Libano: Hariri si dimette

Pubblicato il 15 luglio 2021 alle 19:21 in Libano Medio Oriente

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Il primo ministro libanese designato, Saad Hariri, si è dimesso dal proprio incarico, il 14 luglio, dopo non essere riuscito a formare un nuovo governo negli ultimi otto mesi.

Hariri ha presentato le sue dimissioni in seguito ad un incontro con il presidente del Libano, Michel Aoun, nella sua residenza a palazzo Baabda, a Beirut. Dopo i colloqui con il capo di Stato, Hariri ha parlato con la stampa e ha affermato che Aoun aveva richiesto alcuni emendamenti ritenuti essenziali e che i due non sarebbero riusciti a raggiungere un’intesa l’uno con l’altro. Aoun ha affermato che Hariri avesse già deciso di dimettersi prima del loro incontro e che avrebbe respinto qualsiasi emendamento legato a cambiamenti nei ministeri, alla loro distribuzione tra fazioni e ai nomi ad essi associati.

Dopo gli annunci, i sostenitori di Hariri e del suo partito Future Movement sono scesi in strada, hanno bloccato strade con pneumatici dati alle fiamme e con cestini incendiati in varie zone di Beirut. Nei pressi della città dello sport della capitale libanese, i manifestanti si sono scontrati con la polizia che era in tenuta antisommossa, mentre grandi arterie del traffico a Sud di Beirut sono state bloccate. Allo stesso modo, il traffico è stato interrotto anche in altre strade nella città settentrionale di Tripoli e in quella meridionale di Sour.

Dopo le dimissioni di Hariri, la sterlina libanese ha toccato un nuovo minimo storico superando 21.000 dollari USA. La lira ha ormai perso il 90 per cento del proprio valore, mandando di fatto in fumo i risparmi di centinaia di migliaia di famiglie. Secondo Al-Jazeera English, almeno la metà della popolazione libanese sarebbe caduta in povertà, mentre l’inflazione alimentare supererebbe il 400%.

Lo scorso 14 luglio, Hariri aveva presentato una nuova proposta al presidente, Michel Aoun, per una possibile squadra di governo composta da 24 ministri specialisti tecnocrati, lontani da qualsiasi alleanza politica, in linea con la cosiddetta “iniziativa francese”, avanzata dal presidente Emmanuel Macron all’indomani dell’esplosione che, il 4 agosto 2020, ha colpito il porto di Beirut.

Il contrasto tra Hariri e Aoun sarebbe nato in merito alla dimensione e alla distribuzione del nuovo governo. Aoun aveva sostenuto che nella proposta di Hariri mancasse la rappresentanza cristiana e che il premier designato stesse respingendo il sistema settario di condivisione del potere del Paese. Da parte sua, Hariri ha accusato Aoun di volere una quota troppo grande nel governo. Mentre Hariri sembra desiderare un mini-governo di specialisti, Aoun e suo genero, Gebran Bassil, sono stati accusati di voler nominare solo ministri cristiani e propri alleati.

Al momento, in Libano sono in corso tentativi per restituire un governo al Paese in seguito alle dimissioni dell’ultimo premier, Hassan Diab, attualmente ancora a capo del “governo custode”, il quale aveva rinunciato al proprio incarico lo scorso 10 agosto dando seguito alle richieste della popolazione, avanzate durante le proteste scoppiate nel Paese a seguito dell’esplosione al porto di Beirut.

Il 22 ottobre 2020, Saad Hariri era riuscito ad essere nominato primo ministro per la quarta volta dal 14 febbraio 2005, impegnandosi a risanare una situazione politica sempre più precaria. Hariri era già stato premier del Libano prima di Diab ma si era dimesso in seguito a proteste iniziate il 17 ottobre 2019. In un primo momento, le proteste erano state innescate da una controversa mossa del governo per tassare le chiamate effettuate su Whatsapp ma, poco dopo, erano diventate un movimento nazionale che ha richiesto la fine di un sistema politico basato sulla divisione del potere tra gruppi religiosi che, secondo i manifestanti, avrebbe distrutto la vita pubblica libanese. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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