Myanmar: gli oppositori della giunta colpiscono il servizio elettrico nazionale

Pubblicato il 16 luglio 2021 alle 20:39 in Asia Myanmar

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Un ordigno realizzato artigianalmente è esploso in un ufficio dell’azienda incaricata della fornitura elettrica nazionale, la Electric Power Corp. di Mandalay, la seconda città del Paese, ferendo almeno 7 persone.

Secondo quanto riferito dalla televisione di Stato birmana, la MRTV, quattro tra le persone ferite sarebbero impiegati dell’azienda. Altri media indipendenti hanno fornito un conto leggermente diverso dei feriti e hanno affermato che tra coloro che sono stati colpiti vi erano persone andate all’ufficio per pagare le bollette.

Gli attacchi contro la Electric Power Corp. sono iniziati da quando il governo ha deciso di colpire chi non paga le bollette interrompendo i loro servizi all’inizio di luglio 2021. Più cittadini si sono rifiutati di pagare le utenze come segno di disobbedienza civile in seguito alla presa di potere dell’Esercito del primo febbraio scorso. Tuttavia, poiché l’assenza di elettricità è un problema per molti, il movimento è stato debole in tal senso e gli attivisti hanno quindi deciso di colpire la compagnia e i suoi dipendenti. Secondo media locali, sarebbero stati almeno nove gli uffici di compagnie elettriche a Yangon, la più grande città del Paese, sono stati attaccati, insieme ad altri nella regione di Bago e nello Stato di Shan. Ci sono poi state anche segnalazioni di dipendenti dell’azienda attaccati per strada .

In Myanmar è attivo un movimento che invita i cittadini a adottare tutte le forme di non cooperazione possibili con il governo, tant’è vero che alcuni lavoratori hanno lasciato i propri impieghi pubblici. Altri, invece, sono stati licenziati perché ritenuti simpatizzanti del movimento di disobbedienza e, al momento, più ministeri e aziende statali starebbero affrontando un problema di insufficienza di personale.

I militari del Myanmar ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi.

Da tale evento in poi, il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. Sarebbero oltre 800 le persone morte negli scontri e oltre 5.000 quelle arrestate per essersi opposte ai militari. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati e si teme per la loro dispersione anche oltre ai confini birmani. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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