Uzbekistan, USA, Pakistan e Afghanistan: una piattaforma per la pace inter-afghana

Pubblicato il 16 luglio 2021 alle 10:26 in Afghanistan Uzbekistan

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Uzbekistan, Stati Uniti, Pakistan e Afghanistan hanno annunciato, venerdì 16 luglio, la creazione di una nuova piattaforma quadripartita per le consultazioni riguardanti il processo di pace afghano. Nel frattempo, la Russia definisce “allarmante” la situazione nel Paese Centroasiatico. 

 Lo ha annunciato, il medesimo venerdì, il Ministero degli Esteri uzbeko. Nello specifico, i leader dei quattro Paesi hanno concordato di avviare consultazioni di alto livello, nei mesi seguenti, al fine di discutere della situazione in Afghanistan e di porre sul tavolo la normalizzazione del conflitto tra le forze governative e i militanti dei talebani. Oltre a ciò, il Dipartimento degli Esteri dell’Uzbekistan ha anche reso noto che, nel corso delle consultazioni, i rappresentanti hanno sottolineato l’importanza della connettività regionale. Per loro, si tratta di una condizione necessaria al fine di avviare il processo di pace. Anche la Russia, da parte sua, si è espressa sulla situazione nel Paese Centroasiatico. Nello specifico, il 12 luglio, l’inviato speciale del presidente russo per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, ha definito “allarmanti” gli ultimi sviluppi nell’area. Allo stesso tempo, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato che Mosca ha notato un forte aumento di tensioni lungo il confine afgano-tagiko, due terzi dei quali sono stati presi sotto il controllo dei talebani. Il medesimo 16 luglio, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, durante un incontro con il presidente afghano, Ashraf Ghani, a margine della conferenza internazionale “Asia centrale e meridionale: interconnessione regionale. Sfide e opportunità”, ha sottolineato l’importanza di un avvio tempestivo di un dialogo inter-afgano.

Anche il governo afghano ha richiesto il sostegno di Paesi terzi per interrompere la marcia dei talebani, intensificatasi a seguito del graduale ritiro delle truppe statunitensi dal Paese. Nel dettaglio, le autorità di Kabul si sono rivolte a Russia, Cina e India, richiedendo assistenza militare alle forze governative. Tuttavia, l’Afghanistan ha chiarito che qualsiasi forma di sostegno dall’esterno non implica interferenza negli affari interni del Paese.

Qualche giorno prima, il 14 luglio, la Russia ha annunciato la costruzione di un avamposto di frontiera in Tagikistan, al confine con l’Afghanistan.  A fornire maggiori dettagli sulla questione è stato Kabulov, il quale ha rilasciato un’intervista all’agenzia di stampa russa RIA Novosti. Nello specifico, l’asse Mosca-Dushanbe prevede di sottoscrivere un accordo per la costruzione del punto di frontiera, il quale sarebbe finanziato grazie a fondi russi. Analoghe dichiarazioni erano state rilasciate dal ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, nel mese di maggio, in occasione di una visita di alto livello nella capitale tagika.

Gli ultimi sviluppi si collocano nel quadro della rapida ascesa dei talebani in Afghanistan. I talebani hanno annunciato, il 14 luglio, di aver preso il controllo di un valico di frontiera con il Pakistan. Si tratta dell’avamposto nella città afghana di Wesh, situata di fronte alla città pakistana di Chaman. 

La violenta marcia dei talebani verso il Nord dell’Afghanistan continua, obbligando civili ad abbandonare il Paese e militari filo-governativi a fuggire in Tagikistan e Uzbekistan. Gli episodi dell’8 e 9 luglio si collocano nel quadro di una grave escalation che si è intensificata da quando è stato annunciato il graduale ritiro delle truppe statunitensi, che si concluderà l’11 settembre.

È da decenni che l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. Il gruppo dei talebani, di matrice fondamentalista islamica, è stato dapprima impegnato nella lotta antisovietica in Afghanistan. L’intervento degli Stati Uniti, nel 2001, e il successivo sostegno offerto dalla NATO con la missione International Security and Assistance Force (ISAF), dell’agosto 2003, ha rovesciato il regime teocratico che era stato imposto nel Paese Asiatico tra il 1995 e il 1996. Tuttavia, il gruppo ha continuato a perseguire attività terroristiche contro le truppe della coalizione internazionale dell’Alleanza Atlantica schierate in Afghanistan, nonché contro le forze governative di Kabul. Nel corso degli anni, i talebani hanno ciclicamente perso e riconquistato terreno, complice anche l’avanzata dell’organizzazione terroristica dello Stato Islamico (IS). Il 12 settembre 2020, nella capitale del Qatar, sono stati avviati i colloqui di pace tra il governo afghano e i talebani.

  

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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