Esplosione nel Nord del Pakistan: lavoratori cinesi tra le vittime

Pubblicato il 14 luglio 2021 alle 9:29 in Asia Cina Pakistan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno 12 persone, tra cui 9 cittadini cinesi e 2 soldati pakistani, sono decedute il 14 luglio in un’esplosione che ha colpito un autobus che trasportava alcuni lavoratori verso una diga nel Nord del Pakistan, costruita con la partecipazione di Pechino. 

L’autobus è precipitato in un profondo burrone dopo l’esplosione. Non è ancora chiaro se questa sia stata causata da un’esplosione sull’autobus o da un ordigno posto sul ciglio della strada. Un ingegnere cinese e un soldato risultano al momento dispersi e un’operazione di salvataggio è stata avviata, mobilitando l’intera macchina governativa per soccorrere i feriti, secondo quanto riferito da un alto funzionario del governo pakistano. Oltre alle otto vittime accertate, ci sono numerosi feriti. 

La Cina ha condannato l’esplosione e ha chiesto al Pakistan di indagare a fondo sull’attacco, secondo quanto ha affermato il ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, il 14 luglio. Pechino ha quindi chiesto ad Islamabad di proteggere la sicurezza del personale, delle istituzioni e dei progetti cinesi nel proprio Paese. In una dichiarazione rilasciata lo stesso giorno, il Ministero degli Esteri pakistano ha affermato di “essere in stretto contatto con l’ambasciata cinese per il coordinamento e l’agevolazione”. “Il Pakistan e la Cina sono amici intimi e fratelli di ferro”, ha comunicato. “Il Pakistan attribuisce grande importanza alla sicurezza dei cittadini, dei progetti e delle istituzioni cinesi in Pakistan”, ha poi aggiunto il Ministero di Islamabad. 

Un alto funzionario amministrativo della regione di Hazara ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che l’autobus stava trasportando oltre 30 ingegneri cinesi presso il sito della diga di Dasu nell’Alto Kohistan. Il progetto idroelettrico Dasu fa parte del Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC), un piano di investimenti da 65 miliardi di dollari nell’ambito della Belt and Road Initiative di Pechino, nota anche come Nuove Vie della Seta, che mira a collegare la Cina occidentale al porto marittimo di Gwadar, nel Sud del Pakistan. 

Nel Nord del Pakistan, la presenza cinese è stata già contestata in passato, poichè in questa regione sono attivi gruppi separatisti di etnia baloch che, da anni si oppongono alle politiche di Islamabad e chiedono l’autonomia. Nella stessa area sono però presenti anche gruppi di estremisti islamici e talebani. La provincia del Balochistan è la più instabile ed è caratterizzata da povertà diffusa, nonostante sia ricca di ricche risorse naturali. Gli abitanti hanno spesso lamentato della mancata redistribuzione della ricchezza derivante dallo sfruttamento di gas e minerali.

Negli ultimi anni, i separatisti baloch in particolare sono stati responsabili di attacchi indirizzati ai progetti del Corridoio Economico Cina-Pakistan, che passa per il Balochistan e che sarà realizzato da Pechino e Islamabad nell’ambito del grande progetto infrastrutturale e di finanziamenti delle Nuove Vie della Seta e nel quale il governo cinese intende investire circa 62 miliardi di dollari. Secondo The Straits Times, gli abitanti del Balochistan avrebbero criticato il progetto in quanto avrebbe portato loro pochi benefici, visto che la maggior parte dei nuovi lavori creati sarebbe andata ad altri. Alla luce di tali attacchi, Islamabad ha impegnato molti uomini nella provincia per contrastare le violenze e, in generale, negli ultimi anni l’Esercito ha intensificato la lotta contro tutti i vari gruppi armati operativi nella regione.

Tra gli attacchi più recenti contro la presenza cinese in Pakistan, l’11 maggio 2019, un uomo armato aveva ucciso 8 persone in un hotel di lusso della città portuale di Gwadar, uno snodo fondamentale del progetto delle Nuove Vie della Seta, in quanto rappresenta un importante punto di convergenza tra le rotte terrestri e marittime dell’iniziativa, dove l’azienda statale cinese China Overseas Port Holding Company gestisce le attività del porto. Il 29 giugno 2020, invece, un altro attentato, poi sventato, era stato indirizzato al Mercato azionario del Pakistan, posseduto in parte da aziende cinesi. In entrambi i casi, gli attentati erano stati rivendicati dall’Esercito di Liberazione del Balochistan, con sede in Afghanistan e ritenuto un’organizzazione terroristica da Pakistan, USA e Regno Unito.

Un altro attacco che ha suscitato scalpore nella regione si era verificato il 21 aprile. L’organizzazione dei talebani pakistani, nota come Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), il 22 aprile, ha rivendicato la responsabilità dell’assalto, che aveva colpito un hotel della città pakistana di Quetta, capoluogo della provincia Sud-occidentale del Balochistan. La struttura ospitava l’ambasciatore cinese nel Paese, Nong Rong, e l’esplosione ha provocato 5 morti e 12 feriti. Il Pakistan ha dichiarato che “mano straniera” potrebbe celarsi dietro ai fatti. Invece, talebani pakistani hanno affermato che l’obiettivo dell’attacco sono stati i funzionari della sicurezza del Pakistan.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.