Crisi in Libano: delusione negli USA, preoccupazione in Israele

Pubblicato il 16 luglio 2021 alle 9:03 in Israele Libano USA e Canada

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Il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, ha dichiarato che la notizia che Saad al-Hariri non proverà a formare un nuovo governo rappresenta uno “sviluppo deludente”. Intanto, l’esercito israeliano teme che l’instabilità del Paese faccia aumentare i traffici illegali al confine. 

“I leader a Beirut devono mettere da parte urgentemente le divergenze di parte e formare un governo che serva il popolo libanese”, ha sottolineato Blinken in una nota, commentando i recenti sviluppi politici nel Paese mediorientale. Il 14 luglio, il primo ministro libanese designato, Saad Hariri, si è dimesso dal proprio incarico, dopo non essere riuscito a formare un nuovo governo negli ultimi otto mesi. Hariri ha presentato le sue dimissioni in seguito ad un incontro con il presidente del Libano, Michel Aoun, nella sua residenza a palazzo Baabda, a Beirut. Dopo i colloqui con il capo di Stato, Hariri ha parlato con la stampa e ha affermato che Aoun aveva richiesto alcuni emendamenti ritenuti essenziali e che i due non sarebbero riusciti a raggiungere un’intesa l’uno con l’altro. 

Intanto, la comunità internazionale ha rifiutato all’unanimità di fornire al governo libanese qualsiasi aiuto finanziario fino a quando non formerà un nuovo governo e attuerà riforme politiche. Il supporto internazionale ha assunto principalmente la forma di aiuti umanitari diretti e donazioni di materiale all’esercito libanese, considerato da molti governi occidentali come un baluardo contro la diffusione di Hezbollah. In un contesto molto fragile e complesso, il futuro del Paese rimane incerto. Hariri non ha specificato cosa sarebbe successo dopo le sue dimissioni, ma si ipotizza che questo possa nominare un successore come primo ministro designato. Inoltre, con le elezioni previste per marzo 2022, è possibile che sia possibile sfruttare il periodo provvisorio per consolidare una base politica e prepararsi alla nuova campagna elettorale.

In Israele, questa situazione fa crescere la preoccupazione. Con l’economia libanese in caduta libera, l’esercito israeliano teme che possa esserci un aumento del traffico di droga e delle infiltrazioni di migranti economici o rifugiati lungo il confine settentrionale. Il tenente colonnello. Raz Haimlich, comandante del 411° battaglione “Keren”, ha specificato che le forze armate sono pronte a tutto: “Penso che il lavoro che l’IDF sta facendo impedirà alle persone di provare a contrabbandare”. Il 9 luglio, le truppe sotto il suo comando hanno contribuito a sventare un tentativo di contrabbandare 43 pistole e munizioni dal Libano, nei pressi di Ghajar, il villaggio arabo-alawita a cavallo del confine tra il Libano e il Golan. È stato uno dei più grandi tentativi di contrabbando degli ultimi anni, per un valore di circa 2,7 milioni di NIS, pari a  820.000 dollari, secondo Haimlich.

Dopo le dimissioni di Hariri, la sterlina libanese ha toccato un nuovo minimo storico superando 21.000 dollari USA. La lira ha ormai perso il 90 per cento del proprio valore, mandando di fatto in fumo i risparmi di centinaia di migliaia di famiglie. Secondo Al-Jazeera English, almeno la metà della popolazione libanese sarebbe caduta in povertà, mentre l’inflazione alimentare supererebbe il 400%. Un quadro economico e sociale sempre più precario ha provocato il malcontento e la rabbia della popolazione libanese, già vittima di una grave crisi economica e finanziaria, definita la peggiore minaccia dalla guerra civile del 1975-1990. Un gran numero di cittadini libanesi, familiari delle vittime decedute o rimaste ferite a seguito dell’esplosione che, il 4 agosto 2020, ha devastato il porto di Beirut, hanno assaltato l’abitazione del ministro dell’Interno custode, Mohamad Fahmy, nella sera del 13 luglio.

La rabbia dei familiari delle vittime dell’esplosione di Beirut è stata poi alimentata dalla mancata autorizzazione, da parte del ministro dell’Interno, a perseguire il capo dell’agenzia di Sicurezza Generale, il maggiore generale Abbas Ibrahim, così come richiesto dal giudice responsabile del caso, Tareq Bitar. È stato quest’ultimo a chiedere, il 2 luglio, di annullare l’immunità anche per l’ex ministro delle Finanze, Ali Hasan Khalil, l’ex ministro per i Lavori pubblici, Ghazi Zaiter, e l’ex ministro dell’Interno, Nohad Machnouk. Questi, a detta di Bitar, potrebbero essere accusati di negligenza e possibile tentato omicidio e, pertanto, è stato richiesto di sottoporli a interrogatori. A circa un anno da quella che è stata definita una tragedia, le indagini sull’esplosione del porto di Beirut non hanno ancora portato all’incriminazione di possibili responsabili e, per la popolazione libanese, vi sono ingerenze di natura politica che non consentono di avanzare nel dossier.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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