Disordini in Sudafrica: mobilitati oltre 20.000 soldati, almeno 117 vittime

Pubblicato il 16 luglio 2021 alle 10:05 in Africa Sudafrica

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il governo sudafricano ha dispiegato oltre 20.000 soldati per supportare la polizia nella gestione delle proteste, scoppiate a seguito dell’incarcerazione dell’ex presidente, Jacob Zuma, e dei disordini che ne sono conseguiti. Intanto, il bilancio delle vittime è salito a 117. 

In uno dei più grandi schieramenti di truppe dalla caduta del governo della minoranza bianca nel 1994, l’esecutivo ha riferito che 10.000 soldati erano operativi la mattina del 15 luglio. Inoltre, anche la Forza di Difesa Nazionale sudafricana ha stanziato tutte le sue unità di riserva, che contano 12.000 soldati. In una dimostrazione di forza, un convoglio di oltre una decina di mezzi corazzati ha trasportato le truppe nella provincia di Gauteng, la più popolosa del Sudafrica, che comprende la città più grande del Paese, Johannesburg, e la capitale esecutiva, Pretoria. Autobus, camion, aeroplani ed elicotteri sono stati utilizzati anche per spostare l’ampio dispiegamento di truppe nei punti più problematici della provincia di Gauteng e KwaZulu-Natal, che hanno visto una settimana di violenze, soprattutto nelle aree più povere.

Intanto, oltre 2.200 persone sono state arrestate, secondo il ministro ad interim alla Presidenza, Khumbudzo Ntshavheni, che in una conferenza stampa ha assicurato che ora Johannesburg è “relativamente calma”. Tuttavia, nella provincia di KwaZulu-Natal, epicentro delle violenze, il ministro ha affermato che “la situazione rimane instabile, ma molto migliorata e in movimento verso la stabilità”. Il 14 luglio sono stati registrati circa 100 atti di violenza e circa una trentina, il 15 luglio. Al momento, i disordini sono concentrati nelle due province di Gauteng e KwaZulu-Natal, ma non si sono diffuse nel resto del Sudafrica, dove la polizia, in ogni caso, è in allerta.

Il Sudafrica sta affrontando la peggiore agitazione degli ultimi decenni, dopo che le proteste per l’incarcerazione dell’ex presidente, Jacob Zuma, hanno portato a una spirale di violenza e saccheggi. Le manifestazioni iniziate il 10 luglio si sono trasformate in disordini per sottolineare la disuguaglianza e la povertà che scuotono il Paese. “Le comunità lasciate indietro nella società più diseguale del mondo si sentono irritate dal sistema e si stanno agitando”, ha dichairato il professor Mcebisi Ndletyana, un analista politico intervistato da al-Jazeera. “Questa rabbia ribolle sotto la superficie da decenni e potremmo assistere a una rivoluzione dei poveri che viene sfruttata dai criminali che beneficiano dei disordini”, ha aggiunto. Migliaia di aziende sono state saccheggiate o costrette a chiudere i battenti per paura delle violenze.

“Non siamo aperti perché saremo saccheggiati di attrezzature che ci sono volute decenni per permetterci e il mio staff di 14 persone deve rimanere a casa fino a quando non sarà al sicuro”, ha affermatoHumphrey Jeffries, proprietario di un’azienda di componenti per autotrasporti nel quartiere centrale degli affari di Johannesburg. “Dopo 48 anni di attività, affrontiamo la reale prospettiva di licenziamenti e persino di chiusura ora. Siamo riusciti a superare la follia iniziale delle restrizioni per il COVID-19, ma ora è troppo”, ha aggiunto. Finora 200 centri commerciali in tutto il Paese sono stati costretti a non aprire a causa delle violenze, dopo che i beni esposti, dalle scorte di cibo e medicine alle TV a schermo piatto, sono stati rubati durante il saccheggio.

L’economia sudafricana si è leggermente ripresa dagli effetti della pandemia di COVID-19 del 2020, con una crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) prevista fino al 3,1% nel 2021. Tuttavia, la disoccupazione è cresciuta di oltre il 32%, in una società classificata come una delle più diseguali al mondo, con un coefficiente Gini di 63 e più della metà della popolazione che vive in povertà. Inoltre, la ripresa economica del Sudafrica è stata compromessa anche da un altro blocco, dovuto ad una una terza ondata di coronavirus che ha visto più di 2.500 morti nella settimana dall’8 al 15 luglio. “Le persone sono sottoposte a molta pressione e la criminalità e l’illegalità sono sempre state un rischio nell’economia sudafricana”, ha raccontato ad al-Jazeera l’economista Xhanti Payi. “Ma questo tipo di instabilità paralizza qualsiasi tentativo di ricostruire l’economia a beneficio di tutti e i più poveri tra i poveri perderanno ancora di più, con ulteriori licenziamenti e con le finanze governative incapaci di sostenere le persone sempre più in difficoltà”, ha aggiunto.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.