Donbass: esplosione di un gasdotto, DPR accusa Kiev

Pubblicato il 19 luglio 2021 alle 12:16 in Russia Ucraina

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L’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) ha annunciato, sabato 17 luglio, di aver avviato un’indagine contro le Forze Armate dell’Ucraina a seguito di un’esplosione che, il giorno precedente, ha colpito un gasdotto nel distretto di Budennovsky, situato nel Donbass.

A riportarlo, sabato 17 luglio, è stata l’agenzia di stampa russa TASS. Per il Ministero della Difesa della DPR, l’esplosione è stata un “sabotaggio intenzionale da parte dell’Ucraina”. I dati preliminari raccolti durante le indagini hanno rivelato che l’ordigno era stato attivato da un detonatore appartenente all’Esercito di Kiev. Frammenti della mina Karandash MV3K sono stati rinvenuti nei pressi della stazione ferroviaria di Mushketovo, la quale si trova in prossimità del gasdotto, che è stato gravemente danneggiato. Tali vicende, secondo il Ministero degli Esteri della DPR, hanno violato tutti gli accordi raggiunti con le autorità ucraine, comprese le misure in vigore dal 27 luglio 2020. Queste ultime impongono il divieto di sparare e di detenere armi sia nelle vicinanze, sia all’interno di insediamenti militari.

Il rappresentante plenipotenziario della DPR nei negoziati nel formato del Gruppo di Minsk, la ministra degli Affari Esteri, Natalya Nikonorova, ha dichiarato che le autorità della DPR intendono discutere dell’incidente nel corso della prossima riunione del suddetto gruppo di contatto. Le autorità di Donetsk hanno dunque esortato gli osservatori della missione speciale di monitoraggio dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) a ispezionare il sito dell’esplosione al fine di chiarire le circostanze di ciò che è stato definito come un “attentato terroristico”.

L’OSCE è un’organizzazione regionale per la promozione della pace, del dialogo politico, della giustizia e della cooperazione. Composta 57 Paesi membri, tra cui Stati Uniti, Canada, gli Stati europei, quelli del Caucaso e dell’Asia Centrale, è la più vasta organizzazione regionale per la sicurezza. L’OSCE è nata dalla Conferenza sulla Sicurezza e sulla Cooperazione in Europa (CSCE), convocata per la prima volta a Helsinki, nel 1972, con lo scopo di rilanciare il dialogo tra Est e Ovest. L’Atto finale fu firmato nella capitale finlandese, il primo agosto 1975, dai capi di Stato e di governo dei 35 paesi partecipanti.

A partire dall’ultima settimana di marzo, la Russia ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, la SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona.  Nonostante ciò, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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