Iraq: il clerico sciita al-Sadr non si candida alle elezioni

Pubblicato il 15 luglio 2021 alle 12:45 in Iraq Medio Oriente

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Il leader sciita Muqtada al-Sadr, considerato tra le personalità più influenti del panorama politico iracheno, ha dichiarato che non si candiderà alle elezioni legislative previste per il 10 ottobre prossimo. Parallelamente, il clerico ha ribadito la sua opposizione al governo attuale e a quello che verrà formato a seguito del processo elettorale.

L’annuncio è giunto giovedì 15 luglio, nel corso di un discorso televisivo, durante il quale al-Sadr ha affermato che non sosterrà nessun’alleanza politica alle prossime elezioni e che la decisione di non parteciparvi mira a preservare “ciò che è rimasto del Paese”, oltre che a salvarlo dai “corrotti” che continuano a “bruciarlo”. Rivolgendosi al “grande popolo iracheno”, il clerico sciita ha poi esortato la popolazione ad opporsi ai “corrotti” e a non vendere la propria patria a qualsiasi prezzo, in quanto è “più preziosa di ogni altra cosa”. “Tutti vogliono solo soldi, potere e armi, ma io no”, sono state le parole del leader sciita.

L’Iraq, ha dichiarato al-Sadr, è ostaggio di “ingiustizie e tragedie”, e il suo destino potrebbe divenire vittima di “politiche nazionali, regionali e internazionali”, al pari della Siria e dell’Afghanistan. Non da ultimo, il Paese è soggetto a uno “schema regionale satanico” volto a umiliarlo e a metterlo in ginocchio, portato avanti da chi teme l’ascesa di coloro che chiedono riforme e la fine della corruzione. “Ci auguriamo che le elezioni abbiano successo”, ha poi affermato al-Sadr, sperando nello “arrivo dei giusti” e nella “fuoriuscita dei corrotti”, seppur si tratti di qualcosa di improbabile.

Vincitore di 54 seggi, su un totale di 329, alle elezioni legislative del 12 maggio 2018, Muqtada al-Sadr è a capo di uno tra i maggiori blocchi di coalizione in Parlamento, Sairoon, e, nel corso delle proteste che hanno caratterizzato l’Iraq dal primo ottobre 2019, si era mostrato tra i principali promotori del clima di mobilitazione. Oltre ad avere un gran numero di seguaci e ad essere a capo di una forza paramilitare irachena, “L’esercito del Mahdi”, al-Sadr è considerato un avversario di lunga data per gli Stati Uniti, ma, allo stesso tempo, il clerico non ha mai accolto con favore l’influenza dell’Iran all’interno del panorama iracheno.

Al momento, non è possibile prevedere quale sarà l’effetto dell’annuncio di al-Sadr del 15 luglio, considerato che era stato il leader stesso ad affermare in precedenza che il futuro premier di Baghdad sarebbe stato un esponente del proprio movimento. A tal proposito, secondo indiscrezioni circolate sui media locali, al-Sadr aveva incoraggiato la nomina di suo cugino, Jaafar al-Sadr. Sebbene il clerico sciita non abbia occupato posti in prima linea nello scenario politico iracheno degli ultimi anni, egli è comunque riuscito ad avere una certa influenza. Nel corso degli ultimi due anni, esponenti suoi alleati hanno assunto posizioni di rilievo all’interno dei Ministeri dell’Interno, della Difesa e delle Comunicazioni, mentre i suoi prescelti sono stati nominati presso le istituzioni statali del petrolio, dell’elettricità e dei trasporti, oltre che presso la Banca centrale. Inoltre, potrebbero essere alcuni seguaci di Sadr a candidarsi alle elezioni di ottobre, consentendo al clerico di preservare il suo ruolo.

Indire elezioni anticipate è stata una delle prime promesse del primo ministro, Mustafa al-Kadhimi, e rappresentano una delle richieste principali dei gruppi di manifestanti iracheni, protagonisti dell’ampia mobilitazione iniziata il primo ottobre 2019, e che ha provocato la caduta del precedente governo guidato da Adel Abdul al-Mahdi. Sebbene il processo elettorale sia stato presentato come uno dei motori propulsori del tanto atteso cambiamento, per alcuni questo non risolverà alcune delle problematiche oramai radicate nel Paese, tra cui il fenomeno della corruzione. Questo perché, secondo alcuni analisti, le forze principali che hanno guidato l’Iraq negli ultimi diciassette anni sono le stesse che competeranno per le cariche all’interno del futuro governo, e queste sembrano mirare principalmente a denaro e potere. Inoltre, nonostante la legge elettorale sia stata parzialmente modificata, non sembra sufficiente a offrire garanzie per evitare frode e manomissione di voti.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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