Israele continua a mettere in guardia da Hezbollah

Pubblicato il 15 luglio 2021 alle 11:30 in Israele Libano

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L’esercito israeliano ha rivelato la presenza di un deposito di armi appartenente ad Hezbollah, situato nella regione libanese centrale di Nabatiye, nelle vicinanze di una scuola. Da parte sua, Israele ha affermato di possedere tutti i mezzi e le capacità necessarie ad affrontare il nemico sciita.

Stando a quanto riportato il 14 luglio, sulla base di immagini satellitari, il deposito scoperto è un edificio di quattro piani situato in un quartiere residenziale, a soli 25 metri di distanza dalla scuola pubblica di Ebba, frequentata, a detta delle Forze di difesa israeliane (IDF), da circa 300 studenti. Il deposito contiene “una grande quantità di esplosivi”, da un potere distruttivo pari a circa la metà rispetto a quelli che hanno provocato la vasta esplosione presso il porto di Beirut, il 4 agosto 2020. Non è chiaro, però, che tipo di armamenti sia stato immagazzinato all’interno dell’edificio. Ad ogni modo, hanno specificato le IDF, si tratta di soltanto uno dei numerosi depositi impiegati da Hezbollah per colpire i soldati e la popolazione di Israele, in un momento in cui il gruppo sciita starebbe continuando a perseguire i propri piani militari, mettendo in pericolo la popolazione libanese.

Le forze israeliane non hanno escluso l’ipotesi secondo cui, a seguito della loro rivelazione, Hezbollah svuoterà il magazzino e trasferirà le armi altrove. Tuttavia, Israele si è detto pronto a mostrare le proprie capacità, segnalando al mondo le minacce poste “dal gruppo terroristico”. In tale quadro si collocano le dichiarazioni del primo ministro israeliano, Naftali Bennett, che, sempre il 14 luglio, ha affermato che il proprio Paese dispone di quanto necessario a far fronte ad Hezbollah, definito un “nemico comune” sia per gli israeliani sia per i libanesi. L’organizzazione, inoltre, a detta di Bennett, agisce su ordini dell’Iran, ma mette a rischio il Libano e il suo futuro. Non da ultimo, il portavoce dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, il 10 luglio, ha riferito che le proprie forze sono state in grado di frenare uno dei maggiori tentativi di contrabbando di armi al confine con il Libano, sequestrando circa 43 armi nel villaggio di Ghajar, nella regione del Golan. Le forze israeliane, ha affermato il portavoce, continuano a tenere sotto controllo il fenomeno del contrabbando di armi e il ruolo svolto da Hezbollah, indagando, in collaborazione con le forze di polizia, sull’identità degli individui coinvolti.

Immagazzinare armi nei luoghi scoperti da Israele significa violare la risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che ha messo fine alle tensioni del 2006. Non è la prima volta che Israele fa rivelazioni sull’ubicazione di magazzini, presumibilmente appartenenti a Hezbollah, nei pressi di quartieri residenziali, nel quadro di una politica volta a costringere il “gruppo terroristico” a cambiare le proprie tattiche e i propri comportamenti, senza intervenire militarmente. Hezbollah, da parte sua, ha più volte negato l’esistenza di tali depositi.

L’organizzazione paramilitare sciita appoggiata dall’Iran, continua a rappresentare uno dei principali rivali libanesi di Israele. Nel 2006, i due si sono scontrati in una battaglia lunga 34 giorni, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati. Ciò ha portato al rafforzamento della Missione dell’Onu UNIFIL, istituita nel 1978 e rafforzata nel 2006, la quale ha il compito di far rispettare il cessate il fuoco tra Beirut e Tel Aviv e di monitorare il ritiro israeliano da una zona smilitarizzata di confine. La missione conta attualmente circa 10.500 unità, tra cui anche un contingente italiano.

Tra gli episodi del 2021, il primo febbraio, Hezbollah ha affermato che le proprie forze hanno intercettato e distrutto un drone israeliano, mentre questo sorvolava lo spazio aereo libanese. Da parte loro, le Forze di Difesa israeliana hanno ammesso che un proprio drone era precipitato nel Sud del Libano, senza rivelare ulteriori dettagli sulle dinamiche e le cause dell’incidente. Il Libano ha più volte denunciato violazioni del proprio spazio aereo da parte di velivoli, presumibilmente israeliani, i quali volano anche a bassa quota, soprattutto nelle aree costiere, meridionali e nella Valle di Bekaa. Le forze israeliane, dal canto loro, affermano che le loro incursioni sono necessarie, in quanto finalizzate a monitorare le attività “illegali” di Hezbollah, che, invece, dovrebbero essere controllate dal governo di Beirut.

Lo scorso anno, il 2020, le tensioni tra Israele e Hezbollah lungo il confine libanese si erano intensificate dopo che, il 20 luglio, le forze di difesa aerea siriana avevano intercettato una serie di missili provenienti dalle Alture del Golan, imputati a Israele e diretti verso il Sud della capitale, Damasco, contro obiettivi iraniani e del regime siriano. I missili avevano colpito postazioni di Hezbollah e di altri gruppi iraniani, causando la morte di 5 combattenti, di cui uno appartenente alla milizia sciita libanese. Sebbene Israele non avesse rivendicato l’attacco, Hezbollah aveva accusato il Paese di aver ucciso uno dei propri membri, Ali Kamel Mohsen, e aveva deciso di vendicare la morte del suo combattente. Di conseguenza, il 23 luglio successivo, Israele aveva stabilito di inviare rinforzi al confine settentrionale con il Libano, aumentandone la militarizzazione.

  

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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