Indonesia: nuova legge sull’autonomia di Papua

Pubblicato il 16 luglio 2021 alle 7:27 in Asia Indonesia

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Il Parlamento dell’Indonesia ha ratificato, il 15 luglio, una nuova legge sull’autonomia di Papua per incentivarne lo sviluppo. Più attivisti hanno protestato sostenendo che con tale mossa il governo di Jakarta ha rinsaldato la sua presa sull’area.

La legge, nota come Otsus,  riguarda le province indonesiane di Papua e Papua Occidentale, situate sull’isola di Nuova Guinea e conosciute insieme come Papua, e con essa sono stati rivisti 20 articoli di una legge preesistente che risaliva al 2001. Il ministro dell’Interno, Tito Karnavain, ha affermato che con i nuovi provvedimenti sarà potenziato un fondo speciale per l’autonomia, per garantire un’azione positiva per i cittadini locali nelle politiche del posto, per migliorare la sanità e l’istruzione e incanalare più proventi da petrolio e gas. Il ministro ha affermato di sperare che la legge accelererà lo sviluppo di Papua portando prosperità agli abitanti.

Un rappresentante del Fronte unito per la liberazione di Papua Occidentale, Markus Haluk, ha affermato che il gruppo ha respinto risolutamente la revisione della legge definendola un’estensione di una “legge coloniale e razzista”. Il rappresentante ha dichiarato che la soluzione democratica per la provincia sia quella di fornire una scelta ai suoi abitanti rispettando il loro diritto all’autodeterminazione.

L’avvocato per i diritti umani Veronica Koman, citata da The straits Times, ha affermato che la legge rivista è stata approvata senza sufficienti consultazioni con i gruppi chiave della regione, tra cui l’Assemblea del popolo di Papua (MRP), nata in seguito alla precedente legge del 2001.Koman ha dichiarato: “Jakarta ha discusso Otsus ignorando Otsus stessa. È chiaro che la legge sia un prodotto di Jakarta, per Jakarta”.

 Intanto la polizia, il 13 luglio, ha arrestato 23 studenti che stavano dimostrando contro la legge nella capitale provinciale Jayapura mentre, a Jakarta, il giorno prima, erano state 40 le persone ad essere arrestate con in circostanze analoghe.

La provincia di Papua, situata al confine con la Papua Nuova Guinea, fa parte ufficialmente dell’Indonesia dal 2 agosto 1969, quando 1.025 abitanti locali hanno scelto di far rientrare il territorio sotto il controllo indonesiano con un voto, noto come Atto di libera scelta e che era stato supervisionato dalle Nazioni Unite.  Da allora, però, le autorità indonesiane hanno combattuto la popolazione indigena malese, che conta circa 2,5 milioni di persone e che vuole l’indipendenza. Secondo varie fonti, negli anni, durante la lotta contro i separatisti, le forze di sicurezza indonesiane avrebbero violato i diritti della minoranza malese locale con atti quali uccisioni extragiudiziarie degli attivisti e dei manifestanti pacifici.

I separatisti considerano legittima la propria ribellione in quanto i Paesi Bassi, l’ex potenza coloniale che dominava l’isola, aveva promesso l’indipendenza alla provincia di Papua prima che venisse annessa all’Indonesia nel 1963. Per i separatisti il voto del 2 agosto 1969 non rispecchierebbe la volontà della popolazione locale. 

Di recente, le tensioni tra le parti si sono intensificate da quando, il 25 aprile scorso, il generale a capo dell’intelligence indonesiana regionale di Papua, Gusti Putu Danny Karya Nugraha, era stato ucciso in un’imboscata dei separatisti del gruppo armato Free Papua Organisation (OPM). In seguito a tale evento, il presidente indonesiano, Joko Widodo, aveva chiesto alla polizia e all’Esercito di inseguire e arrestare tutti i membri dei gruppi ribelli presenti a Papua. Il governo aveva poi designato formalmente i separatisti e i gruppi armati criminali della provincia di Papua “terroristi”, lo scorso 29 aprile. Successivamente, il 6 maggio, Jakarta aveva inviato 400 militari in tali territori per accerchiare e reprimere i gruppi armati locali.

Il territorio della provincia indonesiana di Papua è ricco di risorse naturali ma è una tra le aree più povere del Paese. Negli ultimi vent’anni il governo di Jakarta vi ha riversato 7,4 miliardi di dollari in finanziamenti, ciò nonostante non è riuscito a migliorare le condizioni della popolazione locale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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