Sudafrica: la visita del presidente alle attività danneggiate

Pubblicato il 19 luglio 2021 alle 9:02 in Africa Sudafrica

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Il 18 luglio, il presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, ha visitato i centri commerciali delle zone maggiormente colpite dai disordini scoppiati a partire dal 10 luglio, dopo aver dichiarato che la situazione nel Paese si sta stabilizzando. 

“Siamo tutti molto preoccupati per quello che è successo qui, ma dobbiamo anche dire che abbiamo imparato lezioni preziose”, ha riferito Ramaphosa ai giornalisti, a seguito della visita dei centri commerciali di Soweto. “E la lezione più importante è che alla fine dobbiamo rafforzare le nostre forze di sicurezza, ma dobbiamo anche garantire che la difesa della nostra democrazia sia saldamente nelle mani del nostro popolo”, ha aggiunto.

Le attività commerciali delle province di KwaZulu-Natal e Gauteng sono state tra le più colpite dalle violenze e dai saccheggi che hanno scosso il Paese a partire dal 10 luglio. Più di 2.500 persone sono state arrestate per furto e vandalismo e 212 altre sono decedute secondo quanto riferito dallo stesso Ramaphosa alla nazione. Secondo le autorità sudafricane, molti dei morti sono stati calpestati a morte quando i negozi sono stati saccheggiati. Tuttavia, si indaga sulle violenze della polizia e dell’esercito per placare la folla. 

Il 16 luglio, Ramaphosa ha assicurato alla nazione che la situazione si stava stabilizzando, riportando che la calma è stata ripristinata nella maggior parte delle aree colpite. Tuttavia, il presidente ha sottolineato che la distruzione costerà al Paese miliardi di rand. “Spegneremo gli incendi che infuriano, fino all’ultima brace”, ha dichiarato. Ramaphosa ha aggiunto che usando il pretesto di un risentimento politico, le persone che si celano dietro questi disordini hanno cercato di provocare un’insurrezione popolare. “Hanno cercato di sfruttare le condizioni sociali ed economiche in cui vivono molti sudafricani”, ha sottolineato.

Circa 200 centri commerciali in tutto il Paese sono stati costretti a non aprire a causa delle violenze, dopo che i beni esposti, dalle scorte di cibo e medicine alle TV a schermo piatto, sono stati rubati durante il saccheggio. Tali disordini si sono verificati in un Paese fortemente interessato dalla povertà. L’economia sudafricana si è leggermente ripresa dagli effetti della pandemia di COVID-19 del 2020, con una crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) prevista fino al 3,1% nel 2021. Tuttavia, la disoccupazione è cresciuta di oltre il 32%, in una società classificata come una delle più diseguali al mondo, con un coefficiente Gini di 63 e più della metà della popolazione che vive in povertà. Inoltre, la ripresa economica del Sudafrica è stata compromessa anche da un altro blocco, dovuto ad una una terza ondata di coronavirus che ha visto più di 2.500 morti nella settimana dall’8 al 15 luglio. 

Le prime proteste in Sudafrica erano scoppiate il 10 luglio a seguito dell’incarcerazione dell’ex presidente, Jacob Zuma, portando poi ad una spirale di violenza e saccheggi. L’ex presidente sudafricano deve affrontare 16 accuse per frode, corruzione e racket relative all’acquisto, nel 1999, di aerei da combattimento, motovedette ed equipaggiamento militare da cinque aziende europee di armi, tra cui la francese Thales, per un totale di 30 miliardi di rand, l’equivalente di quasi 5 miliardi di dollari. Al momento dell’acquisto, Zuma era il vice dell’allora presidente Thabo Mbeki. In generale, le accuse ruotano intorno ad un presunto sperpero di fondi statali durante i quasi nove anni di presidenza di Zuma, da maggio 2009 a febbraio 2018. 

L’ex capo di Stato, invece, sostiene di essere vittima di una “caccia alle streghe” e ritiene che il vice presidente dell’Alta Corte sudafricana, Raymond Zondo, non sia imparziale nei suoi confronti. La polizia aveva assicurato che avrebbe arrestato Zuma entro la giornata del 7 luglio se non si fosse presentato da solo. Il 9 luglio, la Corte Suprema sudafricana aveva poi respinto la richiesta dell’ex presidente di annullare la pena. Le manifestazioni sono scoppiate a KwaZulu-Natal (KZN), la provincia natale dell’uomo, dopo che il 7 luglio l’ex leader si è spontaneamente consegnato alla polizia. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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