Afghanistan: colloqui insoddisfacenti, appello internazionale alla pace

Pubblicato il 19 luglio 2021 alle 10:57 in Afghanistan Asia

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A seguito di mancati progressi durante le nuove discussioni a Doha, in Qatar, quindici missioni diplomatiche e il rappresentante della NATO a Kabul hanno lanciato un appello ai talebani, chiedendo di fermare le offensive militari in Afghanistan. 

Una delegazione di alto livello di leader afghani si è incontrata con la leadership politica dei talebani nella capitale del Qatar, Doha, il 17 e 18 luglio. Tuttavia, i colloqui non sono riusciti a raggiungere un accordo per uno stop alla crescente violenza che sta sconvolgendo l’Afghanistan. Le due parti hanno discusso di come raggiungere una soluzione politica per porre fine al conflitto, secondo quanto riferito il 19 luglio dal presidente dell’Alto Consiglio per la Pace afghano, Abdullah Abdullah, che ha preso parte al dialogo. “Abbiamo deciso di continuare i colloqui, cercare una soluzione politica all’attuale crisi, evitare vittime civili, facilitare l’assistenza umanitaria e le forniture mediche per affrontare la pandemia di COVID-19”, ha scritto Abdullah in un post su Twitter.

Una dichiarazione dei talebani, nella tarda serata di domenica 18 luglio, ha aggiunto: “Entrambe le parti hanno concordato sulla necessità di velocizzare i colloqui di pace, al fine di trovare una soluzione equa e permanente per l’attuale questione in Afghanistan il prima possibile”. Il portavoce dei talebani a Doha, Mohammed Naeem, è però intervenuto per smentire le notizie dei media secondo cui il gruppo aveva accettato un cessate il fuoco in occasione della festività islamica dell’Eid, che si celebra il 20 luglio, in cambio di un nuovo rilascio di prigionieri. 

In tale contesto, numerosi Paesi sono intervenuti per chiedere una svolta nel dialogo. “Questo Eid al-Adha, i talebani dovrebbero deporre le armi per sempre e mostrare al mondo il loro impegno per il processo di pace”, hanno riferito le 15 missioni e il rappresentante della NAT. La dichiarazione congiunta è stata sottoscritta da Australia, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, delegazione dell’Unione Europea, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Giappone, Corea, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Gran Bretagna e Stati Uniti e dal rappresentante civile senior della NATO . “L’offensiva dei talebani è in diretta contraddizione con la loro pretesa di sostenere un accordo”, continua il testo. 

Il mese di giugno è risultato essere il più letale mai registrato dall’Afghanistan negli ultimi due decenni. Le autorità di Kabul hanno riferito che le forze di sicurezza e difesa nazionali afgane (ANDSF) hanno eliminato oltre 6.000 combattenti talebani in circa un mese, riconoscendo che anche il gruppo ha inflitto gravi perdite alle forze governative. I dati raccolti dal quotidiano afghano Tolo News mostrano che 638 militari e civili sono stati uccisi negli attacchi dei talebani durante questo periodo e altri 1.060 sono rimasti feriti. Inoltre, ben 120 distretti sono stati “evacuati” a seguito delle offensive dei militanti islamisti.

In Afghanistan, l’escalation si è intensificata da quando è stato annunciato il graduale ritiro delle truppe statunitensi, che si concluderà l’11 settembre. È da decenni che il Paese è caratterizzato da una profonda instabilità politica. I talebani, un’organizzazione di matrice fondamentalista islamista, sono stati dapprima impegnati nella lotta antisovietica in Afghanistan. Una serie di guerre intestine hanno poi visto trionfare questi ultimi, che nel 2001 controllavano la maggioranza del territorio afghano. Lo stesso anno, con l’intervento degli Stati Uniti e il successivo sostegno offerto dalla NATO il regime teocratico instaurato dai talebani è stato rovesciato. Tuttavia, il gruppo ha continuato a lottare per il controllo del territorio e per l’imposizione di un emirato islamico in Afghanistan, lanciando attacchi contro le truppe della coalizione internazionale dell’Alleanza Atlantica schierate in Afghanistan, nonché contro le forze governative di Kabul, considerate “burattini” della potenze occidentali. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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