Thailanda: tornano le proteste, scontri con la polizia

Pubblicato il 19 luglio 2021 alle 17:43 in Asia Thailandia

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Oltre mille manifestanti pro-democrazia hanno protestato nelle strade di Bangkok, il 18 luglio, contro la gestione della pandemia di coronavirus da parte del governoe chiedendo le dimissioni del primo ministro, Prayut Chan-o-cha, il quale è anche a capo della task force per affrontare l’emergenza sanitaria. Il 18 luglio, poi, è stato il primo anniversario delle manifestazioni pro-democrazia su larga scala in Thailandia.

La polizia thailandese ha utilizzato cannoni ad acqua, proiettili di gomma e gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti ed impedire loro di rimuovere la barricate lungo il tragitto della loro marcia dal Monumento della democrazia alla Government House, dove hanno sede gli uffici del premier. Nonostante gli organizzatori della manifestazione avessero deciso di interrompere l’evento entro le 18:00, ora locale, gli scontri tra la polizia e alcuni gruppi di manifestanti sono continuati per più ore. Gli agenti hanno disperso la folla intorno alle 21:00, orario in cui è iniziato il coprifuoco nella capitale, per limitare la diffusione del coronavirus.

Al momento, la Thailandia sta affrontando una grave ondata di coronavirus. Al, 19 luglio, sono stati confermati un totale di 403.386 casi e 3.341 decessi, il tasso giornaliero è di circa 10.000 contagi e 100 morti. All’11 luglio le dosi di vaccino somministrate sono state, invece, 12.569.213. Secondo quanto riferito da The Straits Times, gli sforzi per arginare il virus sono stati limitati da forniture insufficienti di vaccini. Oltre a questo, alcuni hanno anche avanzato preoccupazioni rispetto all’efficacia dei vaccini di produzione Sinovac, che sono tra i principali nella campagna di immunizzazione thailandese.

Il 18 luglio, i manifestanti hanno richiesto le dimissioni di Prayut, la deviazione dei fondi destinati alla monarchia e all’Esercito agli sforzi per contenere il coronavirus e l’interruzione dell’utilizzo dei vaccini Sinovac. La marcia è stata organizzata dal Free Youth Group e dalle sue organizzazioni alleate ed è andata contro un divieto del governo che vietava gli assembramenti di massa a partire dal 16 luglio per il quale sono previste pene fino a due anni di carcere o una multa di circa 1.655 dollari o entrambi. Nella stessa giornata, il governo ha prolungato le misure di contenimento del coronavirus in più province, imponendo limiti agli spostamenti, chiusure di centri commerciali e coprifuoco dalle 21:00 alle 4:00. Le misure resteranno in vigore fino al prossimo 2 agosto.

Le proteste in corso in Thailandia sono nate come un movimento pacifico organizzato on-line a inizio 2020 da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, scesa nelle piazze dal 18 luglio 2020. Con il passare del tempo, alcune giornate di protesta sono sfociate in violenze. Il movimento di dissenso è nato di fronte alla crescente influenza dell’Esercito nel governo e al ruolo della monarchia. le loro principali richieste sono una Costituzione più democratica, le dimissioni del primo ministro, Prayut Chan-o-cha, e riforme monarchiche.

Prayut è salito al potere dal 2014, dopo aver realizzato un colpo di Stato. Nel 2017, il premier thailandese aveva adottato una nuova Costituzione ampliando i poteri della corona e conferendo all’Esercito il compito di nominare i membri del Senato che, a loro volta, nominano il premier. Prayut è poi rimasto alla guida del Paese anche dopo le ultime elezioni nazionali, organizzate nel 2019, alle quali è risultato vincitore, nonostante in molti ritengano che le votazioni siano state manipolate in suo favore.  Gli attacchi alla monarchia, invece, avrebbero dimostrato che è in corso un generale cambiamento sociale interno al Paese. In Thailandia, rivolgere critiche alla corona è un reato, secondo la legge di lesa maestà, che prevede pene fino a 15 anni di reclusione. La stessa Costituzione thailandese sancisce poi che alla monarchia spetti una posizione di venerazione.

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale il 24 giugno 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione