L’Iran sospende temporaneamente i colloqui di Vienna sul nucleare

Pubblicato il 18 luglio 2021 alle 16:37 in Iran USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I negoziati a Vienna, volti a salvare l’accordo sul nucleare iraniano, non riprenderanno prima dell’insediamento del nuovo governo del Paese, ad agosto. É quanto ha riferito, sabato 17 luglio, il viceministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi. “Siamo in un periodo di transizione. I colloqui di Vienna devono quindi ovviamente attendere la nostra nuova amministrazione”, ha scritto su Twitter, aggiungendo: “Questo è ciò che ogni democrazia richiede”. Araghchi è a capo del team che porta avanti i negoziati sul nucleare per conto dell’Iran.

La Repubblica islamica sta tenendo colloqui a Vienna con le principali potenze mondiali da aprile per cercare di far rivivere l’accordo firmato il 14 luglio del 2015. Il patto alleggeriva le sanzioni internazionali su Teheran in cambio della limitazione del suo programma nucleare, ma è stato abbandonato l’8 maggio del 2018 quando l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di ritirarsi unilateralmente dall’intesa e di reintrodurre le sanzioni contro l’Iran. Il successore di Trump, Joe Biden, si è detto disponibile a riconsiderare l’accordo e ha accettato l’avvio di negoziati indiretti con la controparte iraniana mentre gli altri Stati membri dell’intesa, ovvero Gran Bretagna, Cina, Francia, Germania e Russia, organizzano colloqui a Vienna per trovare un nuovo punto d’incontro. Un sesto round di negoziati si è concluso il 20 giugno, ma le date del prossimo appuntamento non sono ancora state fissate.

L’ultra-conservatore Ebrahim Raisi ha vinto le elezioni presidenziali del 18 giugno in Iran e, il 5 agosto, sostituirà il presidente moderato Hassan Rouhani, giunto al limite costituzionale dei due mandati consecutivi. Il campo ultraconservatore iraniano, che diffida profondamente degli Stati Uniti, ha più volte incolpato Rouhani del fallimento dell’accordo nucleare, originariamente negoziato ed entrato in vigore sotto la sua guida. Nonostante ciò, le figure politiche di spicco del Paese, incluso Raisi, concordano sul fatto che Teheran debba cercare di porre fine al regime di sanzioni statunitensi. Rouhani aveva ripetutamente promesso che sarebbe riuscito a convincere gli Stati Uniti a revocare le sanzioni prima della fine del suo mandato, ma, mercoledì 14 luglio, ha ammesso che ciò non sarebbe stato possibile, considerato che i negoziati non saranno conclusi quando dovrà lasciare l’incarico. L’ultima decisione politica in Iran spetta al leader supremo, l’ayatollah Ali Khamenei, che ha dato il via libera sia all’accordo nucleare originale che agli sforzi per rianimarlo.

Secondo un rapporto del Wall Street Journal del 17 luglio, un piano tripartito presentato da funzionari europei, che avrebbe prolungato il tempo necessario all’Iran per produrre i materiali utilizzati nella realizzazione di un’arma nucleare e reso più fattibile un rilancio dell’accordo, è stato respinto dal team negoziale di Teheran. Il piano rifiutato avrebbe altresì visto l’eliminazione di centrifughe avanzate, la rimozione dell’infrastruttura elettronica utilizzata per azionare le macchine attualmente vietate ai sensi dell’accordo e la riduzione della capacità del Paese di produrre nuove centrifughe. Diverse fonti vicine ai colloqui hanno affermato che l’Iran non consentirà a nessuna delle sue centrifughe avanzate di essere distrutte. Non è noto se la bozza europea sia stata proposta nell’ambito dei negoziati in corso a Vienna o indipendentemente da questi. 

Nel frattempo, le potenze europee hanno avvertito che i precedenti progressi compiuti nei colloqui potrebbero andare persi, se l’Iran continuerà a imporre limiti all’accordo. “Abbiamo ripetutamente sottolineato che il tempo non è dalla parte di nessuno. Con i suoi ultimi passi, l’Iran sta minacciando un esito positivo dei colloqui di Vienna nonostante i progressi compiuti finora in sei tornate di negoziati”, hanno affermato i ministri degli Esteri di Francia, Gran Bretagna e Germania, la scorsa settimana, in una dichiarazione congiunta.

Dopo aver annunciato la temporanea sospensione dei negoziati sul nucleare, Araghchi ha accusato gli Stati Uniti e il Regno Unito di voler tenere “in ostaggio” i colloqui per lo scambio di prigionieri in risposta alla mossa di Teheran. “Gli Stati Uniti e il Regno Unito devono capirlo e smettere di collegare uno scambio umanitario, pronto per essere implementato, con il JCPOA”, ha twittato il viceministro, usando la sigla ufficiale dell’accordo sul nucleare, in italiano “Piano d’azione globale congiunto”. “Mantenere un tale scambio in ostaggio per l’elemosina politica non farà ottenere né l’uno né l’altro risultato”, ha aggiunto, specificando che 10 prigionieri da entrambe le parti potrebbero essere rilasciati a breve. 

Il portavoce del Dipartimento di Stato USA, Ned Price, dal canto suo, ha dichiarato che i commenti rappresentano “uno sforzo oltraggioso per deviare la colpa dell’attuale impasse”. “Siamo pronti a tornare a Vienna per completare il lavoro su un reciproco ritorno al JCPOA una volta che l’Iran avrà preso le decisioni necessarie”, ha affermato Price.

Iran e Stati Uniti sono impegnati da mesi in colloqui indiretti, facilitati dalla Svizzera, per finalizzare uno scambio di prigionieri. Entrambe le parti hanno riferito, la scorsa settimana, che i colloqui stanno andando avanti. I due Paesi hanno effettuato scambi di prigionieri due volte in passato, una nel gennaio 2016, quando è stato attuato l’accordo sul nucleare, e l’altra nel dicembre 2019. Come i colloqui sul nucleare, sembra che anche lo scambio di prigionieri sia stato rinviato a dopo l’insediamento dell’ultraconservatore Raisi.

Il governo di Teheran sostiene che la maggior parte delle sanzioni che gli Stati Uniti hanno imposto al Paese dal 2018 saranno revocate se verrà raggiunto un accordo a Vienna. Tuttavia, i passi che l’Iran ha preso per far avanzare il suo programma nucleare, compreso l’arricchimento dell’uranio a più del 60% e la produzione di uranio metallico, stanno complicando i negoziati. È probabile che i colloqui proseguiranno nella seconda metà di agosto, ma resta da vedere come si evolveranno le differenze politiche a Teheran fino ad allora.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.