Iraq: esplosione a Baghdad, almeno 20 vittime

Pubblicato il 19 luglio 2021 alle 20:31 in Iraq Medio Oriente

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L’esplosione di una bomba posizionata lungo una strada ha causato la morte di almeno 20 persone e il ferimento di altre 35, nel mercato di Woheilat del sobborgo ad Est della capitale irachena di Sadr City, il 19 luglio. Al momento l’attacco non è stato rivendicato.

I funzionari di sicurezza dell’Iraq hanno che l’attacco è avvenuto in un mercato affollato di Sadr City, ad un giorno di distanza dalla festa di Eid al-Adha, un momento in cui il mercato particolarmente frequentato. Il Ministero dell’Interno ha affermato che si è trattato di un attacco terroristico realizzato mediante un ordigno di produzione artigianale e che tra i morti e i feriti vi sono stati anche donne e bambini. Oltre a questo l’esplosione avrebbe anche causati incendi in alcuni negozi che sono stati distrutti dalle fiamme. Il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, ha arrestato il comandante del reggimento di polizia federale responsabile dell’area del mercato e ha dichiarato che è stata avviata un’indagine.

Nonostante l’attacco non sia stato ancora rivendicato, al Jazeera English ha sottolineato che, in passato, i  militanti dello Stato Islamico hanno perpetrato attentati con modalità analoghe a quelle del 19 luglio. In particolare, dall’inizio del 2021, si è trattato del terzo attacco perpetrato in tale distretto di Baghdad che è densamente abitato. Nonostante in passato la capitale irachena assistesse a episodi simili pressoché quotidianamente, questi sono divenuti meno frequenti con la sconfitta dello Stato Islamico nel 2017. Uno tra gli episodi più violenti del 2021 ha avuto luogo nel centro di Baghdad, il 21 gennaio scorso, quando un doppio attentato suicida, rivendicato dall’ISIS, ha causato la morte di circa 32 individui e il ferimento di altre 110 persone. Più tardi, il 15 aprile scorso, almeno 4 persone sono state uccise e altre 17 sono rimaste ferite a seguito dell’esplosione di un’autobomba a Sadr city.

 L’ISIS è presente sul suolo iracheno dal 2014, anno in cui ha iniziato ad occupare vaste porzioni del territorio nazionale, compresa la seconda città irachena, Mosul, conquistata il 10 giugno 2014 e che è stata il principale centro urbano conquistato dall’ISIS in Iraq. Dopo tre anni di combattimenti, il 10 luglio 2017, il governo di Baghdad aveva poi annunciato di aver riconquistato Mosul e, il successivo 9 dicembre, l’allora primo ministro dell’Iraq, Haider Al-Abadi, aveva annunciato la vittoria del Paese sullo Stato Islamico, in seguito alla a riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Da allora, l’ISIS ha continuato a sferrare attacchi localizzati e a scatenare insurrezioni e guerriglie nell’Iraq settentrionale per indebolire il governo di Baghdad.

Al momento, i combattenti dello Stato Islamico non controllano più porzioni di territorio ma nel Paese sono ancora presenti le cosiddette “cellule dormienti” che compiono attacchi individuali, spesso contro infrastrutture statali, per lo più situate nelle aree desertiche a Nord di Baghdad. Oltre a questo, un altro target frequente dell’ISIS sono le Forze di Mobilitazione Popolare, o Hashd al-Shaabi, che avevano combattuto contro l’ISIS a fianco della coalizione guidata dagli USA.

Il Global Terrorism Index 2020 colloca l’Iraq alla seconda posizione, dopo l’Afghanistan, tra i 163 Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica, sebbene nel Paese, nel corso del 2019, sia stata registrata una diminuzione del 46% nel numero di vittime provocate dal terrorismo. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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