Afghanistan: attacco dello Stato Islamico vicino al palazzo presidenziale

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 9:08 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Alle otto del mattino, ora locale, del 20 giugno, durante le preghiere per la festa musulmana dell’Eid al-Adha, alcuni razzi sono atterrati nei pressi del palazzo presidenziale afghano, a Kabul. Lo Stato Islamico ha rivendicato l’attacco, secondo il quotidiano Al-Arabiya

Non ci sono state segnalazioni immediate di feriti, secondo l’agenzia di stampa Reuters, che ha citato i media locali. Il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha continuato a recitare le preghiere nonostante le molteplici forti esplosioni nell’area, come mostrano i video della televisione locale. Almeno tre razzi sono atterrati nella capitale afghana mentre la città celebrava l’inizio della festa islamica dell’Eid, secondo quanto ha riferito il portavoce del ministero degli Interni, Mirwais Stanekzai. “Oggi i nemici dell’Afghanistan hanno lanciato attacchi missilistici in diverse parti della città di Kabul”, ha aggiunto Stanekzai.

Secondo un report pubblicato dalle Nazioni Unite il 3 febbraio, nel Paese erano presenti tra i 1.000 e i 2.200 militanti dello Stato Islamico della Provincia di Khorasan, il nome con cui è nota l’affiliata afghana dell’ISIS. Il gruppo è nato nel 2015, nella regione Nord-orientale del Paese, ed è stato fondato da ex membri dei talebani pakistani. L’ideologia del gruppo si è diffusa nelle zone rurali dell’Afghanistan, soprattutto nella provincia di Kunar, dove si registra una maggioranza di musulmani salafiti, lo stesso ramo dell’Islam sunnita dello Stato Islamico. Questi si sono sempre identificati come una minoranza tra i talebani, che seguono invece la scuola hanafita. Di conseguenza, i militanti salafiti hanno trovato facilmente posto nella nuova organizzazione. Dopo una campagna militare durata anni, Kabul ha riconquistato i territori controllati dall’affiliata dello Stato Islamico e ha annunciato la sconfitta dell’organizzazione nel 2019. Tuttavia, il gruppo ha continuato a rivendicare attacchi, che hanno colpito in maniera massiccia la minoranza sciita afghana degli hazara. 

Il nuovo attacco dello Stato Islamico arriva in un momento di grandi tensioni nel Paese, dove un’ampia offensiva dei talebani coincide con il ritiro delle forze armate straniere, che dovrebbe essere completato entro il 31 agosto. A differenza di quanto solitamente accaduto negli anni precedenti, i talebani non hanno dichiarato un cessate il fuoco durante la festa dell’Eid, nonostante gli urgenti appelli della società civile afghana e della comunità internazionale per porre fine ai combattimenti. Lunedì 19 luglio, 15 missioni diplomatiche e il rappresentante della NATO a Kabul hanno esortato i talebani a fermare le offensive, dopo che il gruppo e il governo afghano non sono riusciti a concordare un cessate il fuoco durante i nuovi colloqui intra-afghani tenutesi a Doha, in Qatar. 

A seguito della mancanza di risultati con i nuovi sforzi diplomatici, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che la sua amministrazione spera di avviare colloqui con i talebani, per discutere la contrarietà del gruppo al mantenimento di truppe di Ankara nel Paese, per garantire la sicurezza dell’aeroporto di Kabul, dopo il ritiro del resto dei soldati stranieri. La Turchia ha negoziato con i funzionari della difesa degli Stati Uniti un’offerta per proteggere l’infrastruttura critica, che è fondamentale per consentire il mantenimento di una presenza diplomatica in Afghanistan. I talebani hanno definito l’offerta della Turchia “riprovevole”.

Intanto, sul campo, la situazione rimane critica. Il 14 luglio, i talebani hanno annunciato di aver preso il controllo di un valico di frontiera con il Pakistan. Tale area, nel distretto di Spin Boldak, a Sud della principale città meridionale dell’Afghanistan, Kandahar, è il secondo punto di ingresso più trafficato del Paese e rappresenta la principale arteria commerciale che collega la vasta regione Sud-occidentale afghana e i porti marittimi pakistani. Tra la fine di giugno e l’inizio di agosto, i talebani hanno preso il controllo anche di altri importanti valichi di frontiera, nelle province di Herat e Farah, al confine con l’Iran, e a Kunduz, che confina con il Tagikistan. 

Il controllo dei posti di frontiera consente ai militanti afghani di raccogliere dazi e rafforzarsi. In tale contesto, la tenuta delle forze armate afghane appare sempre più a rischio. Il 22 giugno, l’inviata speciale delle Nazioni Unite in Afghanistan ha avvertito che i talebani avevano preso il controllo di più di 50 dei 370 distretti afghani da maggio a giugno. Parlando al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Deborah Lyons, rappresentante speciale del Segretario generale in Afghanistan, ha sottolineato che le aree conquistate si trovano intorno alle capitali provinciali. Secondo l’accordo di Doha firmato da USA e talebani il 29 febbraio 2020, i militanti si sono impegnati a non lanciare attacchi contro le grandi città. Di conseguenza, il timore è che i talebani stiano preparando il terreno, per poi lanciare gli assalti finali una volta che le forze straniere si saranno completamente ritirate. Nonostante questa situazione, gli USA e la NATO hanno confermato che saranno fuori dall’Afghanistan entro settembre. 

L’Afghanistan continua ad essere un Paese estremamente instabile, a seguito della sua travagliata storia. Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito ad una sanguinosa guerra civile combattuta da varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli attentati dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, affermando che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi dal Paese, in cui ritenevano si nascondesse il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Nel 2003, anche la NATO era intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afghano e relegando i talebani in alcune roccaforti. 

Dopo quasi due decenni di conflitto, un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020, con la precedente amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, aveva rappresentato un punto di svolta significativo. Tuttavia, l’intesa non ha mai messo fine alle violenze, e, considerata la perdurante instabilità e l’aumento degli scontri, il 29 gennaio scorso, il presidente statunitense aveva affermato di voler riesaminare l’accordo con i talebani. Tuttavia, il 14 aprile, Washington aveva confermato il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan entro settembre, tre mesi più tardi rispetto alla scadenza concordata dall’amministrazione Trump, fissata per il primo maggio. Ciò ha portato i talebani ad affermare che non avrebbero partecipato ad iniziative diplomatiche fino a quando i soldati stranieri si sarebbero trovati nel proprio Paese. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.