Libano: il premier Hariri prova a porre fine allo stallo

Pubblicato il 15 luglio 2021 alle 9:16 in Egitto Libano

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Dopo una visita in Egitto, il primo ministro libanese designato, Saad Hariri, ha presentato una nuova proposta al presidente, Michel Aoun, per una possibile squadra di governo. L’obiettivo è porre fine a una situazione di stallo politico, che dura da circa nove mesi, a sua volta accompagnata da una grave crisi economica e finanziaria.

“Ora è il momento della verità”, ha dichiarato Hariri, il 14 luglio, al momento della presentazione della nuova proposta. Dopo le dimissioni del premier Hassan Diab, attualmente ancora a capo del “governo custode”, il 22 ottobre 2020, Saad Hariri è riuscito a essere nominato primo ministro per la quarta volta dal 14 febbraio 2005, impegnandosi a risanare una situazione politica sempre più precaria. Da allora, si sono tenuti diversi colloqui tra il premier designato e il presidente, Aoun, rivelatisi inconcludenti. Mentre Hariri sembra desiderare un mini-governo di specialisti, Aoun e suo genero, Gebran Bassil, sono stati accusati di voler nominare solo ministri cristiani e propri alleati, tra cui Hezbollah, richiedendo circa un terzo dei portafogli ministeriali. Ad ogni modo, lo stallo politico ha impedito al Libano di avviare riforme, precondizione per qualsiasi aiuto promesso dai donatori internazionali, Francia in primis, necessari a risolvere la peggiore crisi economica e finanziaria dalla guerra civile del 1975-1990.

La squadra proposta da Hariri il 14 luglio si compone di 24 ministri specialisti tecnocrati, lontani da qualsiasi alleanza politica, in linea con la cosiddetta “iniziativa francese”, avanzata dal presidente Emmanuel Macron all’indomani dell’esplosione che, il 4 agosto 2020, ha colpito il porto di Beirut. La Francia, al pari di altri donatori internazionali, si è detta disposta a prestare sostegno al Libano, ma solo in cambio della formazione di un esecutivo in grado di elaborare e attuare le misure necessarie a risanare la situazione economica. “A mio avviso, questo governo può iniziare a salvare il Paese e a porre fine al collasso”, ha poi dichiarato Hariri. Al momento, non è ancora chiaro in cosa differisca la nuova proposta rispetto alle precedenti. Ad ogni modo, questa dovrà essere approvata da Aoun e, in caso di rifiuto, non sono da escludersi le dimissioni di Hariri. Da parte sua, il capo di Stato, in un Tweet del 14 luglio, ha riferito che la squadra proposta sarà oggetto di studio e consultazione.

La mossa di Hariri del 14 luglio è stata vista come l’ultimo tentativo per provare a salvare il Libano. Questa è giunta dopo una visita in Egitto, svolta nella medesima giornata, durante la quale il premier ha incontrato il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, e altri funzionari di alto livello, tra cui il ministro degli Esteri, Sameh Shoukry. In generale, il meeting del 14 luglio, ha visto il premier designato discutere con le parti egiziane degli ultimi sviluppi e delle modalità per rafforzare la cooperazione bilaterale tra i due Paesi.

Nel corso dei colloqui, Il Cairo ha ribadito il proprio sostegno al percorso politico intrapreso dal primo ministro designato, volto a riportare stabilità e far fronte alle sfide del momento. Inoltre, al-Sisi ha accolto con favore gli sforzi profusi per provare a formare un nuovo esecutivo e ha sottolineato l’importanza di risolvere le divergenze, nell’interesse della nazione, in modo da preservarne l’unità e la stabilità. Da parte sua, anche Hariri ha ringraziato l’Egitto per l’impegno mostrato nei confronti del Libano e ha evidenziato come i due Paesi siano legati da relazioni storiche, basate su principi quali solidarietà e fratellanza.

È stato Diab ad affermare, il 6 luglio, che il proprio Paese è sull’orlo di una “catastrofe” e che a breve potrebbe verificarsi una “esplosione sociale”. Secondo le stime delle Nazioni Unite, il tasso di povertà in Libano è salito nel 2020 al 55%, dopo essere aumentato del 28% nel 2019. La percentuale di libanesi che vivono in condizioni di povertà estrema, invece, è passata dall’8 al 23%. Secondo sondaggi condotti alla fine del 2020 dal World Food Program, il 41% della popolazione accede con difficoltà a risorse alimentari e di prima necessità. Anche in ambito sanitario, il 36% dei libanesi non riesce a usufruire facilmente dell’assistenza sanitaria necessaria, una percentuale in crescita, se si considera che tra luglio e agosto questa era pari al 25%. Non da ultimo, il tasso di disoccupazione è aumentato dal 28% di febbraio 2020 a quasi il 40% riportato a novembre-dicembre dello stesso anno.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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