Siria, Idlib: nuova violazione della tregua, morti almeno 9 civili

Pubblicato il 15 luglio 2021 alle 15:44 in Medio Oriente Siria

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Almeno 9 civili, tra cui bambini, hanno perso la vita, giovedì 15 luglio, a seguito di attacchi perpetrati dalle forze del governo di Damasco, coadiuvate da Mosca, in diverse aree del governatorato Nord-occidentale di Idlib.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base di fonti locali. Nello specifico, un attivista ha dichiarato che un primo bombardamento ha interessato la cittadina di Iblin, presso Jabal al-Zawiya, nella periferia Sud di Idlib. Qui, una donna e i suoi due figli sono deceduti, mentre altri 4 bambini sono rimasti feriti, alcuni dei quali versano in gravi condizioni. La notizia è stata confermata anche dalla Difesa civile siriana, un’organizzazione umanitaria altresì nota con il nome di “Caschi bianchi”, la quale ha parlato di un attacco condotto per mezzo di missili guidati. Un altro bombardamento, effettuato per mezzo di artiglieria, ha, invece, colpito l’Est di Idlib e, in particolare, le vicinanze di al-Fou’a, a Nord-Est dell’omonimo capoluogo. Qui sono state 6 le vittime civili, tra cui un bambino, mentre altri 8 sono rimasti feriti, stando a quanto riportato dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR). Attacchi simili hanno riguardato anche altre località nel medesimo governatorato, tra cui il villaggio di Hmeimat e Arnabah, nel Sud di Idlib, mentre aerei di ricognizione russi sono stati visti sorvolare nello spazio aereo della regione Nord-occidentale.

Idlib rappresenta l’ultima roccaforte tuttora controllata, in buona parte, dai gruppi di opposizione, e ospita circa 4 milioni di abitanti. Erano stati i presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, a favorire un accordo di cessate il fuoco nel governatorato, siglato il 5 marzo 2020 ed esteso al termine dei colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Sebbene la tregua sia stata più volte violata nel corso dell’ultimo anno, l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala. Tuttavia, già nel mese di giugno il governatorato Nord-occidentale è ritornato ad essere testimone di tensioni, durate per circa quattro settimane, apparentemente placate a partire dal 29 giugno. Queste hanno interessato soprattutto le aree di Jabal al-Zawiya, nel Sud di Idlib, e Al-Ghab, a Ovest di Hama. Nel suo ultimo rapporto, pubblicato il 13 luglio, la Difesa civile siriana ha riferito che i raid di Damasco e Mosca hanno provocato l’uccisione di oltre 110 persone, tra cui 23 bambini, 19 donne e 2 volontari dell’organizzazione dall’inizio del 2021, mentre il numero dei feriti ammonta a circa 296, tra cui 52 bambini di età inferiore ai 14 anni e 11 volontari.

Secondo alcuni analisti, l’escalation di giugno era da collegarsi agli esiti di due eventi ritenuti rilevanti. Il primo è legato alla ripresa dei colloqui di Astana, negoziati riguardanti la crisi siriana, in cui Turchia, Russia e Iran svolgono il ruolo di garanti. Il secondo riguarda il voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul meccanismo di invio di aiuti umanitari attraverso Bab al-Hawa, un valico che collega la Turchia a Idlib, posto sotto il controllo dei gruppi di opposizione. Nonostante l’opposizione iniziale di Mosca, il 9 luglio, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione che estende per sei mesi, rinnovabili fino ad un totale di 12, il meccanismo di assistenza umanitaria transfrontaliera tra Siria e Turchia. La Russia considera tale meccanismo una forma di violazione della sovranità di Damasco sulla Siria e ha precedentemente chiesto che gli aiuti umanitari venissero trasferiti solo attraverso valichi controllati dalle forze filogovernative. Tuttavia, estendere la durata del meccanismo per sei mesi, anziché dodici, è stato un compromesso accettato anche da parte russa.

Tali sviluppi si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Bashar al-Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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