La Colombia individua un nuovo sospettato nell’assassinio di Moise

Pubblicato il 17 luglio 2021 alle 10:31 in America centrale e Caraibi Colombia

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Il capo della polizia colombiana, il generale Jorge Vargas, ha dichiarato che, ad ordinare l’assassinio del presidente di Haiti, Jovenel Moise, potrebbe essere stato l’ex funzionario del Ministero della Giustizia haitiano, Joseph Felix Badio. Le affermazioni sono emerse, venerdì 16 luglio, dopo che un’indagine condotta congiuntamente dalle autorità haitiane e colombiane, insieme all’Interpol, ha rivelato che Badio avrebbe dato l’ordine per l’assassinio tre giorni prima dell’attacco. 

Secondo quanto riferito da Vargas, la polizia ha scoperto che Badio avrebbe ordinato agli ex soldati colombiani Duberney Capador e German River, inizialmente arruolati per svolgere servizi di sicurezza, di uccidere Moise. “Alcuni giorni prima, a quanto pare tre, Joseph Felix Badio, ex funzionario del Ministero della Giustizia di Haiti, che ha lavorato nell’unità anticorruzione con il servizio di intelligence generale, ha detto a Capador e Rivera che dovevano assassinare il presidente di Haiti”, ha affermato Vargas, senza tuttavia fornire prove o ulteriori dettagli sulla provenienza delle informazioni.

Capador è stato ucciso in una sparatoria con la polizia haitiana poche ore dopo l’omicidio di Moise. Rivera, invece, rimane detenuto ad Haiti mentre la polizia sta ancora cercando Badio, licenziato a maggio. Più di 20 sospettati sono stati arrestati dopo essere stati accusati di coinvolgimento diretto nell’omicidio. La maggior parte sono ex soldati colombiani. Tre sono stati uccisi in scontri con la polizia e almeno altri 7 sono ancora in fuga. Secondo il governo colombiano, solo un piccolo gruppo di soldati conosceva la vera natura dell’operazione. A detta di Bogotà, molti sarebbero stati ingannati.

Sempre nella giornata di venerdì, il capo della polizia di Haiti, Leon Charles, ha dichiarato che 24 agenti di polizia erano di guardia quando la casa del presidente è stata attaccata. Charles ha affermato che gli uomini sono stati interrogati e che 5 alti funzionari di polizia sono stati posti in detenzione isolata, sebbene nessuno di loro sia stato nominato come sospettato. Il primo ministro ad interim del Paese, Claude Joseph, ha assicurato che il governo continuerà a cercare i responsabili e a consegnarli alla giustizia. “Continueremo a porre domande”, ha detto.

Circa una settimana fa, domenica 11 luglio, le autorità di Haiti hanno arrestato Christian Emmanuel Sanon, 63 anni, presunto medico residente in Florida, accusandolo di essere una delle menti dietro l’omicidio. Sanon avrebbe assunto mercenari per cacciare e sostituire Moise, hanno riferito i funzionari del governo, specificando che, già a giugno, l’uomo si sarebbe imbarcato su un jet privato per Haiti, accompagnato da guardie di sicurezza da lui reclutate, per cercare di sostituire Moise e assumere la carica di presidente. Il capo della polizia Charles ha altresì identificato l’ex senatore haitiano John Joel Joseph come un attore chiave nell’omicidio, ipotizzando che abbia fornito armi e pianificato incontri. La polizia lo sta ancora cercando. Anche Dimitri Herard, il capo della sicurezza della residenza di Moise, è stato arrestato. “Questo è un grande complotto, molte persone ne fanno parte”, ha detto il primo ministro Joseph in una conferenza stampa, aggiungendo: “Sono determinato a portare avanti le indagini”. Il gruppo di assassini comprenderebbe, in totale, 26 colombiani e 2 haitiani-statunitensi.

Secondo il presidente della Colombia, Ivan Duque, molti dei colombiani accusati di coinvolgimento nell’assassinio di Moise si sarebbero recati nel Paese per lavorare come guardie del corpo. Questa versione è stata confermata anche da parenti e colleghi di alcuni dei colombiani detenuti. “La Colombia invierà una missione consolare ad Haiti, non appena sarà approvata dalla nazione caraibica”, ha specificato il vicepresidente colombiano e ministro degli Esteri, Marta Lucia Ramirez, “con l’obiettivo di incontrare i colombiani detenuti, garantire il rispetto dei loro diritti e procedere con il rimpatrio delle spoglie dei colombiani deceduti”. Anche Ramirez ha ribadito che solo pochissimi uomini, ex militari, sarebbero stati a conoscenza del piano di assassinio. Il ministro, tuttavia, ha dichiarato che i responsabili dovranno pagare il prezzo delle loro azioni: “Chiunque siano, da qualunque parte provengano, dovranno affrontare tutte le conseguenze drastiche che questo crimine porterà”, ha detto.

Nel frattempo, l’ex presidente, Jean-Bertrand Aristide, è tornato ad Haiti, venerdì 16 luglio, dopo quasi un mese a Cuba, dove stava ricevendo cure mediche non specificate. Il suo ritorno aggiunge un elemento potenzialmente volatile a una situazione già tesa nel Paese, dove si sta affrontando un vero e proprio vuoto di potere. Aristide è stato a lungo uno dei politici più polarizzanti di Haiti ed è ancora popolare tra molti. Era stato eletto presidente nel 1990, costretto a dimettersi con un colpo di stato militare un anno dopo e riportato al potere dall’esercito degli Stati Uniti, nel 1994, per finire il resto del suo mandato. Ponendosi come difensore dei poveri e sostenitore della “teologia della liberazione” di sinistra, era profondamente odiato dai membri dell’élite haitiana.

Moise è stato ucciso da un gruppo di uomini armati nelle prime ore del 7 luglio nella sua abitazione. La moglie è rimasta ferita nell’agguato. L’uccisione ha gettato Haiti in una crisi politica che potrebbe aggravare la situazione già fragile del Paese, dove si registra una scarsità di beni alimentari e un aumento della violenza criminale. Il contesto già complesso è stato fortemente influenzato in negativo dalla pandemia di COVID-19. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione