Algeria: grazia presidenziale per oltre 100 attivisti

Pubblicato il 15 luglio 2021 alle 17:02 in Africa Algeria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, ha ordinato il rilascio di 101 detenuti, attivisti del movimento di mobilitazione popolare noto con il nome di Hirak.

Come riferito in un comunicato della presidenza algerina, del 14 luglio, la decisione è stata presa in occasione dell’Aid al-Adha, festività musulmana che verrà celebrata a partire dal 20 luglio prossimo. Nello specifico, Tebboune ha concesso la grazia a 30 detenuti, condannati in via definitiva con accuse di “raduno non autorizzato e disturbo dell’ordine pubblico”, mentre ad altri 71, anch’essi accusati dei medesimi illeciti, sono state concesse misure di clemenza, tra cui la possibilità di riunirsi con le proprie famiglie in occasione dell’Aid al-Adha. Come precisato dalla presidenza stessa, la decisione del 14 luglio fa seguito a quella decretata il 5 luglio scorso, in occasione della celebrazione del 59esimo anniversario dell’Indipendenza e della Giornata della Gioventù. In tal caso, sono stati 18 i giovani algerini rilasciati. Prima ancora, il 22 febbraio, è stata concessa la grazia ad altri 59 attivisti.

Si tratta, in buona parte, di giovani arrestati nelle settimane precedenti alle elezioni legislative svoltesi il 12 giugno scorso, sebbene la nascita di Hirak sia da far risalire a molto prima. Il movimento pro-democrazia, che ha portato alla caduta del regime dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, ha avuto inizio il 22 febbraio 2019, quando la popolazione algerina ha cominciato a chiedere, con mezzi pacifici, l’avvio di riforme politiche strutturali. La situazione ha assunto toni più accesi dopo che Bouteflika ha annunciato che avrebbe cercato di concorrere per un quinto mandato presidenziale consecutivo. Le manifestazioni hanno poi portato alla nomina di un nuovo presidente, Abdelmadjid Tebboune, eletto il 12 dicembre 2019, sin da subito impegnato a rispondere alle richieste dei manifestanti e ad introdurre riforme costituzionali, considerando la Costituzione la “pietra miliare” di una nuova Repubblica.

Nonostante le promesse del nuovo capo di Stato algerino di maggiore libertà e democrazia, molti oppositori e attivisti sono stati arrestati, processati e condannati, in un clima di repressione contro attivisti, giornalisti, media indipendenti e blogger. Secondo quanto riferito dal Comitato Nazionale per la Liberazione del Detenuti (CNLD) a gennaio 2021, gli arresti di “attivisti anti-regime” erano all’ordine del giorno, nonostante l’interruzione delle manifestazioni settimanali dalla metà di marzo 2020, a causa della pandemia di Covid-19. Inoltre, le organizzazioni per i diritti umani affermano che la sorveglianza statale sui social media è aumentata con Tebboune e le azioni legali contro gli utenti di Internet sono in crescita.

Secondo il Comitato per la difesa dei prigionieri di coscienza, sono stati circa 300 gli algerini del movimento Hirak arrestati fino a inizio luglio 2021 in 36 diverse province, alcuni dei quali condannati a pene detentive con accuse di “assembramento e incitamento all’assembramento”, oltre che di compromissione dell’unità nazionale e oltraggio a pubblico ufficiale. Ad oggi, a seguito delle successive grazie concesse dal presidente Tebboune, il numero di attivisti ancora detenuti ammonta a circa 140.

Tuttavia, il malcontento della popolazione algerina è tuttora percepibile soprattutto in alcune regioni meridionali, tra cui Ouargla et Touggourt, dove la popolazione continua a scendere per le strade chiedendo migliori condizioni di vita e opportunità lavorative. Al contempo, il capo di Stato mira a guadagnarsi la fiducia della componente giovanile, pari a circa al 43% della popolazione, la quale richiede un cambiamento radicale del sistema politico algerino. A tal proposito, Tebboune aveva rivolto un particolare appello ai giovani algerini, esortandoli a recarsi alle urne in occasione delle ultime elezioni parlamentari, del 12 giugno. Nonostante ciò, l’affluenza alle urne è stata molto bassa, del 30% circa, considerata la più bassa della storia del Paese Nord-africano. Inoltre, è stato proprio il movimento di protesta Hirak, coadiuvato dai partiti di opposizione tradizionali, a invitare a boicottare le elezioni.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.