Yemen: progressi per l’esercito a Ma’rib, estesa la missione Onu a Hodeidah

Pubblicato il 15 luglio 2021 alle 8:23 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze dell’esercito yemenita hanno riferito di aver liberato il centro del distretto di Rahba, situato nel Sud di Ma’rib, governatorato posto a circa 120 chilometri a Est di Sana’a. Nel frattempo, è stato esteso il mandato della Missione di monitoraggio delle Nazioni Unite a Hodeidah (UNMHA), mentre è giunta la prima proposta per un possibile inviato speciale.  

L’annuncio dell’esercito è giunto nella giornata del 14 luglio. Stando a quanto precisato, le forze filogovernative, coadiuvate dai gruppi di resistenza locali e dagli aerei della coalizione a guida saudita, sono riusciti a liberare il centro di Rahba e una serie di postazioni e alture “strategiche” circostanti, nel corso di un’operazione intrapresa all’alba del 14 luglio, volta a liberare i luoghi occupati dagli Houthi da circa un anno. I risultati ottenuti sono stati definiti i più significativi per l’esercito yemenita dall’inizio dell’offensiva del gruppo sciita. Fonti sul campo hanno poi riferito che l’esercito yemenita sta continuando la sua avanzata, mentre i ribelli Houthi sono stati costretti ad allontanarsi, rifugiandosi nel governatorato di al-Bayda’. Sono diversi, poi, i combattenti sciiti rimasti uccisi o feriti, mentre gli attacchi aerei della coalizione hanno provocato altresì la distruzione di munizioni e veicoli militari. Dure fronti che continuano ad essere testimoni di tensioni sono quelli di al-Kassara e al-Mashjah, nell’Ovest della provincia di Ma’rib. Qui, le forze filogovernative hanno affermato di aver lanciato un attacco contro le postazioni Houthi, riuscendo a liberare diversi siti, oltre a provocare vittime tra le fila dei ribelli. Non da ultimo, è stato abbattuto un drone appartenente agli Houthi, mentre a Sirwah, altro fronte occidentale, le forze yemenite e della coalizione hanno preso di mira un deposito di armi.

Tali sviluppi si collocano nel quadro della perdurante offensiva lanciata dal gruppo sciita a febbraio 2021, il cui obiettivo è espugnare un governatorato, Ma’rib, ricco di risorse petrolifere, considerato dagli Houthi una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace. Negli ultimi anni, Ma’rib, regione ad oggi ancora controllata per buona parte dalle forze filogovernative, aveva rappresentato un riparo sicuro e stabile. Fino all’inizio del 2020, la città era rimasta lontano da tensioni e conflitti, grazie alla presenza di risorse quali petrolio e gas e alla vicinanza con l’Arabia Saudita, oltre che al sostegno delle tribù locali. Ciò ha consentito alla regione di “fiorire” rispetto alle altre zone circostanti, consentendo altresì l’apertura di ristoranti e l’avvio di progetti di costruzione. La situazione è, però, notevolmente cambiata da quando gli Houthi hanno volto lo sguardo verso tale provincia per completare i propri piani espansionistici. Il governatorato, altresì sede del Ministero della Difesa yemenita, riveste una rilevanza strategica per gli Houthi, in quanto costituisce una porta d’accesso verso Sana’a che consentirebbe loro di consolidare in parte i progetti auspicati.

Nel frattempo, il 14 luglio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato, all’unanimità, l’estensione della Missione di monitoraggio a Hodeidah, la quale continuerà ad operare fino al 5 luglio 2022. Compito della missione sarà fornire assistenza a un Paese testimone di un conflitto civile, scoppiato a seguito del colpo di Stato del 21 settembre 2014, e garantire il rispetto del cessate il fuoco nella regione occidentale di Hodeidah, concordato a dicembre 2018, oltre che il ridispiegamento delle forze yemenite e dei ribelli.

Hodeidah rappresenta un porto essenziale per la popolazione yemenita, in quanto è qui che giunge gran parte degli aiuti umanitari destinati ad un popolo vittima di quella che è stata definita, dalle Nazioni Unite, la peggior crisi umanitaria al mondo, derivante dal perdurante conflitto civile. Il governatorato è stato incluso nell’accordo siglato il 13 dicembre 2018, il cosiddetto Accordo di Stoccolma, il quale rappresenta, sino ad ora, una delle poche intese che ha visto sedersi al tavolo dei negoziati le due parti belligeranti, i ribelli Houthi e il governo legittimo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. In base a tale patto, i ribelli sciiti avevano accettato di porre fine alle tensioni e di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere a una delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. La fase di relativa tregua ha consentito alla Missione delle Nazioni Unite di istituire posti di blocco e di monitoraggio nel governatorato dal 19 ottobre 2019, con il fine di garantire il rispetto del cessate il fuoco. Inoltre, in base al suddetto patto, agli Houthi è stato affidato il controllo della città di Hodeidah, del centro del governatorato e del porto, definito strategico, mentre le forze governative sono stanziate presso gli ingressi meridionali e orientali. 

La missione UNMHA conta 55 dipendenti, tra cui 35 osservatori militari e di polizia e 20 dipendenti civili. Nonostante l’accordo di Stoccolma, negli ultimi anni la tregua è stata ripetutamente violata e gli Houthi sono stati più volte accusati di aver perpetrato attacchi e bombardamenti per mezzo di droni, artiglieria pesante, mine e ordigni esplosivi anche in aree residenziali, provocando vittime civili. Una delle più recenti escalation si è verificata nel mese di gennaio scorso, dopo che, negli ultimi tre mesi del 2020, il numero di vittime civili a Hodeidah è stato pari a 153, il che ha rappresentato il numero più alto mai registrato in qualsiasi altro governatorato dello Yemen.

Al momento, si è in attesa della nomina di un nuovo inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, dopo che, il 15 giugno, Martin Griffiths ha tenuto il suo ultimo briefing. Il 14 luglio, il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha avanzato la prima proposta. Si tratta di Hans Grundberg, un diplomatico svedese già inviato in Yemen per l’Unione Europea dal primo settembre 2019. Prima di ricevere il mandato di quinto inviato speciale, Grundberg dovrà ricevere l’approvazione dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.