L’Algeria richiama per consultazioni il suo ambasciatore in Marocco

Pubblicato il 19 luglio 2021 alle 9:04 in Algeria Marocco

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Il Ministero degli Esteri algerino ha annunciato di aver richiamato in patria, per consultazioni, il suo ambasciatore a Rabat e ha accennato a possibili ulteriori misure. La mossa è collegata alle recenti dichiarazioni del rappresentante permanente del Marocco alle Nazioni Unite, Omar Hilal, in merito al diritto all’autodeterminazione della regione della Cabilia, in Algeria.

Parlando durante una riunione dell’ONU, il 15 luglio, Hilale ha attirato l’attenzione dei funzionari di Algeri dichiarando il suo sostegno “all’autodeterminazione delle persone che vivono nella regione della Cabilia”, in riferimento alla minoranza algerina di lingua tamazight. L’iniviato ha poi suggerito che il vicino nordafricano non dovrebbe negare questo diritto al popolo cabilo, mentre sostiene l’autodeterminazione per il Sahara occidentale. In risposta, il Ministero degli Esteri algerino ha affermato che si aspetta un chiarimento da parte del Marocco sulla sua posizione finale e ha descritto le osservazioni di Hilale di “estrema gravità”. “Da allora, e in assenza di un’eco positiva e adeguata da parte marocchina, è stato deciso oggi il richiamo, con effetto immediato, per consultazioni, dell’ambasciatore d’Algeria a Rabat”, si legge in una nota del Ministero, in cui si specifica che “altre misure” sono possibili “a seconda dell’evoluzione della vicenda”.

Alcuni alti funzionari e politici algerini si sono rivolti ai social media per sfogare la loro frustrazione nei confronti di quello che hanno descritto come un attacco frontale e inaccettabile alla sovranità dell’Algeria. Il leader del movimento El-Bina, Abdelkader Bengrina, ha affermato che i commenti di Hilale erano una “dichiarazione di guerra al Paese e alla sua gente” “Attendiamo una posizione ferma dalle autorità competenti”, ha aggiunto Bengrina. 

Le osservazioni di Hilale sulla regione di Cabilia sono strettamente collegate alla posizione che l’Algeria adotta, da decenni, nei confronti della questione del Sahara occidentale, un territorio dove il popolo saharawi rivendica da anni il suo diritto all’autodeterminazione ma che il Marocco considera parte integrante della nazione. 

La disputa sul Sahara Occidentale ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO).

Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui. Da un lato, il Fronte controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a Est delle mura di difesa del Marocco. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale, ma a Tindouf, città dove il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi. Il Marocco, dall’altro lato, controlla circa l’80% del territorio, che comprende depositi di fosfato e zone per la pesca.

Nonostante l’adesione del Marocco al cessate il fuoco, i tentativi del fronte separatista di effettuare operazioni militari contro le postazioni dell’esercito marocchino hanno portato Rabat a rivendicare il diritto di autodifesa, al fine di garantire la integrità territoriale e sicurezza nazionale. Dopo circa 30 anni dalla proclamazione del cessate il fuoco, le tensioni si sono riaccese il 13 novembre 2020, quando le autorità marocchine hanno deciso di intervenire nella zona cuscinetto di Guerguerat, un piccolo villaggio nell’estremo Sud-Ovest del Sahara occidentale, per rispondere alle “pericolose e inaccettabili provocazioni” del Fronte Polisario. In realtà, già il 21 ottobre, stando a quanto riportato da fonti marocchine, gruppi armati fedeli al Fronte Polisario, pari a circa 70 combattenti, avevano chiuso il valico di frontiera tra Marocco e Mauritania e si erano infiltrati nell’area di Guerguerat, ostacolando la circolazione di persone e merci, oltre a limitare il lavoro degli osservatori militari della Missione dell’Onu.

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Chiara Gentili

di Redazione

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