Francia: arrestato l’ex brigatista italiano Maurizio di Marzio

Pubblicato il 19 luglio 2021 alle 16:09 in Francia Italia

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La polizia francese ha arrestato a Parigi, nella mattinata di lunedì 19 luglio, Maurizio Di Marzio, l’ultimo ex terrorista, di cui l ‘Italia chiede l’estradizione, sfuggito all’operazione “Ombre Rosse” del 28 aprile scorso. La notizia, emersa da fonti del Ministero della Giustizia, è stata riportata dalle principali agenzie di stampa italiane e dai quotidiani francesi. Il provvedimento, depositato l’8 luglio dalla Corte d’Assise di Roma, ha stabilito che non è ancora prescritta la sua pena. La convalida dell’arresto dell’ex brigatista è prevista per domani mattina, mentre, nella giornata di mercoledì 21 luglio, si terrà la prima udienza di comparizione davanti alla Corte di Appello di Parigi.

Di Marzio, 61 anni, è legato all’attentato realizzato nel 1981 contro il dirigente dell’ufficio provinciale del collocamento di Roma, Enzo Retrosi, e al tentato sequestro, il 6 gennaio dell’anno seguente, del vicecapo della Digos della capitale, Nicola Simone. In quest’ultimo episodio, il brigatista, vestito da postino, con divisa e blocchetto delle ricevute in mano, bussò all’appartamento di Simone, che aprì la porta tenendo in mano la sua 38 special. La dinamica dell’incidente possiede due versioni, una vecchia e una recente. In base alla prima, il confronto si è aperto quando il terrorista ha iniziato a sparare contro il funzionario di polizia, il quale avrebbe a sua volta reagito esplodendo due colpi. Stando alla nuova versione, invece, altri componenti del commando Br erano appostati sul pianerottolo e avrebbero cercato di aggredire Simone per immobilizzarlo e rapinarlo. A quel punto, il vicecapo della Digos avrebbe aperto il fuoco per primo, ferendo con due colpi uno dei terroristi e poi sarebbe caduto a terra ferito a sua volta da tre proiettili al volto. Di Marzio è stato condannato a 15 anni di reclusione per gli attentati.

L’ex militante delle Brigate Rosse, molisano d’origine, di Trivento, in provincia di Campobasso, era da anni a piede libero a Parigi, dove svolgeva l’attività di ristoratore. Si tratta del decimo e ultimo ex terrorista italiano fuggito e arrestato dalla polizia in Francia. Gli altri 9 erano stati catturati a fine aprile nella cosiddetta operazione “Ombre Rosse” francese. Nello specifico, il 28 aprile erano stati arrestati in Francia gli ex membri delle BR Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, oltre a Giorgio Pietrostefani, di Lotta Continua, e Narciso Manenti, dei Nuclei armati contro il Potere Territoriale. Il giorno dopo, il 29 aprile, Luigi Bergamin, ex esponente dei Proletari Armati per il Comunismo, e Raffaele Ventura, ex membro delle Formazioni Combattenti Comuniste, si erano arresi e consegnati alle autorità francesi. Tutti e 10 sono stati condannati per crimini legati al terrorismo.

Dagli anni ’80, queste persone sono state sotto la protezione della Francia grazie alla cosiddetta “Dottrina Mitterrand”, con la quale Parigi ha permesso agli ex terroristi di sinistra di rimanere nel Paese e di non essere estradati in Italia, purché si impegnassero a rinunciare alla violenza e qualora non si fossero resi responsabili di omicidio. La questione è stata a lungo una fonte di tensione tra Roma e Parigi e, negli anni, l’Italia ha chiesto alla Francia di consegnare circa 200 persone che si erano rifugiate in territorio francese.

Mitterrand aveva specificato che i responsabili di omicidi non sarebbero stati protetti, ma estredati. In pratica, però, questo è successo raramente e solo due ex membri delle Brigate Rosse sono stati rimandati in Italia. Uno di questi, Cesare Battisti, è fuggito in Sud America nel 2004 prima di poter essere consegnato alle autorità italiane. A tale proposito vale la pena sottolineare che, nel caso degli ex brigatisti arrestati il 28 aprile, ben 5 sono stati condannati per almeno un omicidio. Questi, fino ad ora, vivevano liberamente in Francia. Alla base della dottrina Mitterrand c’era un sostegno ai militanti dell’intellighenzia di sinistra francese. Un altra motivazione era radicata nella convinzione che il sistema giudiziario italiano non avrebbe giudicato in modo equo questi individui. 

Il 28 aprile, la presidenza francese ha sottolineato che gli arresti degli ex estremisti italiani non hanno segnato una rottura con la dottrina Mitterrand. “La Francia, anch’essa colpita dal terrorismo, comprende l’assoluta necessità di fornire giustizia alle vittime”, ha riferito un comunicato della Presidenza francese, che sottolineava anche “l’urgente necessità di costruire un’Europa della giustizia in cui la fiducia reciproca debba essere al centro”. I funzionari francesi hanno affermato che gli arresti sono arrivati a seguito di mesi di discussioni tra Roma e Parigi. In tale contesto, è necessario specificare che, da quando è diventato primo ministro, il 13 febbraio, Mario Draghi ha coltivato un rapporto sempre più stretto con il presidente francese, Emmanuel Macron, su diversi fronti.

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di Redazione

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