Cipro: la Guardia Costiera turca accusata di aver aperto il fuoco

Pubblicato il 16 luglio 2021 alle 12:49 in Cipro Turchia

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Il 16 luglio, i media della Repubblica di Cipro hanno riferito che una nave turca ha sparato alcuni colpi di avvertimento contro un’imbarcazione della Guardia Costiera cipriota di pattuglia vicino al porto di Kato Pyrgos. 

La notizia è stata riferita da Euronews, che cita media ciprioti. L’incidente sarebbe avvenuto alle 3.30 del mattino, ora locale, appena ad Ovest della linea che divide la Repubblica di Cipro dall’autoproclamata Repubblica turca di Cipro del Nord (TRNC), lungo la costa Nord-occidentale dell’isola. Al  momento, le versioni disponibili sull’accaduto sono contrastanti. Un consigliere del ministro degli Esteri di Cipro del Nord ha dichiarato ad Euronews: “Non c’è stato nessun incidente del genere. Non è successo. Questa è una bugia”. Invece, un portavoce della polizia della Repubblica di Cipro, Christos Andreou, ha riferito che una motovedetta stava effettuando un’operazione di sorveglianza nelle proprie acque territoriali per prevenire l’immigrazione illegale dalla Turchia, quando è stata avvicinata da un mezzo turco proveniente dal Nord dell’isola. “L’equipaggio di tre membri della motovedetta, capendo le intenzioni della Guardia Costiera turca, ha cercato di evitare qualsiasi incidente e si è diretto verso il porto per la pesca di Kato Pyrgos”, ha aggiunto Andreou. Tuttavia, l’imbarcazione turca avrebbe comunque aperto il fuoco. 

Se confermato, l’incidente si è verificato poco prima della visita del presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Varosha, città simbolo della divisione di Cipro, prevista il 20 luglio. Il viaggio a Cipro del presidente turco coincide, inoltre, con il quarantasettesimo anniversario dell’invasione turca dell’isola. In tale occasione, Erdogan è atteso in visita alle decine di migliaia di soldati turchi stanziati a Cipro. Le autorità turco-cipriote, appoggiate da Ankara, chiedono il riconoscimento di due Stati indipendenti e uguali sull’isola. Tuttavia, tale richiesta è sempre stata respinta dai greco-ciprioti, sostenuti da Atene, che vogliono la riunificazione dell’isola sotto forma di uno Stato federale. I negoziati sulla questione sono in stallo dal 2017. Ad aprile del 2021, un tentativo di riavviare i colloqui, sotto l’egida dell’ONU, si è concluso con un fallimento.

La Turchia e la leadership turco-cipriota hanno respinto ulteriori discussioni su un accordo basato su una soluzione di tipo federale, definendole una “perdita di tempo”, considerato che quasi cinquant’anni di negoziati su quel modello non sono ancora andati a buon fine. Il leader della comunità turco-cipriota, Ersin Tatar, sostiene che non abbia senso tenere colloqui formali su Cipro senza il riconoscimento della sovranità della TRNC e si è rifiutato di ritirare la proposta dell’ordinamento “a due Stati” avanzata dalla sua delegazione. La Grecia, dal canto suo, sostiene che un piano a due Stati legittimerebbe la divisione del Paese. Per il leader greco-cipriota, Nicos Anastasiades, le proposte turche per una divisione de facto dell’isola rappresentano una chiara violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite e non saranno mai accettate.

Nonostante la presenza di una forza di pace dell’ONU (UNFICYP), inviata nel Paese nel 1964, la situazione a Cipro è peggiorata dieci anni dopo lo stanziamento, nel 1974, quando un colpo di Stato da parte dei nazionalisti greco-ciprioti, per l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, portò all’intervento militare della Turchia, che inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota”, nella parte settentrionale di Cipro, sulla quale Ankara ha poi stabilito il controllo. Ad oggi, la Repubblica di Cipro occupa 2/3 del territorio dell’isola, mentre la parte restante è sotto il controllo della cosiddetta Repubblica Turca di Cipro del Nord, fondata nel 1983.

Oltre alla disputa tra Nicosia e Ankara su questioni riguardanti la sovranità sull’isola, la Repubblica di Cipro, insieme alla Grecia, è coinvolta da tempo in una situazione di tensione, politica e militare, con la Turchia in merito ad una controversia energetica che coinvolge la regione del Mediterraneo orientale. I problemi tra Atene ed Ankara, in particolare, nascono dal fatto che i due Paesi hanno opinioni contrastanti sull’estensione delle rispettive piattaforme continentali e, di conseguenza, sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nelle acque adiacenti alle loro coste. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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