Libia: se ne discute al Consiglio di Sicurezza dell’Onu

Pubblicato il 15 luglio 2021 alle 10:22 in Africa Libia

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Il dossier libico sarà al centro di una sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a livello ministeriale, attesa per oggi, giovedì 15 luglio. Da parte sua, l’Esercito Nazionale Libico (LNA) ha invitato l’organo onusiano a sviluppare un piano che garantisca l’integrità delle elezioni di dicembre e favorisca l’allontanamento di forze e mercenari stranieri dal Paese Nord-africano.

L’incontro del 15 luglio è presieduto dal ministro degli Esteri francese, Jean Yves Le-Drian, e dall’inviato speciale dell’Onu in Libia, Jan Kubis, altresì a capo della Missione di Sostegno UNSMIL. Oltre ai ministri degli Esteri di alcuni Paesi membri e al Segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, il meeting vede la partecipazione del primo ministro ad interim del governo di unità nazionale libico, Abdulhamid Dabaiba, chiamato a fornire un quadro degli ultimi sviluppi. Come riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, non ci si aspetta che dalla sessione emergano particolari decisioni, ma il semplice fatto che Parigi abbia deciso di organizzarla riflette la volontà di preservare lo slancio diplomatico degli ultimi mesi intorno al dossier libico e di favorire la risoluzione di quelle questioni lasciate ancora in sospeso.

Tra i punti al centro delle discussioni vi saranno l’accordo di cessate il fuoco, raggiunto il 23 ottobre 2020 all’interno del Comitato militare congiunto 5+5, e le elezioni calendarizzate per il 24 dicembre prossimo. A tal proposito, si prevede sarà messa in luce la necessità di sostenere l’Alta commissione elettorale e di elaborare un quadro costituzionale che regolamenti il processo elettorale, alla luce del fallimento degli ultimi negoziati del Forum di dialogo politico. Altre questioni riguardano l’unificazione delle istituzioni statali, oltre che dell’apparato militare e di sicurezza, e l’approvazione del bilancio statale per il 2021, su cui ancora non è stato raggiunto un consenso tra il governo e la Camera dei Rappresentanti.

Ad ogni modo, sottolinea al-Araby al-Jadeed, una delle maggiori sfide per la Libia è tuttora rappresentata dalla presenza di forze e mercenari stranieri. Secondo quanto stabilito nell’accordo del 23 ottobre 2020, questi avrebbero dovuto abbandonare il Paese entro 90 giorni dalla firma dell’intesa, ma, ad oggi, ciò non è ancora avvenuto e non sembrano esservi particolari misure a riguardo. Altra questione “spinosa” riguarda l’immigrazione irregolare, a sua volta connessa al traffico di esseri umani e alle violazioni dei diritti umani commesse anche all’interno dei centri di detenzione. Secondo le ultime stime dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall’inizio del 2021 più di 34mila migranti hanno tentato di attraversare il Mediterraneo, dirigendosi verso l’Europa, quasi un terzo in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.  

Alla vigilia della sessione del Consiglio di sicurezza, il 14 luglio, l’LNA, tramite il suo portavoce, Ahmed al-Mismari, ha invitato le autorità esecutive libiche temporanee, il governo di unità nazionale e il Consiglio presidenziale, a rispettare la road map delineata dal Forum di dialogo politico durante le discussioni tenute del 9 al 16 novembre 2020, e ha ribadito la necessità di espellere forze e mercenari stranieri e tenere le elezioni entro la data prestabilita, ovvero il 24 dicembre. In tale quadro, ha dichiarato al-Mismari, l’LNA non accetta “proposte selettive”, che consentano ad attori nazionali o stranieri di non rispettare le decisioni degli ultimi mesi. Tali parti farebbero appello ad accordi conclusi con le autorità precedenti, ma che, per l’LNA, sono da considerarsi illegittimi, in quanto non presentati alla Camera dei Rappresentanti di Tobruk. Il riferimento, seppur non esplicitato, va alla Turchia, che continua a tenere proprie forze in Libia, sia regolari sia mercenari, in base agli accordi raggiunti con il precedente governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Da parte sua, l’LNA, tuttora posto sotto la guida del generale Khalifa Haftar, ha ribadito il proprio sostegno al lavoro del Comitato Militare Congiunto 5+5, il quale opera in linea con le disposizioni del Consiglio di Sicurezza, e ha espresso il suo rifiuto a qualsiasi comportamento che ne ostacoli l’operato.

Attualmente la Libia si trova ad assistere a una fase di transizione, che si prevede culminerà con le elezioni programmate per il 24 dicembre 2021. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’esercito legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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