Russia-Nicaragua: incontro tra ministri degli Esteri

Pubblicato il 19 luglio 2021 alle 16:01 in America centrale e Caraibi Russia

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Il ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, ha incontrato a Mosca, lunedì 19 luglio, l’omologo nicaraguense, Denis Moncada Colindres. Quest’ultimo è giunto nella capitale il 17 luglio, per una visita ufficiale che terminerà il 21 luglio.

A riferirlo è stata l’agenzia di stampa russa TASS. Lavrov, nel suo discorso di apertura, ha ricordato che il 19 luglio segna il 42° anniversario dalla Rivoluzione sandinista, che, nel 1979, ha portato all’abbattimento della dittatura di Anastasio Somoza Debayle. Rivolgendo i suoi più sentiti saluti al presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, Lavrov ha affermato che il vertice avrebbe offerto un’occasione per discutere di come sviluppare ulteriormente le relazioni bilaterali, nonché delle questioni rilevanti a livello di politica internazionale e regionale. Colindres, a sua volta, ha salutato la leadership russa a nome presidente del Nicaragua, rivolgendosi soprattutto al capo del Cremlino, Vladmir Putin. A seguito dei colloqui, i ministri degli Esteri dei due Paesi hanno sottoscritto un accordo intergovernativo sulla sicurezza informatica internazionale. L’intesa, ha spiegato Lavrov, consentirà di operare in “condizioni di pace e di stabilità”.

Il ministro russo ha anche ribadito la posizione di Mosca rispetto alle sanzioni europee contro il Paese dell’America Centrale. Per Lavrov, si tratta di una misura che contribuisce ad alimentare il “malcontento popolare” e le tensioni regionali. Le sanzioni, definite una “misura politica distruttiva”, rappresentato un mezzo per minacciare lo sviluppo economico del Paese. Sia Lavrov sia Colindres hanno confermato l’importanza dei principi di diritto internazionale, nonché della Carta delle Nazioni Unite. Per entrambi è fondamentale che l’ordine mondiale sia di tipo “policentrico”, poiché tale assetto è “più giusto e più democratico”. Mosca e Managua hanno poi convenuto di continuare il dialogo interdipartimentale sulla base del Memorandum d’intenti, in vigore dal maggio 2018, per approfondire le consultazioni a livello di Ministero degli Esteri. Infine, Lavrov si è detto soddisfatto dell’esito delle trattative.

L’Unione Europea ha imposto misure restrittive al Nicaragua nell’ottobre 2019, a causa del deterioramento della situazione politica e sociale nel Paese. Bruxelles, nello specifico, aveva duramente condannato la repressione che, dall’aprile del 2018, ha colpito gli oppositori politici e i manifestanti, nonché i media indipendenti. Le sanzioni prevedono il divieto di viaggio nell’UE e il congelamento dei beni per persone ed entità coinvolte nelle attività criminali. È imposto, inoltre, divieto a persone ed entità dell’UE di mettere fondi a disposizione di coloro che sono stati inseriti nell’elenco. Successivamente, il 12 ottobre 2020, il Consiglio ha annunciato la proroga delle sanzioni fino al 15 ottobre, a causa delle azioni perpetrate dalla forze di sicurezza e dai gruppi armati filogovernativi. Tali misure saranno in vigore finché il Nicaragua non avvierà un percorso di democratizzazione e di rispetto dei diritti umani.

Negli ultimi anni, la penetrazione strategica del Cremlino nella sfera di sicurezza degli USA si è fatta particolarmente evidente in alcuni Paesi. Oltre alle storiche relazioni con Cuba, Mosca è diventata una delle principali sostenitrici del Venezuela di Nicolás Maduro, ha rafforzato contatti con El Salvador, ed ha lanciato una vera e propria campagna in Nicaragua. Osservatori internazionali hanno paragonato il sostegno russo a tali regimi a quello offerto, a partire dal 2015, al presidente siriano, Bashar al-Assad.  Il supporto ai suddetti regimi autoritari, per gli analisti, riflette anche il timore che le “rivoluzioni colorate” possano prendere piede in Russia. È importante ricordare che, a partire dal 2000, tali movimenti filo-europeisti hanno dato il via a proteste antigovernative in numerosi Stati post-sovietici, come l’Ucraina e la Georgia. Pertanto, Mosca teme che il potenziale successo dei movimenti contro il governo siriano, nicaraguense, cubano e venezuelano avrebbe provocato un’analoga reazione in Russia.

Le relazioni diplomatiche tra Russia e Nicaragua risalgono agli anni ’70. Tuttavia, è sin dai tempi dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche che i due Paesi intrattengono legami bilaterali. Intensificatisi a partire dal 2007, anno in cui il leader sandinista, Daniel Ortega, è tornato al potere, la Russia ha continuato a fornire al Nicaragua sostegno politico, economico e militare, soprattutto nella lotta ai movimenti di resistenza. La Repubblica, inoltre, ha sempre adottato una posizione in favore alla Russia per quanto riguarda le questioni legate alla Crimea, all’Abkhazia e all’Ossezia del Sud.  Il 27 marzo 2014, al voto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla questione del non riconoscimento del referendum del 16 marzo in Crimea, il Nicaragua ha votato contro, riconoscendo così il referendum in Crimea e sostenendo l’annessione alla Russia. Quanto alla cooperazione militare, è importante ricordare che, nel 2016, in Nicaragua sono stati consegnati circa 20 carri armati russi, nel quadro di un accordo che prevedeva la fornitura di un totale di 50 mezzi militari. Nonostante i veicoli siano costati circa 80 milioni dollari, il governo del Nicaragua aveva definito l’accordo un “regalo da parte della Russia”.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione