Cina-India: incontro tra i ministri degli Esteri, dialogo sulle tensioni di confine

Pubblicato il 16 luglio 2021 alle 17:53 in Cina India

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Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha incontrato il suo omologo indiano, Subrahmanyam Jaishankar, il 14 luglio, nella capitale del Tajikistan, Dusanbe, con il quale ha parlato delle tensioni che hanno caratterizzato il confine sino-indiano nel corso del 2020.

Jaishankar ha affermato che le tensioni avvenute lungo la Linea di controllo effettivo (LAC), il confine de facto tra India e Cina, nel 2020, hanno provocato problemi nei legami tra i due Paesi. Il ministro indiano ha poi messo in guardia Pechino affermando che qualsiasi cambiamento allo status quo perpetrato da parte cinese sarà inaccettabile. Jaishankar ha poi sottolineato la necessità di portare avanti la smobilitazione militare al confine tra i due Paesi nel Ladakh orientale. A fine incontro, il ministro ha poi dichiarato via Twitter che il totale ripristino e il mantenimento della pace e della tranquillità nell’area di confine siano essenziali per lo sviluppo delle relazioni tra i due Paesi.

Wang ha affermato che la situazione lungo la LAC si dirige verso un progressivo allentamento. Allo stesso tempo, nelle relazioni sino-indiane vi è ancora uno stallo che non è nell’interesse di nessuna tra le parti coinvolte. Wang ha affermato che la Cina continua a considerare le relazioni con l’India strategiche e che le parti non dovrebbero rappresentare una minaccia l’una per l’altra ma anzi opportunità di sviluppo reciproche. “I due Paesi sono partner e non avversari e soprattutto non sono nemici”, ha detto il ministro cinese. Alla base del rapporto dovrebbero esserci il rispetto reciproco per la sovranità e l’integrità territoriale l’uno dell’altro, la non aggressione, la non interferenza negli affari interni dell’altro e il rispetto reciproco per i rispettivi interessi fondamentali.

Il ministro cinese ha ribadito che la responsabilità delle tensioni di confine sino-indiane del 2020 non è stata cinese

Wang e Jaishankar si sono incontrati a margine del summit dei ministri degli Esteri dei Paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, ovvero Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan, Uzbekistan, India e Pakistan. I due si erano già incontrati il 10 settembre 2020, quando avevano deciso di ridurre le tensioni lungo la LAC rilasciando una dichiarazione congiunta ed elaborando un’intesa articolata in cinque punti, a seguito di un incontro avvenuto a Mosca a margine della riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.

La LAC è un punto cruciale nelle relazioni sino-indiane in quanto si regge su un fragile equilibrio in tutti e tre i settori in cui può essere suddivisa, ovvero quello orientale, centrale e occidentale. Nel 2020, le tensioni di confine tra gli eserciti indiano e cinese si sono riaccese in più segmenti della LAC. In particolare, tra il 5 e il 6 maggio 2020, si erano verificati i primi scontri fisici tra i due eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Successivamente, il 15 giugno, un altro scontro era culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Per mesi, la Cina non aveva fornito un numero esatto dei propri caduti in tale episodio fin quando, lo scorso 19 febbraio, aveva annunciato di aver perso almeno 4 uomini e di aver riportato anche un ferito grave. L’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967, nonché la prima volta dal 1975 in cui scontri di confine sino-indiani hanno causato vittime.

In seguito, il 7 settembre 2020, Nuova Delhi e Pechino si erano poi accusate reciprocamente di aver sconfinato nel territorio l’una dell’altra e di aver aperto il fuoco in segno di avvertimento, per la prima volta dal 1975, nella zona del lago Pangong Tso, un bacino che si estende dal territorio indiano di Ladakh fino alla regione autonoma del Tibet cinese e che è attraversato dalla LAC. Così facendo, le parti avevano violato un accordo firmato dalle due potenze il 29 novembre 1996 e che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC.

Parallelamente ai momenti di tensione, da maggio 2020, sono in corso più round di negoziati a livello militare e diplomatico per cercare di ridimensionare gli attriti lungo la LAC. Tra i risultati ottenuti, dal mese di febbraio 2021, le parti hanno iniziato a ritirare i soldati dei rispettivi eserciti schierati lungo il settore centrale della LAC all’altezza del lago Pangong Tso. Al momento, come sottolineato dalla parte indiana dopo l’incontro tra i ministeri degli Esteri del 14 luglio, la situazione deve essere ancora risolta nelle restanti aree della LAC.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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