Siria: raid del regime a Idlib, almeno 5 civili uccisi

Pubblicato il 18 luglio 2021 alle 12:14 in Medio Oriente Siria

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Un bombardamento condotto dal regime siriano nella provincia di Idlib, ultimo grande bastione ancora in mano ai ribelli, ha ucciso almeno 5 civili, tra cui due bambini. Lo ha riferito, domenica 18 luglio, l’Osservatorio siriano per i diritti umani, un gruppo di monitoraggio dei conflitti con sede in Gran Bretagna. L’attacco è avvenuto nella serata di sabato 17 luglio nel villaggio di Ehsim, nel Sud della regione.

Un membro della famiglia colpita ha rivelato, all’agenzia di stampa Agence France Presse, che un gruppo di ospiti si era radunato nell’abitazione per congratularsi con un parente delle recenti nozze. In quel momento, il bombardamento è stato sferrato contro la loro casa. In una foto scattata dai reporter dell’agenzia, si vedono i soccorritori rimuovere un pezzo del soffitto crollato per recuperare il corpo di una donna.

Poco prima, nella giornata di sabato, i razzi lanciati dalle forze filo-governative avevano ucciso 6 persone nel villaggio di Sarja, tra cui 3 bambini e un soccorritore. Il bilancio delle vittime civili ad Idlib, questo fine settimana, è quindi di almeno 11 persone in totale.

Il bombardamento di Ehsim è avvenuto poche ore dopo che Bashar al-Assad ha prestato giuramento per il suo quarto mandato presidenziale. Il capo di Stato, nel suo discorso alla nazione dopo aver ufficialmente vinto il 95% dei voti in un’elezione respinta all’estero, ha dichiarato di voler “liberare” le aree ancora al di fuori del controllo del governo. “Le elezioni hanno dimostrato la forza della legittimità popolare conferita allo Stato”, ha continuato Assad. Alla vigilia del voto, il 26 maggio, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia hanno affermato che le votazioni non erano “né libere né eque”. Anche l’opposizione siriana le ha definite una “farsa”.

Le morti di sabato rappresentano solo l’ultima violazione di un accordo di cessate il fuoco, concordato da Russia e Turchia il 5 marzo del 2020 ed esteso il 17 febbraio di quest’anno, per arginare l’offensiva del regime contro la roccaforte ribelle. Pochi giorni fa, il 15 luglio, almeno 9 civili, tra cui bambini, avevano perso la vita in seguito ad attacchi perpetrati dalle forze del governo di Damasco, coadiuvate da Mosca, in diverse aree del governatorato nord-occidentale di Idlib. Situata al confine con la Turchia, la regione ospita circa 4 milioni di persone. Più della metà di loro sono sfollati e hanno bisogno degli aiuti umanitari per sopravvivere. L’area è dominata dall’ex affiliato siriano di Al-Qaeda, Hayat Tahrir al-Sham, ma sono presenti anche altri gruppi ribelli.

Sebbene la tregua sia stata più volte violata nel corso dell’ultimo anno, l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala. Ciononostante, già nel mese di giugno il governatorato nord-occidentale è ritornato ad essere testimone di tensioni, durate per circa quattro settimane, apparentemente placate a partire dal 29 giugno. Queste hanno interessato soprattutto le aree di Jabal al-Zawiya, nel Sud di Idlib, e Al-Ghab, a Ovest di Hama. Nel suo ultimo rapporto, pubblicato il 13 luglio, la Difesa civile siriana ha riferito che i raid di Damasco e Mosca hanno provocato l’uccisione di oltre 110 persone, tra cui 23 bambini, 19 donne e 2 volontari dell’organizzazione dall’inizio del 2021, mentre il numero dei feriti ammonta a circa 296, tra cui 52 bambini di età inferiore ai 14 anni e 11 volontari.

Secondo alcuni analisti, l’escalation di giugno sarebbe da collegarsi agli esiti di due eventi ritenuti rilevanti. Il primo è legato alla ripresa dei colloqui di Astana, sulla crisi siriana, in cui Turchia, Russia e Iran svolgono il ruolo di garanti. Il secondo riguarda il voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul meccanismo di invio di aiuti umanitari attraverso Bab al-Hawa, un valico che collega la Turchia a Idlib, posto sotto il controllo dei gruppi di opposizione. Nonostante l’opposizione iniziale di Mosca, il 9 luglio, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione che estende per 6 mesi, rinnovabili fino ad un totale di 12, il meccanismo di assistenza umanitaria transfrontaliera tra Siria e Turchia. La Russia considera tale meccanismo una forma di violazione della sovranità di Damasco sulla Siria e ha precedentemente chiesto che gli aiuti umanitari venissero trasferiti solo attraverso valichi controllati dalle forze filogovernative. Tuttavia, estendere la durata del meccanismo per 6 mesi, anziché 12, è stato un compromesso accettato anche da parte russa.

Tali sviluppi si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Bashar al-Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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