagli alla produzione.

Per superare il disaccordo, soprattutto quello riguardante Abu Dhabi, l’OPEC+ ha concordato nuove quote di produzione per diversi membri dell’organizzazione a partire da maggio 2022, tra cui Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Russia, Kuwait e Iraq. L’adeguamento complessivo aggiungerà 1,63 milioni di barili al giorno alla fornitura complessiva, da maggio del prossimo anno. Gli Emirati Arabi Uniti vedranno la loro produzione di base, da cui vengono calcolati i tagli, aumentare a 3,5 milioni di barili al giorno. Arabia Saudita e Russia vedranno le loro linee di base salire a 11,5 milioni di barili al giorno ciascuna dagli attuali 11 milioni. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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