Libia: l’Italia si prepara ad aprire il consolato onorario nel Sud

Pubblicato il 14 luglio 2021 alle 15:03 in Italia Libia

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Dopo l’insediamento del console italiano, Carlo Batori, a Bengasi, l’Italia ha ribadito la sua intenzione di aprire un consolato onorario nel Sud della Libia, a Sebha. L’obiettivo è sostenere le attività economiche libiche anche nella regione meridionale.

Ad affermarlo è stato il Libyan Businessmen Council (LBC), sulla propria pagina Facebook, a margine di un incontro svoltosi a Tripoli il 13 luglio, che ha visto la partecipazione dell’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, e di altri membri del personale italiano della rappresentanza diplomatica. Nel corso dei colloqui, il presidente del LBC, Abdullah al-Falah, ha ringraziato l’Italia per il sostegno prestato alla Libia, evidenziando come Roma non abbia mai smesso di fornire servizi consolari dall’interno del Paese Nord-africano e come ora svolga un ruolo rilevante nelle operazioni di ricostruzione e nella stabilità di tutte le regioni libiche.

L’incontro del 13 luglio è stata occasione per il Libyan Businessman Council per presentare una serie di progetti nell’ambito dello sviluppo sostenibile da portare avanti nel Sud della Libia, accanto a iniziative di carattere economico e commerciale nelle aree orientali e ad altre volte a rafforzare gli scambi commerciali tra Italia e Libia e a facilitare la circolazione degli imprenditori. A tal proposito, sono state messe in luce le difficoltà, ancora esistenti, che ostacolano il flusso commerciale tra Libia e Italia, sia a livello di forniture sia per quanto riguarda la concessione di visti. Il LBC ha poi sottolineato l’impatto positivo dei progetti di ricostruzione sull’economia della Libia, in quanto si prevede forniranno opportunità lavorative, anche per i più giovani, e creeranno infrastrutture secondo un meccanismo organizzato.

Dal canto suo, l’ambasciatore italiano ha accolto con favore le idee presentate dal Libyan Businessmen Council e si è detto concorde a tenere un incontro con il Console commerciale per discutere di un memorandum d’intesa volto a facilitare gli spostamenti dei membri del LBC. Inoltre, Grimaldi ha affermato che l’Italia aprirà un consolato onorario nel Sud, mentre l’ambasciata di Tripoli e il consolato a Bengasi continueranno a profondere sforzi per offrire servizi, tra cui la concessione di visti. Non da ultimo, si prevede che, entro l’autunno prossimo, saranno ripristinati voli diretti tra Italia e Libia.

Risale al 5 luglio l’incontro tra il comandante dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar e il console d’Italia a Bengasi, Carlo Batori, in occasione della riapertura del consolato italiano nella Libia orientale. In realtà, l’insediamento di Batori a Bengasi era previsto per il 26 maggio scorso, ma, essendo risultato positivo al Coronavirus, l’arrivo del console in Cirenaica è stato rinviato. Ciò è avvenuto dopo che, il 30 marzo, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, aveva annunciato la riapertura di una rappresentanza diplomatica italiana a Bengasi, dopo quasi otto anni di chiusura. Nella medesima occasione, è stata altresì annunciata l’apertura di un consolato onorario nel Sud della Libia, a Sebha, così come confermato successivamente dalla ministra degli Esteri libica, Najla al-Mangoush, al termine della sua visita in Italia del 22 aprile. Per Di Maio, è necessario rafforzare la presenza diplomatica italiana in Libia, al fine di rilanciare i progetti interrotti allo scoppio della crisi libica, tra cui il tratto orientale dell’autostrada costiera che collega l’Est e l’Ovest libico.

Il Sud della Libia e, in particolare, la regione del Fezzan, sono stati spesso trascurati dai precedenti governi libici. Tuttavia, ancor prima di ottenere la fiducia del Parlamento, il primo ministro ad interim, Abdulhamid Dabaiba, ha affermato che il Sud libico sarebbe stato tra le priorità del proprio governo, soprattutto per alcuni settori quali sanità, infrastrutture e installazioni petrolifere. A tal proposito, il Ministero del petrolio e del gas si è impegnato a costruire una raffineria nella regione meridionale e ad assumere giovani laureati. In tale quadro si colloca l’incontro del 13 luglio, che ha visto Dabaiba dialogare con i sindaci di alcuni comuni meridionali. Questi, seppur ringraziando l’esecutivo libico per aver stanziato 500 milioni di dinari per sostenere lo sviluppo dei propri comuni, hanno messo in luce una serie di difficoltà, dalla mancanza di vaccini anti-Covid, alle scarse forniture di carburante al problema delle strade dissestate. Dabaiba, da parte sua, si è impegnato a sostenere le regioni meridionali, congiuntamente ai diversi Ministeri, mentre è stato riferito che presto arriveranno vaccini e quanto necessario per far fronte alla pandemia anche a Sud.

Attualmente la Libia si trova ad assistere a una fase di transizione, che si prevede culminerà con le elezioni programmate per il 24 dicembre 2021. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’esercito legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico.

Nonostante i progressi significativi registrati negli ultimi mesi, vi sono ancora dei dossier rimasti irrisolti, tra cui l’unificazione delle istituzioni militari e di sicurezza, l’approvazione della legge di bilancio unificato per il 2021 e la definizione di un quadro costituzionale per le elezioni di dicembre. Si tratta di questioni che si prevede verranno discusse il 15 luglio, in una sessione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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