Yemen: dalle conquiste a Ma’rib alle accuse contro i separatisti del Sud

Pubblicato il 14 luglio 2021 alle 9:27 in Medio Oriente Yemen

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Le forze filogovernative hanno riferito di aver respinto attacchi delle milizie sciite Houthi nel governatorato di Ma’rib, situato a circa 120 chilometri a Est di Sana’a. Nel frattempo, il governo yemenita ha accusato il Consiglio di Transizione Meridionale (STC), rappresentante dei gruppi secessionisti del Sud, di non stare rispettando il cosiddetto accordo di Riad, siglato il 5 novembre 2019.

Ma’rib, una delle ultime roccaforti perlopiù controllata dalle forze yemenite, è teatro di una violenta offensiva dalla prima settimana di febbraio scorso. L’obiettivo degli Houthi è espugnare una regione ricca di risorse petrolifere, che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Tuttavia, sino ad oggi, non sono stati registrati risultati significativi. In tale quadro, il 13 luglio, le forze filogovernative, coadiuvate dagli aerei della coalizione internazionale a guida saudita e dai gruppi di resistenza popolare, hanno dichiarato di aver attaccato i ribelli sul fronte di al-Mashjah, liberando “un certo numero” di postazioni e causando perdite per il gruppo sciita in termini sia materiali sia di vite umane. Altre battaglie hanno poi riguardato il fronte di Halhalan, mentre presso al-Kassara e Sirwah, le forze filogovernative e i suoi alleati hanno respinto attacchi suicidi degli Houthi, costringendoli ad allontanarsi.

L’offensiva di Ma’rib è stata seguita dall’operazione avviata il 2 luglio scorso dall’esercito presso il governatorato centro-meridionale di al-Bayda’. In tale quadro, il 13 luglio, il portavoce militare degli Houthi, Yahya Sarea, ha affermato che i propri combattenti hanno ripreso il controllo di alcuni siti nei distretti di al-Somaa’ e al-Zahir, precedentemente occupati dall’esercito yemenita. Ciò, ha specificato Sarea, è avvenuto con un’offensiva durata circa tre giorni.

L’importanza di al-Bayda’ è da far risalire soprattutto alla sua posizione strategica, considerato che si trova a Sud-Est della capitale Sana’a, tuttora posta sotto il controllo dei ribelli. Il governatorato è poi posto al centro di otto governatorati, Ma’rib, Shabwa, Abyan, Lahj, Al-Dhale’, Ibb, Dhamar e Sana’a. Di questi, cinque sono stati già liberati dall’esercito yemenita, mentre per conquistare gli altri tre, le forze filogovernative mirano ad occupare dapprima al-Bayda’, così da poter proseguire più facilmente verso Sana’a e Dhamar.

Nel frattempo, anche nel Sud dello Yemen la tregua stabilita tra il governo yemenita e i gruppi separatisti continua a vacillare. In tale quadro, in un comunicato diffuso il 14 luglio, la squadra filogovernativa responsabile dell’attuazione dell’accordo di Riad ha accusato il Consiglio di Transizione Meridionale di non aver rispettato a pieno l’intesa raggiunta il 5 novembre 2019, sotto l’egida dell’Arabia Saudita. In particolare, al STC era stato chiesto di porre fine a qualsiasi forma di escalation militare, politica, mediatica e in materia di sicurezza, oltre a creare un ambiente idoneo al ritorno della squadra governativa nella capitale provvisoria, Aden, consentendole di svolgere le proprie funzioni in modo libero e indipendente. Tuttavia, a detta della squadra affiliata al governo yemenita, ciò non è stato ancora concretizzato. In particolare, il Consiglio di Transizione Meridionale è stato accusato di ingerenza nel lavoro delle istituzioni statali, di emanare decisioni illegittime e di alimentare una mobilitazione sia militare sia popolare in territori quali Shabwa e Abyan, attraverso una campagna mediatica contro il governo riconosciuto a livello internazionale.

Scopo dell’intesa del 5 novembre 2019 è stato evitare un ulteriore “conflitto nel conflitto” in Yemen e scongiurare una spaccatura all’interno del fronte anti-Houthi, in particolare tra Riad e Abu Dhabi. Tra le diverse clausole concordate, vi è la formazione di un nuovo governo yemenita unitario, equamente suddiviso tra Nord e Sud, ufficialmente annunciato il 18 dicembre 2020. Un risultato simile è stato motivo di speranza da parte di chi credeva che ciò potesse portare alla risoluzione del più ampio conflitto yemenita, scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Ad oggi, però, alcune clausole non sono state ancora rispettate e le forze sia filogovernative sia del STC continuano ad occupare postazioni ad Aden, nonostante fosse stato stabilito di ridispiegarsi altrove. Non da ultimo, negli ultimi mesi, i territori meridionali yemeniti hanno assistito a un crescente malcontento della popolazione locale, nato dal deterioramento delle condizioni economiche, sociali e di sicurezza, ulteriormente esacerbate dalla diffusione della pandemia di Covid-19.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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