Le tempistiche per la fine dell’operazione Barkhane in Sahel

Pubblicato il 15 luglio 2021 alle 9:11 in Africa Francia

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L’operazione militare anti-jihadista francese nella regione africana del Sahel, che si avvale oltre 5.000 soldati, terminerà nel primo trimestre del 2022, secondo quanto ha annunciato il presidente Emmanuel Macron.

Macron aveva già annunciato un graduale ritiro della presenza militare francese dal Sahel e la fine dell’operazione Barkhane esistente, ma non aveva ancora fornito dettagli sulle tempistiche. Il 13 luglio, in una conferenza stampa, il presidente di Parigi ha definito i termini per la fine della missione militare. Tuttavia, in un contesto caratterizzato da numerose violenze, la Francia ha anche assicurato che non si ritirerà del tutto dalla regione.

“Metteremo fine all’operazione Barkhane nel primo trimestre del 2022 in modo ordinato”, ha dichiarato Macron alle truppe francesi, alla vigilia delle tradizionali celebrazioni del giorno della presa della Bastiglia. Il presidente ha poi elogiato le truppe che hanno contribuito alla stabilizzazione del Sahel, affermando che l’esercito francese negli ultimi anni aveva impedito la creazione di un califfato nell’area. In totale, sono almeno 55 i cittadini deceduti nella regione da quando la Francia è intervenuta, nel 2013, per respingere i gruppi ribelli, legati ad al-Qaeda, che avevano conquistato città e vaste parti del Nord del Mali, con l’insurrezione del 2012. 

Il ruolo dell’esercito francese nel Paese africano è stato spesso oggetto di critica sui social media e da parte degli esponenti della società civile. Il 3 gennaio 2021, decine di persone sono state uccise in un raid aereo nel villaggio di Bounti, suscitando molti dubbi sulla natura dell’attacco e una serie di manifestazioni anti-francesi. Testimoni oculari hanno affermato che le vittime erano ospiti che partecipavano a una cerimonia di matrimonio. Ma l’esercito francese, con il supporto del Governo del Mali, ha insistito sul fatto di aver neutralizzato un gruppo di jihadisti, escludendo ogni possibilità di errore. 

In tale contesto, il 19 gennaio, il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva annunciato un ritiro parziale delle truppe dall’Africa occidentale, considerato il successo delle operazioni contro i militanti islamisti. Tuttavia, tale decisione non è stata confermata e parte delle motivazioni a tale riguardo sono da ricondurre all’estrema instabilità della regione, ancora interessata dalle violenze di gruppi armati e da importanti traffici di esseri umani, armi e droga. 

Nonostante la fine dell’operazione Barkhane, nella regione rimane operativa la Task Force Takuba, che vedrà una partecipazione pienamente operativa anche dell’Italia entro l’estate. Nel suo discorso del 13 luglio, Macron ha specificato che i soldati francesi costituiranno la “spina dorsale” di questa nuova missione, che è stata istituita dalla Francia e da altri 13 Paesi europei ed è finalizzata a contrastare le attività dei gruppi armati nella regione dell’Africa occidentale e del Sahel, in coordinamento con gli eserciti del Mali e del Niger.

La missione sarà composta dalle forze armate, affiancate dalle forze speciali dei diversi Stati. I Paesi coinvolti, a parte l’Italia, sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. In Italia, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. Roma dovrebbe partecipare alla Task force con un contributo di 200 unità di personale militare, 20 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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