Italia-Turchia: Guerini e Akar discutono di Libia, Afghanistan e Mediterraneo orientale

Pubblicato il 14 luglio 2021 alle 13:02 in Italia Turchia

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Il ministro turco della Difesa, Hulusi Akar, ha ospitato ad Istanbul, martedì 13 luglio, l’omologo italiano, Lorenzo Guerini, per discutere di questioni di sicurezza bilaterale e regionale ed esaminare gli ultimi sviluppi in Afghanistan, in Libia e nel Mediterraneo orientale.

L’incontro, secondo quanto affermato in un comunicato del Ministero della Difesa turco, è stato “costruttivo e positivo”. La nota ministeriale ha specificato che Akar ha avuto modo di sottolineare con la controparte l’importanza dei valori comuni e della cooperazione tra Turchia e Italia, accomunate dalla partecipazione all’ala Sud della Nato e dalla vicinanza al Mar Mediterraneo. Evidenziando la centralità del settore della Difesa nelle relazioni tra i due Paesi, Akar ha assicurato che la Turchia continuerà a contribuire all’Alleanza Atlantica senza interruzioni, nonostante la pandemia di coronavirus.

Guerini, dal canto suo, ha dichiarato: “È stato un piacere incontrare nuovamente il mio collega Hulusi Akar a Istanbul. Abbiamo avuto un dialogo interessante sulla nostra determinazione condivisa nell’ambito delle missioni degli Stati Uniti, nonché sulla stabilità e la sicurezza del Mediterraneo allargato e della Libia”. “Abbiamo altresì avuto uno scambio di opinioni positivo sullo sviluppo delle nostre relazioni e della cooperazione industriale”, ha scritto il ministro italiano su Twitter, martedì.

In Libia, la Turchia è un interlocutore imprescindibile per l’Italia. Nel Paese nordafricano, l’impegno condiviso è quello di garantire la stabilità del nuovo governo di transizione, guidato dal primo ministro Abdelhamid Dabaiba, incaricato di portare la nazione al voto, il 24 dicembre di quest’anno. Uno dei nodi da sciogliere rimane quello della presenza sul campo delle forze straniere, che hanno sostenuto le fazioni libiche in lotta durante gli anni del conflitto civile. Tra queste, ci sono anche le forze turche, che hanno appoggiato per mesi l’ex Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli e il suo premier, Fayez al Serraj, nella lotta contro l’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Khalifa Haftar. L’Italia, come gran parte della comunità internazionale e in linea con le indicazioni ONU, continua a sostenere con forza l’esigenza del ritiro dei mercenari. “La stabilità della Libia è una priorità strategica per l’Italia e occorre fare di tutto affinché la situazione non evolva in un conflitto congelato con rischi di una divisione del Paese”, spiegava Guerini in un incontro con Akar, l’11 giugno, a bordo della Nave Cavour della Marina Militare italiana, insieme anche al segretario di Stato per la Difesa del Regno Unito, Ben Wallace. In quell’incontro, i tre Paesi avevano ribadito l’importanza di garantire con impegno e determinazione la sicurezza marittima e la stabilità nell’area del Mediterraneo. “L’Italia – e questo colloquio ne è un ulteriore prova – si è incessantemente adoperata per allentare la tensione nell’area attraverso un dialogo costruttivo e ha sempre lavorato a soluzioni politiche”, aveva specificato Guerini.

Le acque del Mediterraneo orientale sono motivo di tensione tra i diversi Stati che rivendicano i loro interessi nella regione. Tra questi soprattutto la Turchia e la Grecia, ma anche l’Italia e la Francia. Roma ha sempre sostenuto la scelta del dialogo in materia di sicurezza nel Mediterraneo, contrariamente alla linea dura promossa, ad esempio, da Parigi. Il governo italiano sottolinea la centralità del rispetto del diritto internazionale in quelle aree, considerati i forti interessi energetici dei Paesi che si affacciano su quelle acque, e spinge per mantenere aperti tutti i canali del dialogo in modo da “consentire soluzioni condivise, sostenibili e stabili”. “Solo conciliando dialogo e fermezza sui principi si può arrivare ad una soluzione riguardo il Mediterraneo orientale”, spiegava il ministro Guerini a giugno, supportando le richieste di de-escalation avanzate dalla Nato.

Anche la Turchia, durante l’incontro del 13 luglio, si è detta favorevole alla risoluzione dei problemi nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale attraverso il diritto internazionale, le relazioni di buon vicinato e il dialogo. Akar ha poi avvertito che il Paese è determinato a continuare la lotta contro ogni tipo di rischio, minaccia o pericolo, in particolare contro il Daesh, il Gülenist Terror Group e i gruppi PKK/YPG. Stesse posizioni fatte valere durante l’ultima riunione della Coalizione anti-Isis, a Roma, il 28 giugno, dove gli 83 membri dell’alleanza, di cui oltre la metà presenti a livello di ministri degli Esteri, si sono incontrati su invito del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e del segretario di Stato Usa, Antony Blinken.

Sull’Afghanistan, Guerini e Akar hanno discusso del futuro della presenza turca nel Paese. Ankara si occupa di garantire la sicurezza dell’aeroporto Hamid Karzai, di Kabul, dal 2013. Il 9 luglio, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato di aver raggiunto un accordo per il mantenimento della sicurezza dell’aeroporto della capitale, dopo il ritiro delle truppe statunitensi e della NATO, che dovrebbe essere completato entro il 31 agosto. “Il nostro ministro della Difesa ha incontrato il segretario alla Difesa degli Stati Uniti e c’è stato un incontro con USA e NATO per discutere del futuro dell’aeroporto internazionale di Hamid Karzai”, aveva dichiarato Erdogan in quell’occasione. L’11 giugno, tuttavia, i talebani avevano invitato la Turchia a ritirare tutte le proprie truppe dall’Afghanistan insieme alla NATO, nonostante la proposta di Ankara di rimanere sul campo. Quest’ultima era stata avanzata durante un incontro dell’Alleanza Atlantica, tenutosi il 31 maggio. Gli USA avevano già annunciato, il 14 aprile, che avrebbero ritirato tutte le loro truppe entro l’11 settembre, stabilendo questa data come termine ultimo per il ritiro. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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